Riemerge il tesoro della sposa del re di Napoli. Ritrovato il codice di Tito Livio di Ippolita Maria Sforza
Un silenzio durato secoli si è interrotto oggi con un annuncio che scuote il mondo della bibliofilia e della storia dell’arte internazionale. Un prezioso codice miniato dell’opera “Ab Urbe Condita” di Tito Livio, appartenuto alla principessa umanista Ippolita Maria Sforza (1445-1488), è stato ufficialmente ritrovato. Il manoscritto, considerato disperso da oltre cinquecento anni, è riemerso dall’oscurità delle collezioni private per fare ritorno a Milano, luogo in cui fu commissionato prima di intraprendere il suo lungo viaggio verso il Sud Italia.
Il viaggio del codice: dalla corte sforzesca alla Napoli aragonese
La storia di questo volume è intrecciata a doppio filo con le grandi manovre diplomatiche che univano le corti di Milano e Napoli nel XV secolo. Ippolita Maria Sforza, figlia del duca Francesco Sforza, ricevette un’educazione umanistica di altissimo livello. Quando, nel 1465, la principessa lasciò la Lombardia per andare in sposa ad Alfonso II d’Aragona, futuro re di Napoli, portò con sé una dote che comprendeva non solo gioielli e tessuti pregiati, ma anche una raffinata selezione di libri.
Il Tito Livio ora ritrovato era uno dei pezzi pregiati di quella dote. Il volume simboleggiava il prestigio culturale degli Sforza che si trasferiva nel Regno di Napoli, fungendo da ponte intellettuale tra le due potenze della penisola. Dopo la caduta della dinastia aragonese e le successive turbolenze belliche che colpirono Napoli tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, il codice sparì dai cataloghi reali, alimentando per secoli leggende sulla sua possibile distruzione o sul suo trafugamento.
L’opera di Tito Livio come simbolo del potere e della virtù
La scelta di inserire l'”Ab Urbe Condita” nella propria biblioteca privata non era casuale. L’opera monumentale di Tito Livio sulla storia di Roma rappresentava per l’aristocrazia rinascimentale il massimo esempio di virtù civile e politica. Ippolita Maria Sforza vedeva in questo testo una guida morale e un modello di eloquenza per la sua vita a Napoli, dove divenne una figura centrale della cultura di corte.
Il manoscritto ritrovato si distingue per la qualità della sua fattura. Si tratta di un codice miniato, dove il testo latino è accompagnato da decorazioni a mano di straordinaria finezza. Le iniziali istoriate e i fregi che ornano le pagine testimoniano l’eccellenza raggiunta dalle officine milanesi dei miniatori di corte. Sebbene i dettagli sulle condizioni attuali del volume saranno rivelati solo durante la presentazione ufficiale a Palazzo Crivelli, le prime indiscrezioni parlano di uno stato di conservazione eccezionale.
Ippolita Maria Sforza: la principessa che illuminò Napoli
Il rientro a Milano di questo tesoro riaccende i riflettori sulla figura di Ippolita Maria Sforza e sul suo ruolo nel Mezzogiorno. Spesso ricordata solo per il suo matrimonio politico, Ippolita fu in realtà una protagonista attiva della vita culturale napoletana. Fu lei a promuovere la diffusione dei classici, trasformando la corte partenopea in un centro di studi avanzati che attirava poeti e umanisti da tutta Europa.
Il ritrovamento del “suo” Tito Livio permette di ricostruire con maggiore precisione il gusto bibliografico di una donna che utilizzava la cultura come strumento di diplomazia tra Napoli e Milano. La comunità scientifica attende ora di poter analizzare eventuali note a margine contenuti nel codice, che potrebbero svelare nuovi dettagli sulla vita quotidiana e sugli studi della principessa durante gli anni trascorsi all’ombra del Vesuvio.

