Giustizia, lo strappo delle 51 toghe. Il «caso Gratteri» spacca la magistratura
REFERENDUM
13 febbraio 2026
REFERENDUM

Giustizia, lo strappo delle 51 toghe. Il «caso Gratteri» spacca la magistratura

Il Procuratore di Napoli, figura simbolo della lotta alla criminalità organizzata, è finito nel mirino di 51 colleghi provenienti da diversi tribunali e procure d’Italia dopo le dichiarazioni sul voto
Raffaele Vitiello

Il clima all’interno della magistratura italiana non è mai stato così teso. L’ultima scintilla, capace di innescare un incendio che sta travolgendo i delicati equilibri tra le correnti e i vertici delle Procure, è divampata in seguito alle esternazioni di Nicola Gratteri. Il Procuratore di Napoli, figura simbolo della lotta alla criminalità organizzata e magistrato mediaticamente tra i più esposti, è finito nel mirino di 51 colleghi provenienti da diversi tribunali e procure d’Italia. Al centro della contesa non c’è solo il merito dei prossimi referendum sulla giustizia, ma il linguaggio e la delegittimazione dell’avversario. Il comunicato diffuso dai “dissidenti” è un atto d’accusa durissimo che parla di “affermazioni oltraggianti” e segna una linea di confine netta tra chi sostiene le ragioni del “No” e chi, pur indossando la toga, rivendica il diritto di votare “Sì” senza per questo essere etichettato come colluso con il malaffare.

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La polemica: l’identikit del voto e lo “scontro dei buoni”
La miccia è stata accesa da una dichiarazione di Gratteri resa, come sottolineano i firmatari, in un contesto privo di contraddittorio. Il Procuratore ha tracciato un profilo netto degli schieramenti: da una parte le “persone per bene” e chi crede nella legalità, pronti a votare “No”; dall’altra una coalizione eterogenea e oscura composta da indagati, imputati, massoni deviati e centri di potere che temono una giustizia efficiente, tutti schierati per il “Sì”. È proprio questa polarizzazione etica ad aver scatenato la reazione dei 51 magistrati. Nel loro comunicato, la replica è sferzante: “Ci scusiamo con i cittadini che si sono sentiti oltraggiati”, scrivono, rigettando l’idea che il consenso a una riforma possa essere utilizzato come un test di moralità o di fedeltà allo Stato. La provocazione finale – “Ci indaghi tutti, sig. Gratteri” – trasforma il dibattito tecnico in una sfida aperta sulla dignità della funzione giudiziaria.

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I precedenti: tra Falcone e il sorteggio
Per comprendere la portata dello scontro, bisogna guardare ai passi falsi che i firmatari attribuiscono a Gratteri in questa campagna referendaria. Non si tratta, infatti, di un episodio isolato. Il documento dei 51 richiama quella che definiscono una “inversione a U” sul tema del sorteggio per i membri del CSM e, soprattutto, l’uso di una presunta citazione di Giovanni Falcone che sarebbe stata utilizzata in modo improprio per sostenere le tesi del fronte del “No”. Questi riferimenti servono ai critici per dipingere Gratteri non come un tecnico della legge, ma come un agitatore politico che utilizza la propria autorità per orientare l’opinione pubblica attraverso una “lectio magistralis sull’identikit del voto” che molti giudicano incompatibile con la terzietà richiesta a un magistrato.

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Il silenzio dell’ANM e la crisi associativa
Un altro fronte critico aperto dal comunicato riguarda l’Associazione Nazionale Magistrati. I firmatari parlano di un “assordante silenzio” del sindacato delle toghe davanti a dichiarazioni così forti. Questo passaggio evidenzia una frattura interna all’ANM, accusata di non saper (o non voler) censurare le derive personalistiche dei suoi esponenti più celebri. La critica dei 51 non è dunque rivolta solo a Gratteri, ma a un intero sistema associativo che sembrerebbe incapace di difendere la pluralità di pensiero interna alla magistratura. Rivendicare la “cultura della giurisdizione” come un “comandamento di vita e non un vuoto slogan da fiera” significa riportare al centro l’idea che il magistrato debba parlare attraverso gli atti e rispettare la libertà di scelta democratica, anche quando questa riguarda le riforme che toccano l’ordinamento giudiziario.

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Le prospettive: un voto oltre la legalità
Mentre le adesioni dei magistrati pronti a votare “Sì” aumentano, il dibattito si sposta su un piano più alto: quale deve essere il ruolo del magistrato nel dibattito pubblico? Lo scontro tra Gratteri e i 51 colleghi dimostra che la magistratura non è un blocco monolitico. Se da un lato Gratteri incarna una visione di giustizia come baluardo etico contro il crimine, dall’altro emerge una classe di magistrati che chiede una riforma del sistema per uscire dalle secche di un’efficienza spesso solo proclamata. Il referendum del 2026 si preannuncia dunque non solo come una conta elettorale, ma come un momento di profonda riflessione sull’identità stessa di chi è chiamato a giudicare in nome del popolo italiano.