La Nautica è in crisi. Vendite in picchiata, ormeggi saturi e troppo costosi
Il verdetto calato sui padiglioni della Mostra d’Oltremare al termine dei nove giorni espositivi è netto: la piccola e media nautica da diporto sta attraversando una fase di profonda sofferenza. Il Nauticsud 2026 si chiude con il segno meno, riflettendo una tendenza negativa già registrata nei principali saloni europei. La contrazione non riguarda solo l’affluenza di pubblico e la vendita di biglietti, ma colpisce il cuore economico del settore con una drastica riduzione dei contratti firmati.
Negli ultimi due anni, il comparto ha visto sfumare il 25% del fatturato e il 35% della produttività. Numeri che non sono solo statistiche, ma che si traducono in una minaccia concreta per l’occupazione: il settore in Campania sostiene circa 1.500 addetti diretti e oltre 6.000 lavoratori nell’indotto (concessionari, rivenditori e fornitori), un patrimonio di competenze che rischia di essere disperso se non si inverte rapidamente la rotta.
L’analisi di Afina: perché febbraio è un ostacolo al mercato
Gennaro Amato, presidente di Afina (Associazione Filiera Nautica), ha indicato con chiarezza il principale “colpevole” logistico di questo stallo: il calendario. Tenere la fiera a febbraio, secondo Amato, significa operare “fuori mercato”. La proposta, già sul tavolo della Mostra d’Oltremare S.p.A., è quella di anticipare il salone ad ottobre, trasformando l’edizione numero 53 nel punto di partenza di un nuovo ciclo industriale.
Lo spostamento autunnale risponderebbe a logiche produttive imprescindibili. I cantieri avrebbero infatti il tempo necessario per pianificare la costruzione delle barche su commesse già definite, garantendo la consegna ai clienti prima dell’inizio della stagione estiva. Inoltre, il mercato dell’usato ne trarrebbe beneficio: chi acquista a ottobre può permutare la vecchia imbarcazione risparmiando sui costi di rimessaggio e manutenzione invernale, mentre il cantiere ha mesi a disposizione per riposizionare il mezzo sul mercato.
L’incubo ormeggi e l’intervento dell’Amministrazione comunale
Oltre al fattore tempo, il mercato nautico napoletano sbatte contro un muro strutturale: la cronica assenza di posti barca. Che sono pochi e inaccessibili economicamente. Al Nauticsud, il desiderio di acquisto dei visitatori si è spesso infranto contro l’impossibilità di trovare un ormeggio nel Golfo, trasformando l’entusiasmo in rinuncia. Un problema che si percepisce forte lungo tutta la costa: dall’area flegrea fino alla Penisola Sorrentina, passando per Napoli e la fascia di costa vesuviana.
Su questo fronte si registra però un’apertura significativa. Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha mostrato una chiara volontà politica di intervenire. Attraverso la quota maggioritaria del Comune nella Mostra d’Oltremare, l’Amministrazione sembra pronta a sostenere il cambio di data della fiera e, parallelamente, a portare avanti i progetti per nuovi Marina lungo la costa cittadina. Sebbene i tempi tecnici parlino di almeno due anni per vedere i primi nuovi posti barca, la sinergia tra istituzioni e produttori appare oggi l’unica via d’uscita per salvaguardare il brand del salone più longevo della città.
Verso il 2026: una scommessa per il ritorno dei grandi cantieri
Il passaggio a ottobre 2026 non sarebbe solo una mossa difensiva, ma una strategia di espansione. Il cambio di data punta a riportare a Napoli i grandi costruttori di imbarcazioni tra i 15 e i 20 metri. Questi player avevano progressivamente abbandonato il Nauticsud proprio a causa della collocazione primaverile, che rendeva impossibile la consegna di scafi complessi entro l’estate dello stesso anno.
In conclusione, se la 52ª edizione non sarà ricordata per i record di vendite, potrebbe essere ricordata come lo spartiacque necessario per una riforma strutturale del settore. La sfida è lanciata: trasformare la crisi in un’opportunità di riposizionamento strategico per l’intera economia del territorio campano.

