Torre Annunziata: il “giallo” dei basoli di pietra lavica del Vesuvio spariti sul Corso
Un nuovo caso di gestione discutibile dei lavori pubblici a Torre Annunziata. La segnalazione ci giunge da un lettore attento corredata da immagini inequivocabili, riguarda un tratto di Corso Vittorio Emanuele III, precisamente all’altezza della Chiesa dello Spirito Santo. Il cantiere, appena smobilitato, ha lasciato dietro di sé una ferita non solo estetica, ma storica e patrimoniale: al posto dei pregiati basoli in pietra lavica, è comparso un anonimo e sciatto manto di asfalto.
Un patrimonio che svanisce sotto il bitume
La denuncia solleva due questioni cruciali. La prima riguarda l’esecuzione dei lavori, definita senza mezzi termini “maleseguita”. Coprire o sostituire la pavimentazione storica con l’asfalto non rappresenta solo un declassamento estetico per il centro cittadino, ma un vero e proprio affronto all’identità urbana. Ma è il secondo interrogativo a farsi inquietante: che fine hanno fatto, o che fine faranno, i basoli rimossi?
Parliamo di pietra lavica del Vesuvio, un materiale che oggi non viene più prodotto (in commercio si trova solo materiale proveniente dall’Etna) e che possiede un valore economico e storico immenso. Estratti e lavorati secoli fa, questi blocchi sono pezzi unici di artigianato minerario.
Il mistero del Litorale Oplonti
Il lettore richiama alla memoria un dettaglio non trascurabile: una vera e propria “montagna” di basoli era stata precedentemente ammassata lungo il Litorale Oplonti. Oggi, di quel tesoro pubblico, sembra non esserci più traccia. È lecito dunque chiedersi se esista un inventario rigoroso di questi materiali e dove vengano stoccati dopo la rimozione.
“Chi risarcirà la città per questo scempio? E soprattutto, dove finisce l’oro grigio di Torre Annunziata?”
Appello alle Istituzioni
Giriamo gli interrogativi direttamente al sindaco e all’assessore competente. Scrive il lettore: «La cittadinanza esige trasparenza sui criteri che hanno portato alla scelta dell’asfalto in un’area storica. Sulla tracciabilità dei basoli rimossi: sono in un deposito comunale o sono “evaporati”? Sulle penali previste per ditte che non ripristinano lo stato dei luoghi a regola d’arte».

