Dal Sannazaro alla Fenice, l’atroce destino dei teatri distrutti dalle fiamme
Il fumo nero che oggi avvolge via Chiaia, a Napoli, non è solo il tragico epilogo di una notte di fiamme nel cuore del Teatro Sannazaro. È la riapertura di una cicatrice collettiva che l’Italia, custode di un patrimonio teatrale unico al mondo, ha già visto sanguinare troppe volte. Il rogo della “Bomboniera” napoletana si inserisce in una lista nera che attraversa i secoli, trasformando i templi della cultura in pire spaventose e silenziose macerie.
Il precedente di Venezia: Il dolo e la rinascita della Fenice
Il pensiero di ogni amante dell’arte corre immediatamente al 26 gennaio 1996, quando il mondo intero assistette incredulo alla distruzione de La Fenice di Venezia. Fu un incendio dalle dinamiche agghiaccianti: due elettricisti, nel tentativo folle di evitare le penali per i ritardi nei lavori di manutenzione, appiccarono il fuoco. Il risultato fu la cancellazione di platea e palchi, lasciando solo uno scheletro di mura perimetrali affacciate sui canali. Venezia dovette attendere sette anni e la bacchetta di Riccardo Muti, nel 2003, per rivedere il suo teatro ricostruito “com’era e dov’era”, in una sfida titanica tra tecnologia moderna e architettura storica.
Il dramma del Petruzzelli: La “Norma” e il presagio delle fiamme
Quasi trent’anni prima del Sannazaro, fu la Puglia a piangere il suo simbolo. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991, il Teatro Petruzzelli di Bari fu quasi interamente divorato da un incendio di matrice dolosa. Un caso di cronaca dai tratti profetici: la sera precedente era andata in scena la Norma di Bellini, opera che si conclude proprio con il sacrificio della protagonista nel fuoco. Il collasso della cupola affrescata salvò miracolosamente i palazzi circostanti, ma lasciò Bari senza il suo cuore culturale per ben 18 anni. Solo nel 2009 il teatro tornò a vivere, dopo una vicenda giudiziaria e politica tortuosa.
Torino e il lungo oblio del Regio
Andando più a ritroso, la memoria corre all’8 febbraio 1936, quando le fiamme colpirono il Teatro Regio di Torino. Anche in quel caso, tutto accadde dopo uno spettacolo (il Liolà di Pirandello). Un cortocircuito sotto il palco trasformò il capolavoro settecentesco in una fornace nel giro di un’ora. Per il Regio, il destino fu ancora più severo: il silenzio durò quarant’anni. Solo nel 1973 la città riebbe il suo teatro, inaugurato da Maria Callas e Giuseppe Di Stefano con I Vespri siciliani.
Una maledizione o una sfida alla manutenzione?
Il destino del Sannazaro ripropone oggi gli stessi interrogativi. I teatri storici italiani, con le loro strutture in legno, i velluti e le intercapedini secolari, sono organismi fragili. Ogni incendio – che sia figlio del dolo, dell’usura o della fatalità – rappresenta una perdita incalcolabile per l’umanità.
“I teatri sono vivi, respirano con la città. Quando bruciano, è come se un pezzo della nostra memoria collettiva venisse cancellato” – si sente mormorare oggi tra i residenti di via Chiaia.
Mentre il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli dichiara la struttura compromessa, la speranza è che il Sannazaro possa seguire il cammino della Fenice e del Petruzzelli: quello di una ricostruzione che non sia solo restauro architettonico, ma un atto di fede verso la cultura che, come l’araba fenice, ha il dovere morale di risorgere dalle proprie ceneri.

