Vesuvian Inn ai cinesi: 13 dipendenti rischiano il lavoro dopo 36 anni
CRONACA
14 febbraio 2026

Vesuvian Inn ai cinesi: 13 dipendenti rischiano il lavoro dopo 36 anni

Michele De Feo

«Lavoriamo al Vesuvian Inn da trent’anni, quando ancora la struttura era gestita dai Salesiani. È casa nostra, la conosciamo come le nostre tasche».

 

A parlare è uno dei tredici dipendenti storici della struttura ricettiva situata nel rione di Scanzano, a Castellammare di Stabia. A poche settimane dalla notizia del passaggio di proprietà dell’albergo a una compagnia cinese, il suo futuro lavorativo, come quello dei suoi colleghi, è in bilico. La donna, cameriera addetta alle stanze, è seduta vicino a un tavolo nella cucina di casa sua. Tra le mani tiene uno smartphone, di quelli economici.

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Scorre le fotografie e ne trova una che la ritrae al centro, felice e sorridente, insieme a quelle persone con cui ha condiviso non solo un percorso lavorativo, ma una parte significativa della propria vita. «Siamo cresciuti insieme», sussurra. Il lavoro nobilita l’uomo e, soprattutto, dà dignità. E proprio il lavoro rischia di sparire dalla vita di questi tredici lavoratori. Tra di loro ci sono due cuoche; il resto sono camerieri e addetti alla sala.

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Oggi hanno un’età media compresa tra i 50 e i 60 anni. Perdere il posto al Vesuvian Inn significa non solo rinunciare a un’entrata mensile, ma mettere a rischio la pensione. C’è chi ha appena comprato casa per i figli che si sono sposati, chi sta ancora pagando le ultime rate di un mutuo acceso quando il proprio impiego rappresentava una garanzia. Oggi quella certezza vacilla, lasciando spazio a un senso di smarrimento e di ingiustizia. Il Vesuvian Inn, dopo tre anni di aste deserte, è stato acquistato per poco più di 2,5 milioni di euro da una compagnia cinese che ha annunciato l’intenzione di rilanciare il complesso storico di Castellammare.

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Ciò significa nuove assunzioni, investimenti per il riammodernamento dell’edificio, un progetto di rilancio ambizioso. Tutto questo, però, senza alcun obbligo di riassumere chi quella struttura l’ha mandata avanti per tre lunghissimi decenni, garantendo qualità e continuità anche nei momenti più difficili. Come spesso accade nel settore turistico, i tredici dipendenti sono assunti con un contratto a tempo determinato valido per la stagione estiva. Alla scadenza usufruiscono della Naspi, per poi essere riassunti l’anno successivo. Una precarietà formale che negli anni si era trasformata in una consuetudine rassicurante, quasi in una promessa tacita di continuità.

 

Il Vesuvian Inn ha sempre riaperto nel mese di marzo e, fino a ieri 13 febbraio, la nuova proprietà non ha ancora contattato gli storici dipendenti. «Ad oggi non abbiamo avuto nessun approccio con la nuova proprietà, nessun colloquio, nessun contatto — spiega la donna con le lacrime agli occhi — abbiamo paura di perdere il nostro posto di lavoro e soprattutto di uscire per sempre dalla storia di una struttura che abbiamo visto crescere e, purtroppo, decadere». Nelle sue parole c’è amarezza, ma anche orgoglio per un impegno mai venuto meno.

 

Il Vesuvian Inn non è soltanto una struttura ricettiva multifunzionale dotata di ristorante e albergo, ma anche un polo per lo studio e il turismo. Nel corso degli anni è stato sede di importanti convegni culturali del territorio e ha ospitato la fondazione Ras, onlus che collabora con la Soprintendenza per progetti di restauro, studio e conservazione degli scavi archeologici dell’Antica Stabiae, l’antica cittadina dell’Impero romano dove i patrizi avevano le proprie ville lussuose e che oggi sono visitabili nella zona di Varano, al confine tra Gragnano e Castellammare.

 

Un presidio culturale, dunque, oltre che turistico, che ha rappresentato per molti un punto di riferimento stabile. «Siamo disperati e per questo abbiamo deciso tutti insieme di lanciare un appello alla nuova proprietà — dice la donna — vogliamo incontrare gli imprenditori per poter continuare a lavorare al Vesuvian Inn. La nostra esperienza può servire ed essere utile al rilancio della struttura affinché ritorni ad avere i fasti di un tempo».

 

Il Comune di Castellammare e la Regione Campania, al momento, non hanno ancora incontrato i lavoratori, lasciando la vicenda sospesa in un silenzio che pesa. «Siamo lavoratori stagionali, la nostra situazione sulla carta è sempre stata precaria anche se, e ci siamo sempre fidati, abbiamo avuto la promessa di una riassunzione ogni anno — spiega ancora — la struttura ha sempre riaperto a marzo e lavoravamo fino a ottobre. Ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna telefonata». L’appello è chiaro: «Se pensano di fare assunzioni, vorremmo che ci tenessero in considerazione. Vorremmo incontrare i nuovi imprenditori per tutelare il nostro posto di lavoro che abbiamo sempre occupato con la massima professionalità, anche negli ultimi anni, quando la struttura era finita all’asta». La vendita alla nuova proprietà si è conclusa poche settimane fa. «Lo abbiamo saputo dai giornali — racconta — in quel momento abbiamo provato rabbia, ma soprattutto paura per il nostro futuro. Siamo in un’età lavorativa particolare, nella quale perdere il posto significa rischiare di non lavorare più». E mentre marzo si avvicina, con esso cresce l’ansia di una risposta che tarda ad arrivare, sospesa tra la speranza di una chiamata e il timore di un silenzio definitivo.