Addio a Vincenzo D’Agostino, il paroliere di Gigi D’Alessio
LUTTO NELLA MUSICA
18 febbraio 2026
LUTTO NELLA MUSICA

Addio a Vincenzo D’Agostino, il paroliere di Gigi D’Alessio

E' considerato l’«architetto» del sentimento popolare napoletano degli ultimi quarant’anni
Carmen Caldarelli

Vincenzo D’Agostino, il paroliere di Gigi D’Alessio, si è spento ieri 17 febbraio all’età di 65 anni. La sua morte è arrivata dopo aver combattuto contro alcuni problemi di salute che lo avevano colpito negli ultimi tempi. La notizia ha scosso profondamente Napoli e il mondo della musica, lasciando un vuoto incolmabile in quella fucina creativa che era la sua scrivania.

 

D’Agostino è stato molto più di un semplice paroliere: è stato l’architetto del sentimento popolare napoletano degli ultimi quarant’anni. Se Napoli ha cantato l’amore, il tradimento e la voglia di riscatto, spesso lo ha fatto usando le sue parole.​

 

Nato nel cuore di Napoli, D’Agostino è stato il “paroliere dei record”. Dotato di una sensibilità fuori dal comune, aveva la rara capacità di trasformare il linguaggio della strada in poesia melodica. Non scriveva solo canzoni, ma sceneggiature in musica che riuscivano a toccare corde profonde sia nei quartieri popolari che nei grandi palcoscenici nazionali.

 

​È stato il pilastro del genere neomelodico, contribuendo in modo decisivo a sdoganarlo e a portarlo al successo commerciale in tutta Italia.​ La carriera di D’Agostino è costellata di successi che hanno segnato la storia della musica napoletana.

 

​Il capitolo più importante della sua carriera è stato quello con Gigi D’Alessio. Insieme hanno firmato capolavori come Non dirgli mai (portata a Sanremo), Una magica storia d’amore, Mon amour e Quanti amori. D’Agostino è stato la “penna” che ha accompagnato l’ascesa di Gigi dal successo locale a quello mondiale.

 

Ma le parole di D’Agostino non si sono fermate solo a D’Alessio; ha scritto anche per Mario Merola, contribuendo a rinfrescare il repertorio della sceneggiata, e per Nino D’Angelo.

 

Ha lanciato e consolidato le carriere di tantissimi artisti come Gigi Finizio, Rosario Miraggio, Gianluca Capozzi e Sal Da Vinci con il fenomeno “Rossetto e Caffè”. Molte delle sue canzoni sono diventate colonne sonore di film cult del genere “sceneggiata moderna” e hanno ispirato film e serie di successo, come le sigle di “Amici” 2003 e 2004 e  “Un medico in famiglia” 6.​

 

Le parole spese dai “suoi” cantanti riflettono un legame che andava ben oltre il semplice rapporto professionale.​

 

«Abbiamo scritto la storia insieme. Se ne va una parte di me. Vincenzo non era solo un paroliere, era un fratello, un complice. Le sue parole rimarranno eterne, cantate da milioni di persone» Gigi D’Alessio.

 

​Rosario Miraggio invece lo ha ricordato con immenso dolore, definendolo il suo “papà artistico”, colui che sapeva leggere nell’anima degli artisti prima ancora che aprissero bocca, mentre Sal Da Vinci ha sottolineato la sua capacità di rendere nobile il sentimento popolare, definendolo un poeta umile e immenso.