La storia del cuore danneggiato mette in fuga i donatori. Si teme l’effetto rebound
DONAZIONE DI ORGANI
16 febbraio 2026
DONAZIONE DI ORGANI

La storia del cuore danneggiato mette in fuga i donatori. Si teme l’effetto rebound

Il ministro è preoccupato: il timore concreto è che l’orrore per quanto accaduto possa spingere i cittadini a revocare il consenso alla donazione degli organi
Marco Cirillo

Il sistema sanitario nazionale trema sotto i colpi dello scandalo scoppiato all’ospedale Monaldi di Napoli, dove al piccolo Tommaso, un bambino di appena due anni affetto da cardiomiopatia dilatativa, è stato trapiantato un cuore gravemente danneggiato durante il trasporto. Mentre i magistrati della Procura di Napoli indagano su una catena di errori che appare incredibile, il Ministro della Salute Orazio Schillaci e le associazioni dei volontari lanciano l’allarme per un possibile “effetto rebound”: il timore concreto è che l’orrore per quanto accaduto possa spingere i cittadini a revocare il consenso alla donazione degli organi.

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L’errore fatale: un cuore “bruciato” dal ghiaccio secco
La vicenda ha inizio lo scorso 23 dicembre, ma i dettagli sono emersi in tutta la loro gravità solo negli ultimi giorni. Un cuore pediatrico, donato dai genitori di un bimbo di 4 anni deceduto in Val Venosta, era partito da Bolzano con destinazione Napoli. Secondo le prime ricostruzioni dell’inchiesta, l’organo non avrebbe viaggiato nelle apposite borse termiche certificate per il trasporto clinico, bensì in un comune box di plastica.

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L’errore tecnico imperdonabile sarebbe stato l’uso di anidride carbonica allo stato solido — il ghiaccio secco — per la refrigerazione. Tale sostanza, non prevista dai protocolli per la conservazione degli organi ma solo per i campioni di tessuto, avrebbe letteralmente “bruciato” i tessuti del cuore a causa delle temperature eccessivamente basse. Nonostante l’evidente stato di deterioramento riscontrato all’arrivo a Napoli, i medici del Monaldi hanno proceduto al trapianto, sostenendo che si trattasse di una “scelta obbligata” poiché non era più possibile reimpiantare il vecchio cuore del bambino, già rimosso per far posto al nuovo.

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Sei indagati e ispezioni ministeriali: caccia ai responsabili
La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra medici e personale paramedico dell’equipe chirurgica e di trasporto. L’ipotesi di reato è di lesioni colpose gravissime, ma la posizione dei sanitari potrebbe aggravarsi a seconda dell’evoluzione delle condizioni cliniche del piccolo Tommaso. Il Ministro Schillaci ha già disposto l’invio di ispettori sia presso la struttura di Bolzano, da cui è partito l’organo, sia al Monaldi di Napoli.

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“È necessario capire cosa sia successo per non far perdere la fiducia dei cittadini”, ha dichiarato il Ministro. L’indagine dovrà chiarire perché sia stato utilizzato un contenitore non idoneo e chi abbia autorizzato l’impianto di un organo palesemente compromesso. Nel frattempo, la direzione sanitaria del Monaldi si trova in un vicolo cieco: i chirurghi sospesi per l’indagine sono gli unici specialisti della struttura in grado di eseguire questo tipo di interventi complessi.

 

Rischio fuga dalle donazioni: i dati dell’Aido
L’eco mediatica dello scandalo sta producendo i primi effetti negativi sulle liste dei donatori. Flavia Petrin, presidente nazionale dell’Aido (Associazione Italiana per la Donazione di Organi), ha confermato all’ANSA una leggera flessione nelle nuove adesioni e, dato ancora più preoccupante, le prime richieste di revoca della volontà già espressa.

 

I numeri mostrano un rallentamento netto: a gennaio 2026 l’Aido aveva raccolto 4.500 manifestazioni di volontà positive, mentre nei primi 15 giorni di febbraio la cifra è crollata a 1.200. “Negli ultimi giorni abbiamo registrato qualche sì in meno e una decina di disdette”, ha spiegato Petrin, sottolineando però che su un totale di 1,5 milioni di soci la situazione non è ancora d’allarme rosso, ma richiede massima attenzione informativa. Attualmente in Italia ci sono circa 8.000 persone in lista d’attesa per un organo.

 

La corsa contro il tempo per salvare Tommaso
Per il piccolo Tommaso la speranza è appesa a un filo. Dopo l’intervento fallito e una successiva emorragia, il bambino è stato reinserito con la massima urgenza nella lista dei trapianti europea. Gli esperti del ministero hanno confermato che il piccolo è ora “il primo della lista”, ma le tempistiche sono strettissime: serve un nuovo cuore pediatrico compatibile entro poche ore.

 

Il mondo della sanità resta con il fiato sospeso, tra la speranza di un miracolo clinico e la necessità di ricostruire la credibilità di un sistema, quello dei trapianti italiano, che nel 2024 aveva superato il record di 4.500 interventi eseguiti, ma che oggi si scopre vulnerabile davanti a un errore procedurale di tale portata.