Il battito sospeso di Napoli: l’appello di una madre per il piccolo tradito da un cuore di ghiaccio
«Vorrei fare un appello a tutto il mondo: spero che arrivi un cuore per mio figlio e che si salvi.…
La storia del piccolo Tommaso, un bambino di soli due anni e quattro mesi, è diventata il simbolo di una tragedia che unisce l’errore umano alla fragilità della vita. Quello che doveva essere il giorno della rinascita si è trasformato in un incubo: un trapianto di cuore eseguito con un organo irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto. Oggi Tommaso lotta tra la vita e la morte all’ospedale Monaldi di Napoli, mentre le istituzioni cercano risposte e la magistratura indaga sulle responsabilità di un dramma che appare evitabile.
Il battito sospeso di Napoli: l’appello di una madre per il piccolo tradito da un cuore di ghiaccio
«Vorrei fare un appello a tutto il mondo: spero che arrivi un cuore per mio figlio e che si salvi.…
L’errore fatale: il ghiaccio secco e il cuore compromesso
Al centro dell’indagine condotta dalla Procura di Napoli c’è un dettaglio tecnico agghiacciante: il congelamento dell’organo. Secondo le prime ricostruzioni, il cuore destinato a Tommaso sarebbe stato trasportato utilizzando ghiaccio secco all’interno di una box tecnologica, anziché il comune ghiaccio previsto dai protocolli per mantenere la temperatura corretta senza scendere sotto lo zero.
Questa scelta avrebbe di fatto “congelato” i tessuti, rendendo il muscolo cardiaco inutilizzabile. Tuttavia, l’allarme è scattato troppo tardi: quando i medici in sala operatoria si sono resi conto delle condizioni dell’organo, Tommaso era già stato preparato per l’intervento. Una situazione di “non ritorno” che ha costretto l’equipe a procedere, nonostante l’evidenza del danno, lasciando poi il piccolo in una condizione di dipendenza totale dalle macchine.
Il caso del trapianto di cuore eseguito a Napoli su un bambino di soli due anni solleva interrogativi complessi che…
Il Ministero e la Regione: task force per la verità
La gravità dell’accaduto ha spinto il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, a inviare immediatamente gli ispettori sia al Monaldi di Napoli che all’ospedale di Bolzano (da dove proveniva l’organo). L’obiettivo è ricostruire ogni passaggio della “catena del trapianto” per capire dove il meccanismo di controllo sia fallito. Attualmente, sei medici del Monaldi risultano indagati per lesioni colpose gravi.
Parallelamente, anche il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha disposto un’ispezione interna con massima determinazione: “Occorre fare totale chiarezza e accertare ogni responsabilità,” ha dichiarato, esprimendo vicinanza alla famiglia in queste ore di strazio.
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La corsa contro il tempo e la speranza internazionale
Mentre la giustizia fa il suo corso, la priorità assoluta resta la sopravvivenza di Tommaso. Il bambino è attualmente in coma farmacologico, sostenuto dall’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana). Il Ministero ha confermato che Tommaso è il primo nella lista d’attesa nazionale per il suo gruppo sanguigno. La Rete Nazionale Trapianti è in stato di massima allerta: ogni segnalazione di donatori compatibili, anche proveniente dall’estero, verrà valutata istantaneamente.
L'inchiesta sul "cuore bruciato" al centro trapianti dell'ospedale Monaldi di Napoli ha subito una brusca accelerazione, trasformando un dramma sanitario…
Il grido della famiglia e il dubbio sulla “trapiantabilità”
Fuori dal reparto di terapia intensiva, la mamma Patrizia vive un’attesa straziante. “Voglio solo un cuore per mio figlio, il resto viene dopo”, ripete tra le lacrime. Tuttavia, sul futuro del piccolo pesa un’ombra terribile lanciata dai legali della famiglia. Secondo l’avvocato Francesco Petruzzi, basandosi sul parere di un medico legale di parte, le condizioni cliniche di Tommaso si sarebbero aggravate al punto da renderlo, forse, non più idoneo a ricevere un nuovo trapianto.
Per questo motivo, la famiglia ha chiesto un parere “terzo” agli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. L’obiettivo è duplice: verificare se il bambino sia ancora in grado di sopportare un intervento e valutare la fattibilità di un trasferimento nella capitale, dato che il rapporto di fiducia con la struttura napoletana è ormai profondamente compromesso.