Giada, che sfortuna. Il sogno Olimpiade già finito
MILANO-CORTINA
15 febbraio 2026
MILANO-CORTINA

Giada, che sfortuna. Il sogno Olimpiade già finito

Distorsione al ginocchio con sospetta rottura del legamento crociato
metropolisweb

Il ghiaccio sa essere un palcoscenico glorioso, ma anche un giudice spietato. Per Giada D’Antonio, la “piccola” della delegazione azzurra, il verdetto arrivato dalla pista Rienza di Dobbiaco ha il sapore amaro dell’ingiustizia sportiva. Un’inforcata banale nella dinamica, ma devastante nelle conseguenze, ha trasformato una giornata di allenamento in un incubo che rischia di chiudere anzitempo una stagione fin qui scintillante. La sedicenne napoletana, punta di diamante della nuova generazione dello sci alpino italiano, si stava preparando per le sfide di slalom e gigante previste per oggi e mercoledì.

Durante una sessione di allenamento tra le porte larghe del gigante, la lamina ha tradito la giovane atleta: un movimento brusco, il ginocchio che cede sotto la pressione e il dolore sordo che spegne immediatamente ogni entusiasmo. I primi accertamenti clinici non lasciano spazio a troppi ottimismi. La risonanza magnetica ha evidenziato un trauma distorsivo al ginocchio destro, con la pesante sospetta rottura del legamento crociato anteriore.

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Un infortunio che, per uno sciatore, rappresenta l’ostacolo più duro da superare, sia fisicamente che psicologicamente. Giada non è una sciatrice qualunque. Nonostante i soli 16 anni, la sua scalata è stata vertiginosa. Il passaggio ai “Giovani”, avvenuto quest’anno, l’ha vista subito protagonista in Squadra C insieme ad Anna Trocker. Già tre convocazioni in Coppa del Mondo, un traguardo eccezionale per la sua età. Il guizzo di Spindleruv Mlyn dove ha accarezzato il sogno della seconda manche, dimostrando di avere il passo delle migliori al mondo tra i pali stretti. La D’Antonio rappresenta quel “sangue nuovo” di cui la FISI ha bisogno per garantire continuità ai successi azzurri. Vederla fermarsi proprio ora, dopo aver assaggiato il clima delle grandi occasioni, è un colpo durissimo per tutto l’ambiente. La speranza, seppur flebile, è che il quadro clinico possa rivelarsi meno grave del previsto, evitando l’intervento chirurgico che significherebbe mesi di riabilitazione lontano dalle piste.

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