VIDEO | Manfredi: «Bilancio, sanità e giovani talenti. Così la Campania può rinascere»
Presidente Manfredi, il primo impegno importante di questa consiliatura sarà l’approvazione del bilancio. Sia lei che il Governatore Fico avete sostenuto che il bilancio è una priorità. Da lì parte la costruzione della Campania che avete in mente come coalizione di centrosinistra?
«Dobbiamo dire che siamo partiti a lavorare veramente soltanto durante le feste di Natale. Io sono stato eletto il 29 dicembre e da quel momento il nostro impegno è stato quello di superare le difficoltà. Stiamo velocizzando i percorsi, avendo due compiti parallela: da un lato quello che chiuderemo col consiglio di mercoledì con la con l’elezione dell’ultimo questore e poi con il voto sul rendiconto di bilancio. Abbiamo fatto tutto in tempi record, grazie anche a una profonda collaborazione con l’opposizione. L’assenza di un bilancio ci ha creato problemi anche in ordini di personale. Abbiamo votato e insediato anche le otto commissioni regionali. Parallelamente c’è il lavoro della giunta. Il presidente Fico ha limitato le uscite esterne e si è concentrato sul lavoro della macchina per chiudere al più presto il bilancio».
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La Campania è contraria all’Autonomia Differenziata. Eppure il suo bilancio dipende per il 20% dai trasferimenti statali per le funzioni fondamentali. Come pensa di gestire la dialettica istituzionale con il Governo centrale per evitare un blocco dei fondi necessari ai servizi minimi (Lep)?
«Guardi noi abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione con l’opposizione in consiglio regionale. Ma questo non vuol dire che il rapporto di collaborazione si deve mischiare con quelli che sono poi i ruoli di maggioranza ed opposizione. Facendo un esempio la seduta sul rendiconto è stata serena all’interno della commissione bilancio, ma logicamente poi l’opposizione ha votato contro. Sull’autonomia differenziata noi ci siamo schierati fortemente contro e posso dire che se questo percorso non è ancora ancora diventato legge, ma però è fortemente rallentato, è proprio perché da un lato prima che ancora la corte costituzionale si esprimesse smantellando l’impianto della Calderoli c’è stata soprattutto al Sud e in Campania una grande mobilitazione popolare contro questa riforma che non fa altro che spaccare il Paese e rompere l’unità d’Italia».
Sanità: entro giugno 2026 la Campania deve completare l’attivazione di 172 Case della Comunità e 65 Centrali Operative Territoriali. Oltre l’aspetto operativo come si affronta la carenza di personale stimata in circa 4.000 unità tra medici e infermieri per il solo territorio regionale?
«Noi siamo usciti dal commissariamento ed è stato un grande successo. Siamo ormai l’unica regione del Sud ad averlo fatto. Questo ci consente di liberare risorse e ora attendiamo anche l’approvazione del piano di rientro che il governo ha bocciato, ma che il Tribunale ha approvato. Quindi mi auguro che si esca dalle aule di Tribunale e si torni a parlare di politica. Abbiamo disponibilità in organico che però non riusciamo a colmare. Abbiamo assunto quasi diecimila addetti tra infermieri e altre professionalità, c’è un tema cronico che riguarda prima il blocco di assunzioni ed ora le carenze nella medicina territoriale. Ma parliamo di una carenza nazionale. Tutti gli anni di commissariamento, essendoci stato un blocco delle assunzioni, hanno fatto aumentare il divario del rapporto tra cittadini e personale rispetto alle altre regioni. La Campania con l’aumento che vi ho detto ci ha fatto arrivare ai livelli dell’Emilia-Romagna che comunque ha la metà di abitanti della Campania. Stiamo facendo un lavoro importante, anche con la giunta regionale per lavorare bene sulle case di comunità in modo da alleggerire la pressione sugli ospedali e sulle emergenze che è il vero nodo cruciale della questione».
I dati Istat mostrano che la Campania perde 15.000 giovani laureati all’anno. Il Consiglio Regionale ha discusso di incentivi all’autoimprenditorialità, ma il tasso di disoccupazione giovanile resta al 35%.
«Dobbiamo distinguere quelli che vanno fuori, perché è una loro scelta perché non possiamo pensare di tenere tutti a casa visto che siamo in un mercato più globale e quindi ci sono dei ragazzi che vanno fuori per scelta, rispetto a quei ragazzi che invece devono andare per forza fuori, perché non ci sono le stesse opportunità lavorative sul nostro territorio. Ma va detto che abbiamo anche dei percorsi di ritorno dei cervelli in Campania. E poi è vero che ci sono i dati Istat, ma anche quelli Svimez che dicono che la crescita del Sud rispetto al Nord è maggiore».
Campo Largo: è solo uno schema «anti-destre» o può essere un progetto programmatico serio in vista delle prossime amministrative e delle Politiche?
«Il campo largo è una formula vincente non solo in campo nazionale. Lì si parla di campo largo dal punto di vista teorico ma noi, qui, siamo quelli che l’hanno inventato il campo largo in tanti comuni dell’area metropolitana, in Città metropolitana e l’abbiamo esportato in regione. Lo stato di salute è ottimo. Il campo largo ha preso il 63% alle regionali: qualcuno dice ma come fate a governare, ci sono problemi di affidabilità. Ma non mi risulta che a Napoli, nell’area metropolitana, a San Giuseppe Vesuviano a Torre del Greco o in altre realtà o in Regione ci siano problemi drammatici su quelle che sono le scelte e le linee programmatiche. Alla luce delle prossime amministrative abbiamo tutti il dovere di lavorare perché questo modello di governo, anche nella trentina di comuni che andranno al voto possa vivere anche lì per consentire a tutti di godere di quella sinergia costituzionale che per molti enti locali è l’unico modo per avere risorse. Non deve accadere come quando a Napoli, dopo la vittoria al Comune, ci siamo ritrovati qualche mese dopo alle politiche che eravamo divisi e contrapposti. Non dimentichiamoci che questa divisione ha fatto vincere Giorgia Meloni».
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