I re della truffa delle «tre carte». Due cugini torresi guadagnavano fino a mille euro al giorno
CRONACA
12 febbraio 2026

I re della truffa delle «tre carte». Due cugini torresi guadagnavano fino a mille euro al giorno

Antonio Di Martino

E’ un’istantanea che abbiamo visto decine di volte. In strada e sul grande schermo: un tavolino pieghevole, tre carte che danzano freneticamente mosse da mani abilissime e una folla di curiosi che si accalca tra il sospetto e la tentazione. È la scena che chiude il film Febbre da cavallo, dove il confine tra l’arte dell’arrangiarsi e la truffa vera e propria sfuma nel carisma di personaggi come Mandrake e Pomata. Eppure, fuori dalla finzione cinematografica, dietro quel sipario di cartone non c’è alcuna simpatica canaglia, ma un sistema criminale metodico e spietato.

 

La cronaca recente ci racconta della condanna a due cugini di Torre Annunziata, PL. di 46 anni e T.D.L. di 48. Fermati e condannati. La loro è un’attività predatoria itinerante che ha attraversato l’intera penisola, concludendosi con una condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi di reclusione per truffa, furto e rapina aggravata.

 

La vicenda di questi due uomini è il racconto di come una truffa vecchia come il mondo riesca ancora a sopravvivere e prosperare nell’era della digitalizzazione estrema. Il loro raggio d’azione era vastissimo, con un baricentro operativo individuato dagli inquirenti in provincia di Bologna, ma con incursioni costanti in piazze, mercati rionali e, soprattutto, aree di servizio autostradali. Il gioco delle tre carte o delle “campanelle” era il loro cavallo di battaglia, un rituale psicologico prima ancora che manuale. Non si trattava mai di un’azione isolata, ma di una vera e propria regia teatrale studiata nei minimi dettagli.

I re della truffa delle «tre carte». Due cugini torresi guadagnavano fino a mille euro al giorno

Ghost Pairing, come funziona la truffa che ruba l’account WhatsApp

Non è la solita email sgrammaticata né un messaggio da un numero straniero, ed è proprio questo a rendere l’ultima…

Attorno al banco improvvisato si muoveva una squadra di complici esperti: persone all’apparenza comuni che fingevano vincite clamorose, incitando i passanti con commenti entusiasti e rassicurazioni studiate a tavolino. Era questa coreografia a far cadere le inibizioni delle vittime, convincendole che battere quel banco non solo fosse possibile, ma addirittura una facile occasione di guadagno.

 

Le indagini hanno rivelato una realtà economica sorprendente: nelle giornate più redditizie, l’attività fruttava ai due cugini anche mille euro al giorno. Una cifra enorme, esentasse e liquida, che rendeva conveniente lo spostamento continuo e l’adattamento a contesti diversi. Gli autogrill, in particolare, si trasformavano nel palcoscenico ideale per i loro colpi. In quei non-luoghi dove il viaggiatore è per definizione distratto, stanco e con la guardia abbassata, i due cugini agivano con una rapidità chirurgica. Bastavano pochi istanti di disattenzione, una sosta breve per un caffè o il miraggio di un gioco d’azzardo apparentemente innocuo, e il denaro cambiava mano.

I re della truffa delle «tre carte». Due cugini torresi guadagnavano fino a mille euro al giorno

I Monti Lattari nella morsa di ladri e truffatori: scoppia l'emergenza

I Monti Lattari nella morsa di ladri e truffatori. Cresce la paura tra i cittadini dopo gli ultimi episodi verificatisi…

Spesso, secondo quanto accertato dagli investigatori, il raggiro mutava in qualcosa di più grave: furti con destrezza e rapine approfittando della confusione creata ad arte tra le corsie dei parcheggi. Ciò che lascia davvero sgomenti in questa vicenda è la persistenza dell’ingenuità umana, una risorsa che per il malaffare appare inesauribile. È incredibile come, nonostante decenni di denunce, servizi televisivi e moniti costanti delle forze dell’ordine, bastino tre pezzi di cartone o tre campanelle per far dimenticare ogni prudenza.

 

La vittima, una volta perso il denaro, spesso resta con la convinzione di aver semplicemente sbagliato scelta, non rendendosi conto di essere stata parte di un meccanismo in cui la vittoria del banco è l’unica variabile matematicamente certa. Questa fragilità psicologica, che spinge a credere di poter essere più furbi di professionisti del bischeggìo, crea ancora oggi danni ingenti, svuotando i portafogli di chi, attratto da un guadagno immediato, finisce per finanziare vere e proprie carriere criminali.L’esecuzione della pena per i due cugini segna l’epilogo di una strategia fondata sullo sfruttamento sistematico della fiducia e della distrazione altrui.

 

La ricostruzione investigativa, che ha messo in fila testimonianze e riscontri da nord a sud, dimostra che dietro quello che molti considerano folklore urbano si nasconde in realtà una spietata logica predatrice. Mentre i due protagonisti iniziano a scontare la loro condanna, resta aperta la riflessione su quanto siamo ancora vulnerabili davanti a trucchi antichi. In un mondo che corre veloce verso il futuro, la truffa delle tre carte rimane un monito immobile: l’illusione di poter ottenere qualcosa per nulla è, oggi come cinquant’anni fa, la trappola più efficace mai inventata.