Chi è Alisson Santos, il “surfista” brasiliano che ha fatto impazzire il Maradona di Napoli
Dalle strade polverose di Itapetinga alle notti magiche d’Europa, la storia del nuovo talento brasiliano che questa sera ha infiammato i cuori dei tifosi del Napoli al Maradona (ha segnato il suo primo gol italiano sul finire del tempo del match contro la Roma per il 2-2 finale).
Il richiamo del destino: dalla sabbia al mare di Partenope
C’è un filo invisibile che lega il Brasile a Napoli, un’arteria pulsante fatta di saudade, gioia anarchica e quella capacità tutta sudamericana di trasformare un pallone di cuoio in un pennello. Quando Alisson Santos è atterrato a Capodichino in questo freddo febbraio del 2026, lo sguardo perso fuori dal finestrino non cercava i monumenti, ma cercava il mare.
Quel mare che aveva lasciato a Lisbona e che, prima ancora, aveva cullato i suoi sogni di bambino a Itapetinga. Alisson non è solo un calciatore; è un racconto che cammina, un incrocio di culture che porta con sé il deserto della Tunisia, il rigore della Libia e il ritmo sfrenato della Bahia. Arriva a Napoli con l’umiltà di chi ha visto il mondo e la fame di chi vuole mangiarselo, quel mondo, con un dribbling secco e uno scatto bruciante.
L’eredità del padre e il coraggio di Aldia
Per capire le accelerazioni di Alisson, bisogna guardare indietro, alle sue radici profonde. Suo padre Ady gli ha trasmesso i geni del calcio, portandolo con sé nelle sue avventure africane. Ma è nel silenzio dignitoso di sua madre, Aldia, che risiede la vera forza del ragazzo. Una donna che ha attraversato tempeste geografiche e personali, tornando in Brasile per garantire a quel figlio dal talento cristallino un futuro lontano dalle restrizioni e vicino alla libertà del campo verde.
Quel tatuaggio sul collo, “Tudo Passa”, non è un vezzo estetico copiato dal suo idolo Neymar: è il mantra di una famiglia che sa cosa significhi cadere e rialzarsi. Ogni volta che Alisson punta il difensore, porta con sé la determinazione di chi sa che le difficoltà sono solo ostacoli da saltare con una finta di corpo.
Lo stile del “Surfista”: elettricità in maglia azzurra
In Portogallo lo chiamavano il “Surfista”. Non perché cavalcasse le onde dell’Atlantico, ma perché ha la capacità rara di scivolare tra le maglie strette delle difese avversarie con una naturalezza quasi irritante. Alisson Santos gioca a un ritmo diverso. Se gli altri corrono, lui fluisce. La sua falcata ricorda la grazia selvaggia di un giovane Rafael Leão, ma con una cattiveria agonistica che sboccia nei momenti decisivi.
Napoli ha capito subito di che pasta fosse fatto: non appena ha toccato il primo pallone al Maradona, un brivido elettrico ha attraversato gli spalti. È quel tipo di giocatore che sposta l’equilibrio dello stadio, che costringe la gente ad alzarsi in piedi prima ancora che l’azione finisca. È l’imprevedibilità fatta uomo, il “joker” che può trasformare una partita bloccata in un trionfo con una singola giocata d’autore.
La musica nel sangue e il battito del Maradona
”Se non fossi stato un calciatore, sarei stato un musicista”, ama ripetere Alisson. E in fondo, il calcio per lui è una partitura jazz: improvvisazione, ritmo e anima. Napoli, città di suoni e melodie eterne, sembra essere lo spartito perfetto per la sua danza.
Le sue prime parole sono state un atto d’amore: ha parlato dei giganti che lo hanno preceduto, da Careca a Neres, ma con la consapevolezza di chi vuole scrivere la propria strofa in questa canzone infinita. Mentre studia l’italiano per capire meglio i comandi dei compagni, Alisson sta già parlando la lingua universale del talento, quella che non ha bisogno di traduzioni.
Un futuro da scrivere all’ombra del vulcano
Il prestito dallo Sporting Lisbona è solo il prologo di quello che promette di essere un romanzo epico. Con il diritto di riscatto già fissato, la società azzurra sa di avere tra le mani un diamante che brilla di luce propria.
Alisson Santos non è venuto a Napoli per essere di passaggio; è venuto per sentire il boato della curva, per vedere le bandiere sventolare e per lasciare un segno indelebile nel cuore di un popolo che non dimentica chi suda per la maglia. Il “Surfista” ha trovato la sua onda perfetta: ora non resta che godersi lo spettacolo di vederlo cavalcare verso la gloria.

