Caso Unicusano, Stefano Bandecchi a processo: a giudizio per evasione fiscale
POLITICI IMPUTATI
17 febbraio 2026
POLITICI IMPUTATI

Caso Unicusano, Stefano Bandecchi a processo: a giudizio per evasione fiscale

La reazione dell'ex candidato alla Regione Campania: «Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, è tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare l'innocenza».
metropolisweb

Arriva una svolta giudiziaria di rilievo per uno dei personaggi più discussi e vulcanici della scena politica e imprenditoriale italiana. Il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, già fondatore dell’università telematica Unicusano ed ex candidato alla Presidenza della Regione Campania, è stato rinviato a giudizio dal Gup di Roma con la pesante accusa di evasione fiscale.

La decisione è giunta nella tarda mattinata di oggi, fissando l’inizio del dibattimento per il prossimo 4 giugno davanti al tribunale monocratico della Capitale. Insieme a lui, finiranno a processo altre tre persone che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli di vertice nella gestione della società legata all’ateneo telematico.

 

Le accuse: il “tesoretto” non versato da 20 milioni
Al centro dell’inchiesta condotta dai magistrati capitolini c’è la gestione finanziaria dell’universo Unicusano nel quinquennio che va dal 2018 al 2022. Secondo l’impianto accusatorio, Bandecchi, in qualità di amministratore di fatto dell’università, avrebbe omesso il pagamento di imposte per una cifra monumentale: circa 20 milioni di euro.

Gli inquirenti contestano l’utilizzo di flussi finanziari dell’ateneo per finalità che non sarebbero state strettamente legate all’attività didattica e di ricerca, configurando così un’evasione fiscale sistematica. Per anni, la Guardia di Finanza ha setacciato conti, bilanci e transazioni, arrivando a ipotizzare che l’ente accademico fosse stato utilizzato come una sorta di “cassaforte” per investimenti e spese non pertinenti al regime agevolato previsto per le università.

 

La reazione di Bandecchi: «Tutto come previsto»
Nonostante la gravità del rinvio a giudizio, Stefano Bandecchi ha mantenuto il suo consueto piglio battagliero. Lasciando il Palazzo di Giustizia di Roma poco dopo la lettura dell’ordinanza, il sindaco di Terni ha commentato la notizia con estrema freddezza: «Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, è tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza».

L’imprenditore livornese non è nuovo a bracci di ferro con la giustizia e con le autorità fiscali, e ha sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, sostenendo che le contestazioni siano frutto di una errata interpretazione della normativa che regola le università telematiche.

 

Il legame con la Campania e il peso politico
La notizia del processo ha avuto una forte eco anche in Campania. Solo pochi mesi fa, Bandecchi era stato protagonista di una vivace e discussa campagna elettorale per la guida della Regione. Con il suo stile diretto e spesso provocatorio, aveva cercato di intercettare il malcontento del territorio, presentandosi come l’alternativa ai blocchi di potere tradizionali. La sua candidatura, sebbene non vittoriosa, aveva acceso i riflettori sulla sua capacità di mobilitazione e sul suo ambizioso progetto politico nazionale.

Oggi, quella parabola politica si incrocia inevitabilmente con il calendario giudiziario. Il processo del 4 giugno rappresenterà un banco di prova fondamentale non solo per il futuro dell’ateneo Unicusano, ma anche per le ambizioni del leader di Alternativa Popolare. Se da un lato il rinvio a giudizio non rappresenta una condanna, dall’altro la mole della contestazione fiscale (quei 20 milioni di euro “spariti” dalle casse dello Stato) peserà inevitabilmente sul dibattito pubblico dei prossimi mesi.

Tags:

bandecchi