De Luca riparte da Salerno: un piano per lo sviluppo e l'accusa al trasformismo dei partiti
Vincenzo De Luca non arretra e, nel consueto appuntamento social del venerdì, traccia le linee guida di quello che appare…
La discesa in campo di Vincenzo De Luca per la “sua” Salerno non sembra aver scosso più di tanto i vertici del Partito Democratico, che rispondono con una miscela di prudenza tattica e fermezza politica. Mentre l’ex Governatore annunciava via social un ambizioso programma di rilancio per la città, dal chiostro di Santa Chiara a Napoli è arrivata la replica di Marco Sarracino. Il messaggio della segreteria nazionale è chiaro: il “modello Napoli” e il “modello Campania”, basati sull’asse PD-M5S, non sono trattabili, nemmeno di fronte all’attivismo del “Lanciafiamme”.
De Luca riparte da Salerno: un piano per lo sviluppo e l'accusa al trasformismo dei partiti
Vincenzo De Luca non arretra e, nel consueto appuntamento social del venerdì, traccia le linee guida di quello che appare…
La candidatura fantasma: il rebus De Luca
Nonostante De Luca abbia già iniziato a parlare di opere pubbliche, viabilità e turismo, per il PD la sua candidatura non è ancora una realtà politica. “Deve ancora ufficializzare la sua volontà di correre”, ha puntualizzato Sarracino, aggiungendo con una punta di ironia che il programma presentato oggi potrebbe persino essere “a sostegno di un altro candidato”. Questa posizione serve a prendere tempo e a depotenziare l’iniziativa solitaria di De Luca, riconducendo il dibattito all’interno del perimetro di coalizione. Il PD non vuole farsi dettare l’agenda da fughe in avanti, preferendo attendere che il quadro delle alleanze sia blindato prima di discutere di nomi e ruoli.
Il dogma del Campo Largo: l’unita prima di tutto
Il fulcro della strategia dem resta la “testarda unitarietà” predicata da Elly Schlein. Sarracino ha ribadito che l’obiettivo per Salerno è replicare lo schema che ha portato Gaetano Manfredi a Palazzo San Giacomo e Roberto Fico alla guida della Regione: una coalizione larga e coesa che includa tutte le forze del centrosinistra e il Movimento 5 Stelle.
“Abbiamo scelto di non candidare esponenti del PD alle Regionali pur di tenere unita la coalizione”, ha ricordato Sarracino, lanciando un segnale inequivocabile: il partito è disposto al sacrificio dei propri uomini simbolo pur di non rompere l’asse con i grillini. A Salerno, dunque, il tema non sarà l’appartenenza partitica del candidato, ma la sua capacità di rappresentare l’intera area del Campo Largo.
Tra continuità e innovazione: l’incognita del dopo-dimissioni
Oltre alla strategia delle alleanze, il PD solleva una questione di merito sulla situazione amministrativa salernitana. Sarracino ha sottolineato la necessità di fare chiarezza sui motivi che hanno portato alle dimissioni del precedente sindaco, suggerendo che Salerno abbia bisogno di “elementi di innovazione”.
Questo riferimento al rinnovamento suona come un implicito ostacolo a un ritorno al passato rappresentato da De Luca. La linea nazionale del partito sembra orientata a cercare un profilo che possa garantire stabilità ma anche un cambio di passo, evitando che la città resti ostaggio di dinamiche personalistiche che potrebbero allontanare gli alleati del M5S.
Una partita aperta
La sfida per Salerno si annuncia complessa. Da un lato c’è l’influenza storica di De Luca sul territorio, dall’altro la volontà del PD nazionale di normalizzare il partito campano sotto l’egida del Campo Largo. La partita è appena iniziata e il verdetto finale dipenderà dalla capacità di mediazione tra la forza elettorale deluchiana e la necessità politica di mantenere un fronte unito a livello nazionale.