Sud paga il prezzo più alto per la salute: degenze ospedaliere fino a 1.300 euro al giorno
Le degenze ospedaliere al Sud risultano significativamente più costose rispetto al Nord, con una distanza evidente nei costi. Al Sud,…
Quella che un tempo era considerata una professione sicura, pilastro del welfare e garanzia di stabilità sociale, sta scivolando pericolosamente verso i margini della povertà. Gli infermieri italiani sono oggi i protagonisti di un paradosso drammatico: essenziali per la sopravvivenza dei cittadini, ma incapaci di garantire la propria. L’ultima analisi diffusa dal sindacato Nursing Up disegna un quadro a tinte fosche dove l’insicurezza materiale si intreccia alla sofferenza psichica, trasformando chi dovrebbe curare in un soggetto bisognoso di assistenza. Nel solo 2024, ben 20mila professionisti hanno deciso di sbattere la porta e lasciare la sanità pubblica, un’emorragia che non accenna a fermarsi e che vede l’Italia sempre più distante dagli standard europei.
Sud paga il prezzo più alto per la salute: degenze ospedaliere fino a 1.300 euro al giorno
Le degenze ospedaliere al Sud risultano significativamente più costose rispetto al Nord, con una distanza evidente nei costi. Al Sud,…
Il divario europeo e la trappola degli stipendi fermi
Il cuore del problema risiede in una forbice salariale che penalizza l’Italia rispetto ai principali partner occidentali. Secondo i dati OCSE citati dal sindacato, la retribuzione media di un infermiere italiano, a parità di potere d’acquisto, resta una delle più basse d’Europa. Mentre in Germania e Francia lo stipendio lordo annuo supera agevolmente i 40mila euro, con progressioni di carriera ben strutturate, in Italia si resta inchiodati in una fascia che oscilla tra i 29 e i 32mila euro lordi. Nei primi anni di attività, un giovane laureato porta a casa un netto mensile che varia tra i 1.500 e i 1.800 euro: cifre che, se confrontate con il costo della vita attuale, spiegano perché molti scelgano la fuga verso la Svizzera, la Norvegia o la Finlandia, dove le condizioni economiche sono nettamente superiori.
Sanità, l'allarme di Nursing Up: aumento di malattie croniche ma assenza di infermieri
L’Italia è uno dei paesi più anziani d’Europa e di conseguenza, uno di quelli che necessiterebbe di maggiori bisogni assistenziali,…
L’emergenza abitativa: quando l’affitto divora il reddito
La situazione diventa insostenibile per chi lavora nelle grandi metropoli, specialmente nel Nord Italia. L’incidenza degli affitti sul reddito netto degli infermieri ha raggiunto livelli di guardia. A Milano, un bilocale supera ormai i 1.200 euro al mese, mentre a Bologna e Torino le cifre oscillano tra gli 850 e i 1.050 euro. Per un infermiere con uno stipendio d’ingresso di 1.500 euro, pagare l’affitto significa destinare a questa voce fino al 60% delle proprie entrate. Tolte le spese condominiali, le bollette e il vitto, la sussistenza diventa un esercizio di equilibrismo quotidiano. Questa condizione di “povertà lavorativa” ha ripercussioni dirette sulla salute mentale dei professionisti: il recente rapporto Caritas evidenzia infatti come nell’80% dei casi l’insicurezza economica si trasformi in sofferenza psichica e ansia cronica.
Vico Equense marcia per il diritto alla salute: 200 persone in corteo per il pronto soccorso
In duecento lungo le strade per chiedere la riapertura del pronto soccorso di Vico Equense. Si è tenuta ieri sera…
La fuga dal pubblico e il crollo delle vocazioni
L’insoddisfazione non è solo economica, ma esistenziale. Il sondaggio nazionale di Nursing Up rivela un dato scioccante: oltre il 70% degli infermieri, se potesse tornare indietro, non sceglierebbe più questa strada. Lo stress da burnout, alimentato da turni notturni e festivi massacranti, carenze croniche di organico e l’impossibilità di conciliare la vita privata con il lavoro, sta spingendo migliaia di professionisti verso la libera professione o l’espatrio.
Questo clima di sfiducia si riflette drammaticamente sulle nuove generazioni. Le domande di accesso ai corsi di laurea in Infermieristica sono crollate dell’11% nell’ultimo anno. Se nel 2010 oltre 46mila giovani aspiravano a indossare la divisa, oggi le richieste sono appena 21mila, con molte sedi universitarie che non riescono nemmeno a coprire i posti disponibili. La professione ha perso il suo appeal, percepita come un percorso di sacrifici non riconosciuti.
Conto alla rovescia per il pronto soccorso: Boscotrecase riapre
Un ospedale maltrattato, una struttura usata spesso come passerella politica e in tanti altri casi in teatro di aggressioni e…
L’appello per un rilancio necessario
Per Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, non c’è più tempo per i palliativi. La pressione su una categoria già stremata rischia di far crollare l’intero Sistema Sanitario Nazionale. Senza infermieri, semplicemente, non c’è assistenza. La richiesta alle istituzioni è netta: serve un adeguamento salariale immediato che sia coerente con il reale costo della vita e che riduca il gap con il resto d’Europa. Non basta però solo il denaro; occorrono piani di assunzione straordinari e percorsi di carriera chiari che restituiscano dignità e prospettive a una professione che è, e deve restare, il cuore pulsante della salute pubblica.