Nordio, parole peggiori di quelle di Gratteri: «Al Csm un sistema paramafioso»
Il dibattito referendario sulla giustizia abbandona definitivamente i binari del confronto di merito per precipitare in uno scontro frontale senza…
NAPOLI, 17 Febbraio 2026 – Non è più solo un confronto accademico o un dibattito tra visioni opposte del diritto: quello tra il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, e il Guardasigilli Carlo Nordio si è trasformato in uno scontro frontale che scuote le fondamenta stesse delle istituzioni. Al centro della contesa c’è il prossimo referendum sulla riforma della giustizia, ma la polemica ha ormai superato i confini del merito tecnico per addentrarsi nel campo delle accuse personali e dei richiami storici più oscuri della Repubblica.
L’affondo di Gratteri sulla conoscenza del fenomeno mafioso
Le parole pronunciate da Nicola Gratteri arrivano come un macigno. Nei giorni scorsi, anche lui aveva usato parole oltre le righe per bollare i sostenitori del Sì alla riforma. Ora risponde alle dichiarazioni del ministro Nordio – che aveva definito il sistema di nomine del Csm come “para-mafioso” – il procuratore partenopeo ha usato toni di una durezza senza precedenti. “Il ministro Nordio o non sa cos’è la mafia e chi è il mafioso, o forse è lui che deve chiarire”, ha incalzato Gratteri, ricordando con una punta di sarcasmo che Nordio è stato nominato procuratore aggiunto a Venezia proprio da quel sistema che oggi definisce con aggettivi tanto pesanti.
L’accusa è chiara: per Gratteri, accostare le logiche (seppur discutibili) del Consiglio Superiore della Magistratura alla criminalità organizzata è un errore di analisi storica e criminale, o peggio, un espediente retorico pericoloso. Questo passaggio segna il punto più basso dei rapporti tra i due protagonisti, rappresentanti di due mondi – quello della magistratura inquirente “di frontiera” e quello della politica garantista – che oggi sembrano non avere più alcun linguaggio comune.
Nordio, parole peggiori di quelle di Gratteri: «Al Csm un sistema paramafioso»
Il dibattito referendario sulla giustizia abbandona definitivamente i binari del confronto di merito per precipitare in uno scontro frontale senza…
Referendum e indipendenza: l’ombra della P2 e di Licio Gelli
Il cuore della battaglia resta però la riforma che prevede la separazione delle carriere e la creazione di due distinti Csm. Per Gratteri, non si tratta di un semplice maquillage burocratico, ma di un attacco diretto all’autonomia e all’indipendenza del pubblico ministero. Il procuratore di Napoli non ha esitato a riesumare uno dei fantasmi più inquietanti della storia d’Italia: il “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli.
“Uno dei primi a parlare di separazione delle carriere fu proprio Licio Gelli, come risulta dal piano della P2”, ha ricordato Gratteri, sottolineando come la finalità di quella loggia massonica deviata fosse proprio la limitazione dell’indipendenza del magistrato inquirente per sottoporlo, di fatto, al controllo dell’esecutivo. Per il procuratore, la riforma attuale è un “salto nel buio” che rischia di realizzare, decenni dopo, quegli obiettivi eversivi. Secondo Gratteri, la separazione delle carriere è un pretesto: “Non si cambiano sette articoli della Costituzione per soli 30 magistrati all’anno che cambiano funzioni”.
Gratteri critica il Sì al referendum: “Lo votano indagati e centri di potere”
In vista del referendum costituzionale che si terrà questo marzo, il magistrato e procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che più…
Il fronte del “No” e la polemica sulla massoneria deviata
Gratteri ha poi voluto chiarire la sua discussa affermazione secondo cui a votare per il “Sì” al referendum sarebbero “indagati, imputati e massoneria deviata”. Non uno spartiacque tra buoni e cattivi, spiega il magistrato, ma una distinzione di visione: da un lato chi ritiene giusto che la magistratura eserciti un controllo di legalità sulla collettività e sui poteri, dall’altro chi vuole diminuire o eliminare tale controllo.
Il procuratore rivendica la natura non politica della sua posizione, ricordando di aver invocato il “No” ben prima che la sinistra prendesse una posizione ufficiale. La sua è una battaglia di convinzione tecnica: una giustizia che non funziona non si cura con la separazione delle carriere, ma con riforme che rendano efficienti i processi, un obiettivo che, a suo dire, questa riforma manca completamente.
Giustizia, lo strappo delle 51 toghe. Il «caso Gratteri» spacca la magistratura
Il clima all’interno della magistratura italiana non è mai stato così teso. L’ultima scintilla, capace di innescare un incendio che…
L’Alta Corte e il rischio di un sistema “triplicato”
Un altro punto critico sollevato da Gratteri riguarda i costi e l’efficacia della nuova architettura istituzionale proposta dal governo. Con la creazione di due Csm e di un’Alta Corte di Giustizia, il procuratore prevede una proliferazione burocratica senza precedenti: “Le correnti continueranno a esistere e governeranno non più un solo Csm, ma due, più l’Alta Corte, con spese triplicate a carico dei contribuenti”.
Ma il rischio maggiore sarebbe l’indebolimento dell’autonomia magistratuale dovuto alla forte componente “laica” (ovvero di nomina politica) nei nuovi organi. Il timore finale di Gratteri è che questa riforma sia solo l’apripista per modifiche ancora più invasive che, attraverso leggi ordinarie e decreti attuativi, portino a sottrarre ai pm il controllo della polizia giudiziaria, come ipotizzato da alcuni esponenti della maggioranza.
L’invito finale del procuratore è un appello alla partecipazione: “Andate a votare”. Un segno che, nonostante il clima di scontro totale, la parola finale spetterà ai cittadini, chiamati a decidere su un passaggio che potrebbe cambiare per sempre il volto della giustizia italiana.