Al Cine Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano in scena Sinfonia d’amore… due atti davvero “unici”
SPETTACOLI
17 febbraio 2026
SPETTACOLI

Al Cine Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano in scena Sinfonia d’amore… due atti davvero “unici”

Lo spettacolo liberamente adattato e diretto da Domenico Orsini
Enza Perna

Liberamente adattato e diretto da Domenico Orsini, è andato in scena al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano lo spettacolo Sinfonia d’amore, tratto da Sinfonie d’amore (al plurale) di Giuseppe Fava. Fin dal dischiudersi del sipario lo spettatore viene immerso in una realtà surreale e a tratti onirica, che vive in magica simbiosi con la musica.“L’intera narrazione – dice Orsini –  è, nella mia idea, come una partitura musicale, spassosa quanto struggente, non a caso ho rinominato gli atti “movimenti”, dando ad essi sottotitoli propri del linguaggio musicale: I MOVIMENTO, “Amor profano”, andantino patetico; II MOVIMENTO, “Felice Speranza”, cantabile senza voce.”

Gli atti sono introdotti da un PRELUDIO, adagio onirico, una proiezione con musica nella quale dei personaggi-strumenti, dai tratti cartooneschi stilizzati, nel poetico ‘racconto grafico’ opera di Alessandro di Napoli, anticipano ed introducono i temi dello spettacolo. Il regista, in effetti, fa in modo che i personaggi diventino strumenti ai quali viene affidata l’esecuzione della “Sinfonia”.“L’elemento musicale è principe nell’intera pièce – prosegue il regista – e viene riproposto non solo nella natura e nell’animo dei protagonisti, ma anche nella scenografia, che si muove e danza con essi, e soprattutto nelle musiche originali, che mettono in primo piano questo o quello strumento, fondendosi e confondendosi con i personaggi e con il loro mondo interiore in un tutt’uno armonico e palpitante.”Nel primo atto, un’improbabile e grottesca compagnia di attori-musicisti-cantanti presenta un altrettanto improbabile spettacolino in una bettola, per poi fare cappello e godere dell’elemosina di una ciotola di minestra. Ma quella che in un primo momento appare come una farsa, soprattutto quando uno dei personaggi viene costretto dagli eventi a svelare il dramma della propria esistenza, svela poi al pubblico l’amaro di una triste realtà ai margini, spesso protagonista degli intensi scritti di Fava.Nel secondo atto Felice, sognatore e poeta, è innamorato della bella Speranza, prostituta che tutte le notti passa davanti alla sua finestra cantando la propria malinconia. Nell’estasi dei fugaci incontri con lei, l’uomo dimentica la moglie pazza, il padre rimbambito, il figlio paralitico. La chiusura dell’atto sconvolge e riavvolge il ‘nastro’ della narrazione per vestirlo di nuovi significati.Una profonda e vibrante riflessione sull’uomo, sulla sua natura e sulla sua dignità, fa da eco al sarcasmo del racconto scenico, moderno e attuale nonostante sia datato 1980.

In scena una compagnia di validi interpreti, tutti appassionati e appassionanti professionisti. Lo stesso Domenico Orsini regala al pubblico, con misurata maestria, due personaggi delicati e toccanti; bravo Vincenzo Borrelli, patron del Centro Teatro Spazio, che fu culla di Massimo Troisi e che, grazie ai suoi sforzi e alla sua abnegazione, è oggi un accreditato centro di formazione e produzione.

Nel “SECONDO MOVIMENTO” suggestiva ed emozionante l’interpretazione di Federica Aiello, avvenente e cinica puttana che viene conquistata dall’Amore; mentre Tiziana Tirrito, disegna con camaleontico talento il personaggio della moglie pazza, che oscilla, incerta e confusa, tra profonda sofferenza e picchi di folle intemperanza. Una nota a parte merita Umberto Ranieri, il più giovane della compagnia, formatosi alla scuola dell’Elicantropo di Carlo Cerciello. Bravissimo, appassionato, rigoroso ed intenso, arricchisce i suoi personaggi, in particolare quello di Otello, uno dei protagonisti del “PRIMO MOVIMENTO”, con sfumature caratteriali e vocali di grande resa scenica. Punto di forza del testo di Fava, sul quale abilmente gioca la regia in questo libero adattamento così originale, è che tutti gli interpreti danno vita nel primo atto a ruoli totalmente differenti e lontani da quelli del secondo. Gli atti stessi rap-presentano situazioni lontane l’una dall’altra, sia per contesto che per narrazione; questo dà agli attori la possibilità di incarnare personaggi che, seppur accomunati dal loro vivere al margine, sono agli antipodi. La metamorfosi più singolare è quella delle due attrici femminili: goffe e sgraziate gemelline cieche nel primo movimento, femminili e procaci donne nel secondo.

D’effetto e funzionali le scene di Barbara Risi, riprese con maestria da Ciro Lima Inglese, che ben raffigurano le ambientazioni, che sembrano come inquadrate da un’ottica aberrata, propria di entrambi gli atti. Mosse a vista dai protagonisti in alcuni momenti dello spettacolo, rendono il pubblico partecipe della finzione scenica, del “fatto teatrale”, dando un sapore brechtiano e un’ulteriore nota surreale all’allestimento.Indovinati e d’effetto i costumi di Viviana CrosatoAntonietta Rendina.Ad arricchire lo spettacolo, accompagnando, disegnando o sottolineando momenti ed atmosfere, le magnifiche musiche originali di Lello Cannavale e Angelo Lauro. Sonorità magiche ed ammalianti che perfettamente si intessono nel racconto scenico, dando l’impressione che il linguaggio recitativo e quello musicale si “fondano e confondano” – come dice Domenico Orsini – in un unico tessuto narrativo, nel quale parole e note sembrano nate insieme.”Insomma una messinscena singolare, insolita, indovinata, che il pubblico ha molto apprezzato e che ci auguriamo di poter rivedere presto su altri palcoscenici.