Bimbo con il cuore bruciato a Napoli. Ore decisive tra indagini e consulti internazionali
TRAPIANTO AL MONALDI
16 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Bimbo con il cuore bruciato a Napoli. Ore decisive tra indagini e consulti internazionali

L'avvocato della famiglia: «Aspettiamo che l'Heart team stamattina si pronunci sugli esami strumentali per confermare la presenza nella lista trapianti».
metropolisweb

La vicenda del bambino di due anni che lo scorso 23 dicembre ha ricevuto un trapianto di cuore danneggiato presso l’ospedale Monaldi di Napoli entra oggi, 16 febbraio 2026, in una fase cruciale. Mentre il piccolo resta sospeso tra la vita e la morte in un reparto di terapia intensiva, si consuma una vera e propria battaglia di pareri medici e procedure giudiziarie che vede contrapposti i principali poli pediatrici italiani e la speranza dei familiari rivolta verso l’Europa.

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Lo scontro scientifico tra Monaldi e Bambino Gesù
Il nodo centrale della giornata riguarda la “mantenibilità” del piccolo nella lista d’attesa nazionale per un nuovo trapianto. Nelle scorse ore, l’ospedale Bambino Gesù di Roma, interpellato per un parere di consulenza, ha espresso una valutazione drammatica: secondo i medici della Capitale, le condizioni cliniche del bambino sarebbero tali da renderlo ormai “inabile” a sostenere un nuovo intervento chirurgico.

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Di parere diametralmente opposto è invece l’Heart Team del Monaldi. I medici napoletani, che monitorano il paziente costantemente, sostengono che sussistano ancora le condizioni cliniche per tentare un secondo trapianto (ritrapiantologia). Questa mattina, l’équipe medica è chiamata a pronunciarsi definitivamente sugli esami strumentali effettuati nella giornata di ieri per confermare la permanenza del bimbo in lista. È un verdetto atteso con il fiato sospeso, poiché un’eventuale esclusione dalla lista trapianti significherebbe, di fatto, interrompere l’unica via di salvezza per il piccolo, attualmente assistito da un sistema ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) di lunga durata.

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L’offensiva legale: terza opinione dai centri europei
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha annunciato che non si fermerà ai due pareri italiani contrastanti. Per dirimere la questione e cercare ogni possibile spiraglio di salvezza, è stata richiesta una third opinion a centri di eccellenza internazionale specializzati in casi di estrema complessità e ritrapiantologia. Le richieste sono state inoltrate ai maggiori hub di Londra, Parigi, Berlino e Utrecht, in Olanda. L’obiettivo è capire se, a livello europeo, esistano protocolli o casistiche che possano supportare la tesi della operabilità, superando lo stallo tra Napoli e Roma.

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L’inchiesta giudiziaria e il “box” della discordia
Parallelamente al fronte clinico, si muove con decisione la Procura di Napoli. L’avvocato Petruzzi depositerà proprio questa mattina la consulenza tecnica del Bambino Gesù, chiedendo al pubblico ministero una svolta nelle indagini. La richiesta della difesa è chiara: la nomina di un collegio peritale per procedere con un incidente probatorio, un passaggio fondamentale per cristallizzare le prove prima che le condizioni del bambino o il decorso del tempo possano mutare il quadro dei fatti.

 

L’inchiesta, che al momento vede sei persone iscritte nel registro degli indagati per lesioni colpose, mira a ricostruire la catena di errori che ha portato all’impianto di un organo definito “bruciato”. Sotto la lente degli inquirenti c’è il trasporto del cuore, partito da Bolzano e giunto a Napoli in condizioni deteriorate. I rilievi riguardano in particolare l’uso di ghiaccio secco e il contenitore utilizzato per il viaggio, sospettato di non aver garantito la corretta conservazione termica, causando danni irreversibili ai tessuti dell’organo prima ancora che venisse suturato nel petto del bambino.

 

Le condizioni del bambino e il supporto delle istituzioni
Allo stato attuale, il bollettino medico parla di condizioni “gravi ma stabili”. Il piccolo è in coma farmacologico, supportato dalle macchine, mentre la madre ha lanciato un accorato appello affinché si faccia presto. Anche il Ministero della Salute ha inviato ispettori per fare luce sull’accaduto e verificare la tenuta dei protocolli del Centro Nazionale Trapianti. La vicenda resta un caso unico per drammaticità e complessità medico-legale, con un’intera comunità che attende di sapere se un nuovo cuore potrà mai arrivare in tempo per correggere quello che appare come un tragico errore di sistema.