La Bomboniera di Napoli tra le ceneri. Lo Stato promette la rinascita del Sannazaro
Il silenzio che avvolge via Chiaia in queste ore non è quello magico che precede l’apertura del sipario, ma quello spettrale che segue il passaggio del fuoco. Tra le transenne che delimitano l’accesso al civico 222, i turisti e i residenti si fermano in un pellegrinaggio silenzioso davanti all’ingresso carbonizzato del Teatro Sannazaro. La “bomboniera” di Napoli, il salotto elegante che dal 1847 ha custodito la memoria della grande tradizione partenopea, è oggi una ferita aperta nel cuore della città. Ventiquattro ore dopo l’inferno di fiamme, la conta dei danni è impietosa, ma il sentimento che prevale tra le macerie non è la resa, bensì una volontà ferocemente lucida di ricominciare.
La promessa delle istituzioni: “Non sarà un lutto permanente”
Nel pomeriggio di oggi, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è giunto sul luogo del disastro per portare il segnale tangibile della presenza del Governo. Un abbraccio lungo e commosso ai titolari, Salvatore Vanorio e Lara Sansone, ha suggellato l’impegno dello Stato. “Lo Stato c’è e ora comincia la rinascita”, ha scandito il Ministro, definendo l’accaduto una “tragedia culturale” che richiede una risposta corale. L’obiettivo dichiarato non è solo il ripristino, ma la creazione di una struttura ancora più solida e moderna, capace di dare continuità a un sogno lungo quasi due secoli. Il Governo Meloni, attraverso le parole di Giuli, ha assicurato il massimo sforzo economico, con una mappatura delle necessità che verrà definita nei prossimi giorni, evitando stime al ribasso per garantire un intervento d’eccellenza.
Il dramma degli sfollati e la sicurezza degli edifici
Mentre la politica traccia le linee della ricostruzione, la realtà immediata è fatta di 26 persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case. Il bilancio del Comune di Napoli parla di 28 unità immobiliari coinvolte: non solo il teatro e nove locali commerciali, ma anche 18 unità ai piani superiori, tra uffici e abitazioni private. I vigili del fuoco continuano il loro incessante lavoro di verifica statica, mentre tre appartamenti risultano gravemente danneggiati. Gli sfollati hanno trascorso la prima notte presso parenti e amici, sospesi in un’attesa logorante. La priorità, oltre alla cultura, resta la sicurezza di chi abita il perimetro colpito dalle fiamme, in un quadrilatero urbano dove la densità edilizia rende ogni intervento complesso e delicato.
La solidarietà dei teatri e il “modello Petruzzelli”
La risposta del mondo della cultura non si è fatta attendere, manifestandosi con una generosità che scavalca i confini regionali. Il Governatore della Campania, Roberto Fico, ha già stanziato un milione di euro in bilancio per la ripresa immediata delle attività. Ma è dal fronte della fratellanza artistica che arrivano le proposte più simboliche: il sovrintendente del Teatro Petruzzelli di Bari, Nazzareno Carusi – che ben conosce il dolore di vedere il proprio tempio divorato dal fuoco – ha lanciato l’idea di devolvere una parte dei ricavi del Festival di Sanremo alla ricostruzione del Sannazaro. Un appello firmato da intellettuali e artisti come Massimo Ghini e Carolina Terzi chiede un progetto pilota nazionale, mentre icone popolari come Gigi D’Alessio si sono già offerte per sostenere concretamente i lavori.
Verso il Mediterraneo per salvare la stagione
Il futuro prossimo del Sannazaro, nell’attesa che le macerie lascino spazio ai ponteggi, potrebbe trovarsi alla Mostra d’Oltremare. Il sindaco Gaetano Manfredi ha messo a disposizione il Teatro Mediterraneo come casa temporanea per la compagnia e le maestranze. “Dobbiamo garantire che venga restituito il lavoro ai nostri ragazzi”, hanno risposto i titolari, evidenziando come dietro le mura del teatro battano i cuori di decine di lavoratori dello spettacolo. La sfida è ora quella di non disperdere il patrimonio umano e professionale della struttura, mantenendo viva la programmazione in un luogo che, seppur diverso, possa ospitare lo spirito della “Cantata dei Pastori” e dei classici che hanno reso il Sannazaro eterno. Napoli non accetta il lutto: dalle ceneri di via Chiaia sta già sorgendo il cantiere della speranza.

