Il miracolo delle Molinette: trapianto record su un uomo con gli organi “a specchio”
BUONA SANITA'
14 febbraio 2026
BUONA SANITA'

Il miracolo delle Molinette: trapianto record su un uomo con gli organi “a specchio”

Un intervento combinato di cuore e fegato su un paziente affetto da "situs viscerum inversus". Una maratona chirurgica di 17 ore salva un 32enne napoletano
Carlo Cafiero

Un paziente napoletano è stato salvato con una maratona chirurgica di 17 ore. Una sfida che sembra scritte per superare i confini della medicina moderna, e quella affrontata all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino ne è l’esempio più luminoso. In un sabato che segna una pietra miliare nella storia della chirurgia globale, l’equipe medica subalpina ha annunciato il successo di un intervento senza precedenti: un trapianto combinato di cuore e fegato su un paziente i cui organi interni erano posizionati in modo esattamente opposto rispetto alla norma.

 

Il protagonista di questa incredibile storia di resilienza è Daniele Cacciapuoti, un programmatore informatico di 32 anni originario di Napoli. Daniele è nato con una condizione rarissima denominata situs viscerum inversus, un’anomalia anatomica in cui la disposizione degli organi è “a specchio”: ciò che normalmente si trova a destra è a sinistra, e viceversa. Una particolarità che, unita a una grave patologia cardiaca congenita, ha reso la sua vita una costante battaglia per la sopravvivenza.

 

Una vita in salita e la ricerca della speranza
Fin dalla tenera età, Daniele ha dovuto fare i conti con la fragilità del suo cuore, sottoponendosi a ben tre interventi a cuore aperto durante l’infanzia e l’adolescenza. Tuttavia, la complessa geometria del suo corpo ha finito per presentare un conto salatissimo anche al fegato. A causa della pressione circolatoria anomala generata dal cuore malformato, il fegato ha subito un deterioramento progressivo, sfociando prima in cirrosi e poi in un pericoloso carcinoma epatico.

 

Nonostante le cure ricevute tra la Campania e la Toscana, la situazione clinica sembrava essere arrivata a un binario morto. “Ci dissero che un’operazione era possibile ma relativamente inutile”, racconta con emozione il padre Alfredo, “perché il fegato avrebbe continuato a deteriorarsi”. Ma Daniele, abituato a decodificare problemi complessi per lavoro, non si è arreso. È stato lui stesso, navigando in rete, a individuare nelle eccellenze torinesi l’ultima, vera possibilità di salvezza.

 

La maratona di 17 ore: una prima mondiale
Il caso è stato preso in carico da una task force multidisciplinare di altissimo profilo, che comprendeva eccellenze della cardiochirurgia come Carlo Pace Napoleone, Mauro Rinaldi e Massimo Boffini, il cardiologo Giuseppe Annoni, l’epatologa Silvia Martini e il chirurgo epatico Renato Romagnoli, coordinatore del Centro regionale trapianti. L’obiettivo era quasi fantascientifico: sostituire contemporaneamente cuore e fegato in un corpo con un’anatomia invertita, trattando gli organi come un blocco unico.

 

Quando è arrivata la notizia di un donatore compatibile, la macchina organizzativa si è mossa con una precisione millimetrica. L’intervento è durato 17 ore consecutive, impegnando decine di professionisti tra medici, infermieri e tecnici. Mentre una squadra operava sul cuore, la seconda posizionava il fegato, coordinandosi in una sincronia perfetta per adattare i nuovi organi alla struttura “al contrario” del torace e dell’addome di Daniele.

 

Il risveglio e la rinascita
Oggi Daniele è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro trapianto fegato. Sebbene il decorso post-operatorio sia stato, come prevedibile, complesso e delicato, i medici confermano che il giovane sta reagendo bene e il percorso di riabilitazione procede positivamente.

 

Per la famiglia, che lo ha seguito con trepidazione da Napoli a Torino, è la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vita. Il padre Alfredo descrive il figlio come un “combattivo”, una qualità che è stata determinante quanto la perizia dei chirurghi. “Medici, infermieri, professori… sono tutti al top, dei veri numeri uno”, ha dichiarato con gratitudine, celebrando l’eccellenza di una sanità italiana capace di compiere miracoli tecnologici e umani. Questo intervento non solo salva una giovane vita, ma apre nuove frontiere per il trattamento di anomalie anatomiche rare, confermando Torino come uno dei poli trapiantologici più avanzati al mondo.