Il patto del tarocco tra Argentina e Usa. Attacco frontale ai prodotti Made in Italy
CRONACA
12 febbraio 2026

Il patto del tarocco tra Argentina e Usa. Attacco frontale ai prodotti Made in Italy

Con un valore che supera i 40 miliardi di euro, l'industria americana del falso "made in Italy" vede nei formaggi il suo punto di forza
Marco Cirillo

Il “patto del tarocco” è siglato. Con un accordo lampo, il Presidente argentino Javier Milei ha aperto le porte del mercato sudamericano ai colossi statunitensi dell’imitazione alimentare. Il cuore del problema è il riconoscimento dei “nomi generici“: termini come Parmesan, Fontina, Asiago e Gorgonzola non saranno più considerati proprietà intellettuale legata al territorio d’origine (l’Italia), ma nomi liberamente utilizzabili dai produttori di Wisconsin o California. Questo significa che un consumatore argentino troverà sugli scaffali un “Parmesan” prodotto negli USA accanto a un Parmigiano Reggiano originale, con una confusione totale che danneggia i nostri produttori.

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Il cortocircuito Mercosur: una protezione di carta
La mossa argentina svuota di significato l’intero impianto dell’accordo UE-Mercosur. Se l’Unione Europea negoziava la protezione delle indicazioni geografiche (IG) in cambio di aperture doganali, l’Argentina ha rimosso l’oggetto del contendere, consegnando le chiavi del mercato agli americani. Come sottolineato da Coldiretti e Filiera Italia, sorge una domanda: che senso ha firmare un trattato di tutela se uno dei principali attori del blocco sudamericano ha già legalizzato l’imitazione selvaggia? Il rischio è che il Mercosur diventi una porta girevole per prodotti che non rispettano né le nostre tradizioni, né i nostri standard qualitativi.

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Italian Sounding: un business da 40 miliardi all’assalto del Sudamerica
Gli Stati Uniti non sono partner commerciali qualunque in questa vicenda: sono i leader mondiali dell’Italian Sounding. Con un valore che supera i 40 miliardi di euro, l’industria americana del falso “made in Italy” vede nei formaggi il suo punto di forza. L’intesa con l’Argentina permette a queste aziende di espandersi in tutto l’emisfero australe, sfruttando il prestigio dei nomi italiani senza doverne rispettare i disciplinari di produzione. È un dumping commerciale ed estetico che sottrae valore reale alle nostre esportazioni per sostituirlo con un’illusione di plastica.

 

Pesticidi e diritti: il grande assente è la reciprocità
Oltre al danno d’immagine e ai nomi scippati, l’allarme riguarda le regole del gioco. L’agroalimentare italiano deve sottostare a normative rigide su ambiente, uso di pesticidi (molti dei quali vietati da decenni in UE) e diritti dei lavoratori. L’accordo Argentina-USA, inserito nel contesto Mercosur, rischia di inondare l’Europa di prodotti a “dazio zero” che non rispettano alcuno di questi parametri. È la fine del principio di reciprocità: gli agricoltori italiani si trovano a competere con giganti che producono a costi infinitamente più bassi grazie a standard che in Europa sarebbero illegali.

 

Scontro totale con Bruxelles: la scure di Coldiretti sulla Commissione
L’attacco politico è durissimo e punta direttamente al cuore dell’Unione Europea. Coldiretti definisce l’accordo un “disastro a firma Von der Leyen”, accusando la burocrazia di Bruxelles di aver svenduto l’agricoltura nazionale sull’altare di interessi geopolitici e tecnocratici. La tensione tra Roma e Bruxelles è destinata a salire: l’Italia non può accettare un trattato che, nato per favorire gli scambi, finisce per legalizzare il furto dell’identità alimentare del Paese. La battaglia per la salvaguardia del Made in Italy si sposta ora sui tavoli della ratifica internazionale, dove la clausola di salvaguardia diventa l’ultima, fragilissima trincea.

 

Battaglia impari
Analizzando i parametri produttivi, emerge come la qualità italiana sia blindata da disciplinari che impongono l’uso esclusivo di materia prima fresca e tempi di stagionatura lunghi — fino a trenta mesi per un Parmigiano — mentre le imitazioni d’oltreoceano accelerano i processi utilizzando latte in polvere e dimezzando i tempi di riposo, abbattendo drasticamente i costi fissi. A questo si aggiunge l’allarme sul fronte della sicurezza e dell’etica: mentre i nostri agricoltori operano sotto il regime dei pesticidi più restrittivo al mondo, i competitor americani e sudamericani possono ricorrere a sostanze chimiche come il glifosato, vietate o severamente limitate in Europa. Questa differenza di standard si traduce in un costo di produzione che per l’Italia è quasi triplo rispetto a quello dei “falsi”, rendendo il prezzo finale delle nostre DOP inaccessibile per le fasce di consumo di massa, che vengono così sistematicamente drenate da prodotti di imitazione che godono di autocertificazioni prive di reali controlli di terzietà.