De Luca riparte da Salerno: un piano per lo sviluppo e l’accusa al trasformismo dei partiti
Vincenzo De Luca non arretra e, nel consueto appuntamento social del venerdì, traccia le linee guida di quello che appare come un vero e proprio “manifesto per il rilancio”. Al centro del suo intervento c’è Salerno, la città che lo ha lanciato e che oggi l’ex Presidente della Regione Campania vuole rimettere al centro di una programmazione strategica fatta di infrastrutture, turismo e sport. Ma il discorso di De Luca non si ferma ai confini comunali: l’affondo è politico e culturale, toccando i nervi scoperti del mondo progressista e la gestione nazionale dell’ordine pubblico.
Il “Piano Salerno”: infrastrutture e accoglienza per una nuova spinta
Per Salerno, De Luca ha annunciato di essere al lavoro su una serie di idee concrete per dare “una spinta forte allo sviluppo e alla riqualificazione”. Il programma, che prevede interventi su grandi e piccole opere, mira a colmare alcune lacune strutturali della città. “Mi auguro di poter mettere in piedi un programma che solleciti lo sviluppo”, ha dichiarato l’ex Governatore, mettendo nel mirino tre pilastri fondamentali: ricettività alberghiera, viabilità e impiantistica sportiva.
L’obiettivo dichiarato è quello di potenziare la capacità di accoglienza della città, rendendola più competitiva a livello turistico, e contemporaneamente migliorare la qualità della vita quotidiana dei residenti attraverso una circolazione più fluida e strutture sportive moderne. Un ritorno alle origini per De Luca, che sembra voler ribadire la sua centralità operativa partendo proprio dal territorio salernitano.
La sicurezza non è “destra”: il monito al mondo riformista
Uno dei passaggi più duri e profondi della diretta ha riguardato il tema della sicurezza, un argomento che De Luca rivendica di presidiare da oltre un decennio. L’ex Governatore ha lanciato un avvertimento diretto al campo progressista: la richiesta di sicurezza non deve essere scambiata per un desiderio di autoritarismo, ma deve essere riconosciuta come un “bisogno umano fondamentale”.
“O le forze riformiste affrontano questo tema seriamente, coinvolgendo famiglie, scuola e istituzioni, oppure prevarrà l’autoritarismo”, ha ammonito. Secondo De Luca, la sicurezza è un elemento decisivo della vita civile che richiede una risposta corale e non meramente repressiva. Un richiamo al pragmatismo che spesso lo ha visto in rotta di collisione con le ali più ideologiche del centrosinistra.
Tra propaganda e realtà: il giudizio sui decreti sicurezza
Analizzando l’attuale scenario legislativo, De Luca ha mostrato un approccio selettivo verso i recenti decreti sicurezza. Se da una parte ha promosso misure di prevenzione concrete, come quelle contro l’uso dei coltelli (definite “giuste”), dall’altra ha stroncato come pura “propaganda” altre bandiere del governo, come il blocco navale.
“Cosa facciamo? Mandiamo un militare a fare cosa? E dove lo fai il controllo? A mare”, ha incalzato con il suo stile inconfondibile, ricordando che esistono obblighi del diritto internazionale e la necessità imperativa di salvare vite umane. Per l’ex Governatore, la gestione dei flussi migratori e dell’ordine pubblico non può ridursi a slogan elettorali privi di conseguenze concrete e applicabili.
Il vizio del trasformismo: l’attacco alla classe dirigente
Infine, De Luca non ha risparmiato critiche alla natura stessa della politica italiana, definendo il Paese come il regno del “trasformismo”. Nel suo j’accuse, ha evidenziato la mancanza di coerenza di una classe dirigente che cambia opinione sulla legittimità o la giustizia di un provvedimento solo in base alla posizione occupata, se al governo o all’opposizione. Un “vizio sistemico” che, secondo De Luca, impedisce al Paese di avere una guida stabile e coerente, al di là dei colori politici.

