Vendetta dopo il sangue ai Baretti: dato alle fiamme il portone del ‘pentito’
La violenza dei “Baretti” non si era esaurita con quel fendente sferrato a sangue freddo nel cuore della movida di Chiaia. Dietro l’accoltellamento di Bruno Petrone, il 18enne promessa dell’Angri Calcio ferito gravemente a fine dicembre, si nascondeva un secondo capitolo fatto di ritorsioni, codici d’onore infranti e vendette trasversali tra giovanissimi. Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia Napoli Centro hanno chiuso il cerchio su un inquietante episodio satellite: un diciassettenne è stato prelevato e condotto in comunità, su ordine del gip del Tribunale per i Minorenni, con l’accusa di tentato incendio aggravato.
Il codice della strada tradito: la punizione per chi parla
Tutto ruota attorno a quanto accaduto lo scorso 12 gennaio in via Carlo De Marco. In piena notte, un commando solitario ha tentato di dare alle fiamme il portone di uno stabile. Non un obiettivo casuale, ma il palazzo dove risiede la famiglia del quindicenne che, pochi giorni prima, aveva deciso di rompere il muro di omertà. Quel ragazzino, stretto dal rimorso o forse dal peso di una colpa troppo grande, si era presentato nella Caserma Pastrengo per costituirsi e ammettere le proprie responsabilità nel tentato omicidio di Petrone. Ma non si era fermato lì: aveva fatto i nomi e i cognomi degli altri quattro complici, permettendo alla Procura di emettere i decreti di fermo. Un “tradimento” che, nelle logiche distorte della criminalità giovanile napoletana, andava punito immediatamente.
Le prove nel video: il 17enne incastrato dalle telecamere
Le indagini dei militari del Nucleo Operativo di Napoli Centro sono state rapide e chirurgiche. Gli inquirenti hanno passato al setaccio le ore di registrazione delle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno immortalato il diciassettenne mentre appiccava il fuoco. Le immagini, nitide, non hanno lasciato spazio a dubbi sull’identità dell’autore. A completare il quadro accusatorio sono state le perquisizioni domiciliari e il dossier tecnico redatto insieme ai Vigili del Fuoco. Il sopralluogo ha confermato la pericolosità dell’atto: le fiamme, per come erano state innescate, avrebbero potuto propagarsi con estrema velocità all’intero edificio, mettendo a rischio la vita di tutti i condomini.
Una spirale di violenza senza fine
Il caso di Bruno Petrone aveva già scosso l’opinione pubblica: un giovane atleta, estraneo a contesti criminali, finito nel mirino di una “paranza” di minori per futili motivi durante una serata di festa. Questo nuovo arresto scoperchia però un vaso di Pandora ancora più torbido, confermando come la subcultura della ritorsione sia radicata anche tra i giovanissimi. Il diciassettenne fermato oggi dovrà ora rispondere di un reato gravissimo, aggravato dalla finalità di punire chi aveva collaborato con la giustizia. Nei prossimi giorni il minore sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia davanti al gip, mentre resta alta l’attenzione degli inquirenti su una Napoli dove i conti, troppo spesso, si regolano ancora col fuoco e col coltello.

