Referendum, è scontro totale tra Gratteri e Nordio: «Il Ministro non sa cos'è la mafia»
NAPOLI, 17 Febbraio 2026 – Non è più solo un confronto accademico o un dibattito tra visioni opposte del diritto:…
Il clima attorno al referendum sulla riforma della giustizia si fa sempre più rovente, spostando il campo del confronto dalle aule parlamentari ai canali della trasparenza amministrativa e dei finanziamenti elettorali. Giuseppe Santalucia, coordinatore del Comitato “Giusto dire No” nel Lazio ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), denuncia quella che ritiene essere una manovra di disturbo istituzionale. Al centro della contesa c’è la richiesta avanzata dal Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia circa l’elenco dei finanziatori del comitato che si oppone alla riforma.
Referendum, è scontro totale tra Gratteri e Nordio: «Il Ministro non sa cos'è la mafia»
NAPOLI, 17 Febbraio 2026 – Non è più solo un confronto accademico o un dibattito tra visioni opposte del diritto:…
L’affondo sulla trasparenza e lo spettro delle pressioni
Secondo Santalucia, la mossa del Ministero della Giustizia appare priva di fondamenta giuridiche e logiche. L’ex presidente del sindacato delle toghe ha sottolineato come le donazioni raccolte dal comitato siano di entità minima, non superando i cento euro per singolo donatore, e come il comitato stesso non sia configurabile come un partito politico, sfuggendo dunque alle maglie della legge sul finanziamento ai partiti. La richiesta di chiarimenti sulla “opportunità” e sulla trasparenza dei fondi viene interpretata da Santalucia come un tentativo di intimidazione o, quantomeno, di pressione psicologica per depotenziare l’azione del fronte del “No”.
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Il coordinatore del comitato laziale ha rivendicato con orgoglio il ruolo dell’Anm, che non ha mai celato di essere il principale motore e finanziatore dell’iniziativa. Proprio la presenza del sindacato dei magistrati all’interno della struttura direttiva del comitato servirebbe, secondo Santalucia, a garantire l’integrità dell’azione referendaria, evitando derive partitiche o contatti impropri con schieramenti politici definiti. Partecipare al dibattito pubblico su temi di rilievo costituzionale, ha ribadito con forza, non dovrebbe essere accolto con diffidenza o sospetto dalle istituzioni di governo.
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La sponda a Gratteri e la critica nel merito della riforma
Santalucia non si è sottratto al commento sulle recenti e discusse dichiarazioni del Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. Pur cercando di stemperare i toni polemici legati alla catalogazione degli elettori, ha offerto una chiave di lettura difensiva per il collega partenopeo. Secondo Santalucia, Gratteri non ha inteso etichettare come “persone non perbene” tutti i sostenitori del “Sì”, ma ha voluto evidenziare come alcune categorie, storicamente in contrasto con l’azione della magistratura, possano trovare nella riforma un’occasione per indebolire il potere giudiziario.
Al di là delle singole esternazioni, Santalucia ha confermato la piena condivisione del giudizio di merito sull’intervento legislativo promosso dal governo Nordio. La riforma, a suo avviso, rappresenta un oggettivo indebolimento dell’ordine giudiziario, minando l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati senza risolvere i problemi strutturali di efficienza che affliggono il sistema. L’auspicio di Santalucia è che il dibattito torni sull’oggettività del disegno costituzionale e che i cittadini scelgano di respingere un progetto considerato dannoso per l’equilibrio dei poteri.
Il modello italiano e il rischio della controtendenza europea
Un passaggio cruciale dell’intervento di Santalucia riguarda l’autocritica del sistema magistratuale, accompagnata però da un monito sul rischio di fare “passi indietro” storici. L’ex presidente Anm ha ammesso che la magistratura non è esente da difetti e che gli scandali che hanno travolto il Consiglio Superiore della Magistratura negli ultimi anni richiedevano interventi seri. Tuttavia, la ricetta proposta dalla riforma attuale sarebbe, a suo dire, quella sbagliata.
Invece di comprimere l’autonomia con la separazione delle carriere o con nuovi organi di controllo di nomina politica, Santalucia suggerisce che sarebbe stata necessaria un’iniezione di “maggiore democrazia” nel sistema elettorale del Csm. Il paradosso evidenziato è che il modello di autogoverno italiano, finora preso come riferimento positivo in Europa per la sua capacità di resistere alle interferenze della politica, rischi oggi di essere smantellato in favore di un sistema che ci porta in controtendenza rispetto agli standard continentali. La difesa del “No” diventa quindi, per Santalucia, una battaglia non corporativa, ma di civiltà giuridica per preservare un assetto che ha garantito finora l’imparzialità del servizio giustizia.