Esclusiva M+ | Gragnano, svolta sugli omicidi eccellenti: c’è nuovo un pentito
SEGRETI DELLA CAMORRA
17 febbraio 2026
SEGRETI DELLA CAMORRA

Esclusiva M+ | Gragnano, svolta sugli omicidi eccellenti: c’è nuovo un pentito

Mirante ha iniziato a collaborare già a settembre fornendo dichiarazioni credibili secondo gli investigatori
Michele De Feo

«Chi ha ordinato di uccidere Alfonso Cesarano? Perchè è stato ammazzato il fedelissimo del clan Di Martino?». Aniello Mirante, 38 anni, potrebbe aver dato le risposte agli ultimi interrogativi rimasti sul delitto eseguito lo scorso 29 agosto in via Cappella della Guardia a Gragnano. Ma non solo, perchè il 38enne, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio, ha assunto lo status di collaboratore di giustizia. Da qualche mese ai magistrati dell’Antimafia e ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata che stanno conducendo le indagini sta raccontando i retroscena dell’omicidio del 34enne pregiudicato, ammazzato insieme alla suo cane a colpi di pistola. Ma l’uomo potrebbe aver fatto rivelazioni anche su altri delitti e dinamiche criminali.

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Mirante ha iniziato sin dal giorno del suo arresto avvenuto a settembre il percorso di collaborazione con la giustizia fornendo fino a questo momento dichiarazioni credibili e che per gli investigatori hanno un reale fondamento. Per quattro mesi è stato interrogato e per altri due potrà fornire rivelazioni. Gli 007 stanno già cercando i riscontri sulle indicazioni fornite del killer che  già quando fu condotto in caserma a Torre Annunziata confessò immediatamente di essere il killer di Alfonso Cesarano.

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L’uomo indicò ai carabinieri anche dove cercare la pistola utilizzata per l’omicidio ed accusò sia Salvatore Bifulco (anche lui ha confessato), 55 anni di Castellammare, e Rita Letizia Maugeri, 49 anni di Boscoreale, di aver partecipato alla preparazione e all’esecuzione dell’omicidio. Da quel giorno sono passati più di quattro mesi. Tempo nel quale le indagini sul delitto di Alfonso Cesarano non si sono mai fermate. L’elemento che in questa storia è particolare è che sia Mirante che Bifulco non risultano essere affiliati ad un’organizzazione criminale, mentre Maugeri è semplicemente imparentata con un narcos del clan Aquino Annunziata di Boscoreale.

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L’Antimafia ha chiesto per i 3 indagati il giudizio immediato e già nei prossimi giorni verrà fissata la prima udienza di fronte la corte d’Assise del Tribunale di Napoli. L’accusa è di omicidio aggravato dal metodo camorristico. Cesarano fu ucciso nel pieno pomeriggio del 29 agosto alle 15:34, in una strada pubblica mentre rientrava, in sella al suo scooter,  nella sua abitazione a Lettere dopo il turno di lavoro in un’attività nella zona di Madonna delle Grazie.

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Ad incastrare Mirante, Bifulco, e Maugeri sono state le telecamere di video sorveglianza comunali e private  che hanno immortalato non solo il momento dell’agguato ma  anche tutta la fase di preparazione dell’omicidio. Immagini che hanno permesso ai carabinieri di ricostruire il delitto in appena 72 ore. L’arresto dei 3 indagati avvenne dopo 8 giorni- il pomeriggio dell’otto settembre- l’omicidio. Dalle indagini è emerso che l’omicidio di Alfonso Cesarano era stato deciso almeno un mese prima dell’agguato mortale in via Cappella della Guardia. Una conclusione a cui gli inquirenti sono arrivati ripercorrendo a ritroso le immagini delle telecamere di videosorveglianza che inquadravano il covo dei killer, un garage in via Andreulli a Boscoreale riconducibile a Rita Letizia Maugeri, accusata di essere la basista del delitto. Ma non solo perchè Mirante e Bifulco tentarono di ammazzare Cesarano pochi giorni prima dell’agguato mortale. In sella al T-max nero – su cui era stata affissa una targa rubata- utilizzato poi per l’omicidio si recarono a Lettere.

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Ma Cesarano, quel giorno, era sceso qualche minuto prima dalla sua abitazione. Una coincidenza che ha ritardato solo il suo appuntamento con la morte. Il 29 agosto Bifulco (era alla guida dello scooter poi sequestrato), e Mirante aspettarono nascosti in un vicolo di via Cappella della Guardia Alfonso Cesarano che fu colpito con cinque colpi di pistola. Il 34enne era agli arresti domiciliari, con il permesso di recarsi a lavoro, perchè stava scontando una condanna per tentato omicidio per fatti risalenti al 2022. Ritenuto un fedelissimo del clan Di Martino (cosca egemone sui Monti Lattari con roccaforte a Iuvani) per l’Antimafia era il referente dell’organizzazione criminale sul territorio di Lettere e Casola. Una zona  sulla quale il clan Di Martino ha acquisito il controllo grazie all’eliminazione fisica dei competitor criminali. L’ultimo in ordine cronologico fu il narcos Ciro Gargiulo, alias ‘o biond, ammazzato nel febbraio del 2024. Pochi mesi prima Alfonso Cesarano, la sera del 7 dicembre, il 34enne fu vittima di un agguato a colpi di kalashnikov sulle curve di Lettere nel quale rimase miracolosamente illeso. In auto con lui viaggiava un’altra persona. Dettaglio su cui vige il massimo riserbo.

 

Così come sulle rivelazioni di Aniello Mirante. Da quello che filtra l’omicidio di Alfonso Cesarano sarebbe riconducibile a motivi legati al traffico di droga e al controllo della produzione di marijuana sul territorio dei Monti Lattari. Affare su cui il clan Di Martino detiene il monopolio e sul quale altre organizzazioni criminali hanno posto le proprie mire. Mirante e Bifulco, ma siamo ancora nel campo delle ipotesi, potrebbero essere stati pagati per uccidere e Cesarano.