Bufera su Harmont & Blaine: lavoratori in presidio a Caivano contro i 32 licenziamenti
CRISI LAVORO
16 febbraio 2026
CRISI LAVORO

Bufera su Harmont & Blaine: lavoratori in presidio a Caivano contro i 32 licenziamenti

Rita Inflorato

Prosegue la mobilitazione dei lavoratori dopo l’annuncio dei licenziamenti nello stabilimento Harmont & Blaine di Caivano. Oggi alle 16:30 è previsto un nuovo incontro in prefettura a Napoli, mentre in contemporanea i dipendenti terranno un presidio di protesta per ribadire la loro contrarietà al piano aziendale che prevede 32 esuberi su 129 addetti, pari a circa il 25% della forza lavoro.

La protesta, già avviata con lo sciopero e il presidio del 10 febbraio, continua dunque senza sosta. A proclamare uno sciopero di 24 ore sono state le sigle sindacali Filctem-Cgil e Femca-Cisl, che giudicano “inaccettabili” i licenziamenti annunciati dall’azienda.

«Abbiamo proclamato questo sciopero perché riteniamo inaccettabili i licenziamenti annunciati», ha spiegato Andrea Pastore, sottolineando come una decisione di tale portata sia stata presa improvvisamente e senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni dei lavoratori. In una nota congiunta, sindacati e Rsu accusano l’azienda di aver “scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle proprie scelte industriali e gestionali, ignorando il drammatico impatto occupazionale, economico e sociale”. Un comportamento definito “grave e socialmente irresponsabile”, che — secondo le organizzazioni — compromette le relazioni sindacali e apre una vertenza destinata a una forte conflittualità.

La richiesta resta una sola: il ritiro immediato dei licenziamenti e l’apertura di un confronto vero e vincolante finalizzato esclusivamente alla tutela dell’occupazione. In assenza di risposte concrete, sindacati e rappresentanze aziendali annunciano la disponibilità a intensificare la mobilitazione e a proseguire le iniziative di lotta, senza escludere ulteriori strumenti di protesta.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della salvaguardia dei posti di lavoro nel tessuto industriale campano, dove decisioni improvvise rischiano di produrre pesanti ricadute sociali ed economiche.