I droni sorvegliano l’Alta Velocità: la nuova strategia contro i sabotaggi ferroviari
TRASPORTI
16 febbraio 2026
TRASPORTI

I droni sorvegliano l’Alta Velocità: la nuova strategia contro i sabotaggi ferroviari

L’obiettivo è blindare i 17mila chilometri di rete, in particolare le tratte dell’Alta Velocità, diventate bersaglio di attacchi mirati e sistematici
Carlo Cafiero

L’Italia corre ai ripari per proteggere le proprie arterie ferroviarie. Dopo una scia di sabotaggi che ha messo in ginocchio la circolazione nazionale, il governo e i vertici della sicurezza hanno varato un piano straordinario che segna una svolta tecnologica nel controllo del territorio. L’obiettivo è blindare i 17mila chilometri di rete, in particolare le tratte dell’Alta Velocità, diventate bersaglio di attacchi mirati e sistematici. Al centro della nuova strategia figurano i droni di ultima generazione e l’intelligenza artificiale, strumenti scelti per monitorare aree che, per loro natura, restano difficilmente presidiabili con le sole pattuglie di terra.

 

Il vertice al Viminale e le nuove misure di sicurezza
La risposta delle istituzioni è arrivata con la convocazione d’urgenza del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Al tavolo hanno partecipato i vertici delle forze di polizia, i servizi di intelligence e i rappresentanti del Gruppo Ferrovie dello Stato. La decisione principale riguarda l’innalzamento immediato del livello di attenzione lungo tutta la dorsale nord-sud. Oltre all’impiego dei droni per il pattugliamento aereo dei punti sensibili, il piano prevede il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza intelligente, capace di rilevare anomalie e intrusioni in tempo reale. Parallelamente, verrà estesa la rete di recinzioni e saranno incrementati i controlli fisici lungo i binari e a bordo dei convogli, con un impiego massiccio di pattuglie congiunte tra le forze dell’ordine e FS Security.

 

L’ombra del terrorismo e le indagini della magistratura
Mentre il governo definisce le contromisure, la magistratura accelera sul fronte investigativo. La Procura di Roma è pronta ad aprire un fascicolo d’indagine sugli ultimi episodi registrati nel Lazio, in particolare sulle tratte Roma-Napoli e Roma-Firenze. L’ipotesi di reato, già adottata dalle Procure di Bologna e Ancona per episodi analoghi, è pesantissima: associazione a delinquere con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti. Gli investigatori della Digos stanno analizzando i danneggiamenti avvenuti all’alba di sabato scorso nelle zone di Labico e via Salaria. Sebbene non vi siano ancora rivendicazioni ufficiali per questi ultimi atti, il sospetto è che esista una regia comune dietro i pozzetti manomessi e i cavi bruciati, collegando questi fatti ai sabotaggi di Pesaro e Castel Maggiore.

 

Expertise criminale e la matrice anarchica
Un elemento che preoccupa particolarmente gli inquirenti è l’accuratezza tecnica degli attacchi. L’amministratore delegato di FS, Stefano Antonio Donnarumma, ha sottolineato come la scelta dei punti nevralgici e degli orari indichi una profonda conoscenza del sistema ferroviario da parte dei sabotatori, definiti come “mani esperte” capaci di massimizzare il disagio pubblico. La matrice di queste azioni sembra ricondurre alla galassia anarco-insurrezionalista. Emblematico è il caso di Pesaro, dove il sabotaggio è stato rivendicato su un blog di area anarchica come atto di protesta contro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. I dati del Viminale confermano un’escalation preoccupante: le azioni di questo tipo sono passate dalle 9 del 2024 alle 49 dell’anno successivo, segno di una strategia di conflitto sempre più aggressiva.

 

Verso un nuovo reato e il rafforzamento normativo
Parallelamente alle operazioni sul campo, si muove anche il fronte legislativo per dotare lo Stato di strumenti di contrasto più efficaci. È stato presentato un disegno di legge che punta a introdurre nel Codice Penale una specifica fattispecie di reato: l’attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo. La norma mira a punire severamente non solo l’uso di veicoli come armi, ma anche ogni atto di violenza o sabotaggio che colpisca le infrastrutture e i servizi di trasporto. La pena prevista, che oscilla tra i dodici e i venti anni di reclusione, riflette la gravità del pericolo creato per la circolazione e la sicurezza pubblica. Con questa mossa, le istituzioni intendono lanciare un segnale chiaro: la protezione della mobilità nazionale è diventata una priorità assoluta di sicurezza nazionale.