“La chianca”, l’inferno della tratta ai piedi del Vesuvio: il romanzo tra camorra, sangue e verità
Una farfalla blu sui fianchi neri del Vesuvio. È l’immagine simbolo de La chianca, il nuovo capitolo della saga crime firmata da Giovanni Taranto. Un club privé diventa l’epicentro di un traffico di esseri umani gestito da camorra e mala dell’Est: donne reclutate con l’inganno, ridotte in schiavitù, consumate come carne in una macelleria di vite e speranze.
A raccontare la forza del romanzo è anche la scrittrice Cecilia Scerbanenco: «A raccontarci la storia cruda de La chianca è un complesso di voci: carabinieri, magistrati, giornalisti, testimoni. Un coro da tragedia greca nelle strade di Napoli e del Vesuviano. Il capitano Mariani si cala in un inferno, la tratta delle donne, fatto della miseria delle vittime irretite e di quella degli uomini che soccombono a pulsioni bestiali e crudeli. Indaga e agisce per ristabilire una parvenza di giustizia, di umanità… Raccontano cose indicibili, eppure restano nel cuore del lettore». Il capitano Mariani, già protagonista dei precedenti romanzi, si muove tra gli interessi della camorra sugli appalti miliardari per la depurazione del Golfo e un’indagine parallela su una scia di omicidi efferati: giovani prostitute sgozzate, una sopravvissuta messa sotto protezione, sospetti che arrivano fin dentro la Compagnia. Un medico scomparso, un consigliere provinciale morto in circostanze oscure, fughe di notizie verso i clan. L’inchiesta procede tra fallimenti e colpi di scena, fino a una verità che lo stesso Mariani non avrebbe mai immaginato.
Giornalista investigativo con una lunga esperienza nella cronaca nera e giudiziaria, Taranto porta nel romanzo la conoscenza diretta dei meccanismi del crimine organizzato. Dopo La fiamma spezzata, Requiem sull’ottava nota e Mala fede, con La chianca consolida una trilogia che intreccia finzione narrativa e verità di strada, restituendo al lettore un affresco duro, corale e profondamente umano.

