Bloccato il brand Maradona, stop all’uso del nome e dell’immagine di Diego
LA SENTENZA IN ARGENTINA
14 febbraio 2026
LA SENTENZA IN ARGENTINA

Bloccato il brand Maradona, stop all’uso del nome e dell’immagine di Diego

Stop allo sfruttamento commerciale del nome del Pibe de Oro
Andrea Ripa

La giustizia argentina mette un primo, pesante sigillo sulla lunga e controversa battaglia legale attorno all’eredità di Diego Armando Maradona. La Camera Nazionale in materia Criminale e Correzionale ha infatti disposto il divieto di innovare, contrattare e utilizzare i marchi, il nome e l’immagine del fuoriclasse argentino registrati a nome della SATTVICA S.A., imponendo agli imputati l’obbligo di astenersi da qualsiasi forma di sfruttamento commerciale. Una decisione accolta con soddisfazione da Angelo Pisani, storico difensore legale del campione: «È un primo, importante passo di giustizia a tutela degli eredi e, soprattutto, della memoria di Diego», ha dichiarato l’avvocato, commentando la sentenza emessa nell’ambito del procedimento penale “Morla Matías Edgardo e altri – truffa per amministrazione fraudolenta”.

 

Il nodo Morla e la gestione del brand – Il provvedimento colpisce direttamente Matías Morla e altri componenti del suo entourage, ai quali viene ora interdetto qualsiasi utilizzo del brand MARADONA, in ogni sua declinazione. Secondo la ricostruzione contenuta nel libro “Diego c’è!”, di prossima uscita, Pisani ripercorre l’incontro tra Morla e Maradona nel 2008, in uno dei momenti più fragili della vita del campione. Un rapporto che, negli anni, avrebbe portato Morla a diventare il perno assoluto delle decisioni di Diego, fino alla svolta del 2015. È in quell’anno che Maradona viene convinto ad affidare a Morla e ad altri la gestione dei diritti di sfruttamento del suo nome e della sua immagine. Il tutto viene formalizzato in uno studio di Puerto Madero, dove nasce Sattvica S.A., con Morla presidente unico e la sorella Vanesa Morla nominata amministratore delegato. Proprio quella società è oggi al centro del blocco imposto dai giudici argentini.

 

“Diego non è un marchio” – «Diego non è un brand: è patrimonio dell’umanità sportiva», ribadisce Pisani. Parole dure, pronunciate non solo da un avvocato, ma da chi rivendica un legame umano e professionale durato decenni: dalle battaglie contro il fisco italiano, al percorso di riconciliazione con il figlio Diego junior, fino agli anni più difficili segnati da solitudine e fragilità. «Ho avuto procure in bianco e atti notarili che mi consentivano di agire in ogni ambito, ma non ho mai trasformato Diego in un affare. Gli ho promesso che lo avrei difeso contro ogni ingiustizia. L’ho fatto da vivo e continuo a farlo oggi», sottolinea.

 

I prossimi processi – Intanto, sul fronte giudiziario, la vicenda Maradona è tutt’altro che chiusa. Dal 17 marzo, otto imputati compariranno davanti al Tribunale penale di San Isidro per rispondere, a vario titolo, delle gravi accuse legate alla morte del Pibe de Oro, comprese ipotesi di omicidio e altri reati. Il blocco del brand rappresenta però un segnale chiaro: la memoria di Diego Armando Maradona entra sotto la tutela diretta della giustizia. E, per molti, è solo l’inizio di una resa dei conti attesa da tempo.