La speranza si ferma davanti al letto di un bambino di due anni e mezzo. Al termine del consulto tra…
TRAPIANTO AL MONALDI
18 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI
L’ultimo atto del dramma del piccolo Domenico, ecco perché il trapianto sarebbe stato inutile
Tra emorragie cerebrali e crisi settiche, il verdetto è unanime: il bambino non avrebbe superato l'intervento
Mentre la città di Napoli resta col fiato sospeso e la politica si interroga sulle responsabilità di un sistema che ha consegnato un organo “bruciato” dal ghiaccio secco, la scienza medica mette un punto fermo, gelido e definitivo, sulla sorte del piccolo paziente del Monaldi. Il verdetto emesso oggi dal comitato di esperti nazionali non lascia spazio a interpretazioni: per il bambino di due anni, il cui cuore originale è stato sostituito a dicembre da un organo danneggiato, non ci sarà un secondo trapianto. Non è una scelta di volontà, ma una resa davanti all’evidenza di un corpo che non ha più le risorse biologiche per combattere.
La diagnosi del comitato: un corpo oltre il limite
Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino e membro chiave del pool di esperti, ha spiegato all’ANSA le ragioni tecniche di una decisione definita “terribilmente difficile”. Il quadro clinico del bambino è precipitato nelle ultime ventiquattro ore. Una crisi settica notturna ha costretto i medici a manovre d’emergenza che hanno sottoposto l’organismo a uno stress estremo, causando un massiccio accumulo di liquidi. Ma il vero ostacolo insormontabile è emerso dall’ultima diagnostica per immagini: una tac cerebrale ha rivelato un’emorragia prima assente. Questo dettaglio trasforma qualsiasi tentativo chirurgico in una condanna certa, poiché la circolazione extracorporea necessaria per il trapianto richiede l’uso di anticoagulanti che renderebbero l’emorragia cerebrale incontenibile e fatale durante l’operazione.
L’etica del limite e il valore della risorsa preziosa
Nel linguaggio asciutto della medicina d’urgenza, il termine “inutile” assume una valenza etica profonda. Procedere con il trapianto in queste condizioni, secondo gli esperti, non sarebbe stato un atto di eroismo medico, ma un accanimento destinato al fallimento che avrebbe, al contempo, sprecato una risorsa di inestimabile valore. In un sistema trapiantologico dove la domanda supera drammaticamente l’offerta, destinare un cuore a un paziente che non ha alcuna possibilità di sopravvivere all’intervento significa sottrarre quella stessa possibilità a un altro bambino. È il paradosso più crudele della medicina: il distacco obiettivo necessario per garantire la sopravvivenza del maggior numero possibile di vite, anche quando questo comporta la rinuncia a una singola, disperata battaglia.
Un algoritmo per la vita: il destino del nuovo cuore
Nonostante il dramma di Napoli, la macchina della vita non si ferma. Il cuore che si era reso disponibile nelle ultime ore, e che per un breve istante è apparso come l’ultima ancora di salvezza per il piccolo del Monaldi, non rimarrà inutilizzato. Sarà un algoritmo a decidere chi, tra gli altri due bambini in lista d’attesa per “emergenza nazionale”, riceverà l’organo entro la notte. Questi due piccoli pazienti, classificati in classe 1, sono attualmente in condizioni cliniche idonee a sostenere l’intervento. La sequenza di priorità, basata su criteri di compatibilità e gravità generale, stabilirà chi potrà beneficiare del dono, trasformando il dolore di una famiglia nella rinascita di un’altra. Il donatore è stabile e l’espianto avverrà nelle prossime ore, garantendo che la catena della solidarietà non si spezzi nonostante il fallimento del caso napoletano.
Scienza e coscienza di fronte all’imprevedibile
“Dal punto di vista umano è stato terribile”, confessa Pace Napoleone, sottolineando come nemmeno decenni di carriera possano corazzare un medico di fronte alla gestione di simili tragedie. La sospensione della sedazione, avvenuta nella serata di ieri, non ha portato al risveglio del bambino, alimentando il timore che il danno cerebrale possa essere già progredito oltre il monitorabile. Ora spetta ai medici del Monaldi il compito più ingrato: decidere il percorso di fine vita o il mantenimento delle cure palliative per un piccolo guerriero che, tradito da un errore umano iniziale, si ritrova ora sconfitto dalle leggi inesorabili della biologia. La cronaca di questa giornata segna il passaggio dal tempo della speranza a quello della riflessione sulle fragilità di un sistema che, pur puntando all’eccellenza, resta tragicamente umano.

