PanaCast Room Kits, una piattaforma modulare per videomeeting
A ISE 2026, l’evento di punta sull’industria dell’audiovisivo e system integration che si è tenuto a Barcellona dal 3 al 6 febbraio, Jabra ha presentato una soluzione molto concreta per portare l’esperienza del “videomeeting da piccola sala” anche in ambienti medi e grandi, dove distanza tra i partecipanti, acustica e copertura video diventano rapidamente fattori critici. Si tratta di un ecosistema che combina video bar, multi-camera e microfoni di estensione, con un approccio dichiaratamente modulare: una sala può partire “snella” e crescere nel tempo, mantenendo continuità di utilizzo e gestione.
Jabra è uno dei marchi più riconoscibili nel settore dell’audio professionale e delle comunicazioni unificate: è storicamente associata a cuffie e speakerphone per ufficio, ma negli ultimi anni ha esteso in modo deciso la presenza nelle soluzioni per sale riunioni e ambienti ibridi. L’azienda fa parte del gruppo danese GN Group, realtà con una lunga tradizione nelle tecnologie audio e nelle soluzioni per la comunicazione.
Questo posizionamento “tra audio e collaborazione” è importante per leggere le novità di ISE: Jabra non propone solo una camera o una soundbar, ma punta a offrire un set di componenti integrati, pensati per essere distribuiti su larga scala (dall’IT) e usati in modo intuitivo (dagli utenti), con compatibilità e certificazioni orientate alle piattaforme di videoconferenza più diffuse.
Il fulcro dell’annuncio è la nuova linea Jabra PanaCast Room Kits, proposta in configurazioni con 1, 3 o 5 telecamere. L’obiettivo non è solo offrire tre “taglie”, ma abilitare un concetto: una sala che puoi ottimizzare in base alla geometria e alla profondità, e che puoi aggiornare per gradi senza sostituire tutto.
Nelle sale più piccole e regolari può bastare una singola unità; quando però crescono i posti a sedere, o quando lo spazio è largo, profondo o con tavoli molto estesi, entra in gioco il vantaggio di una copertura multi-camera: ridurre i “punti ciechi”, migliorare la visibilità dei partecipanti più lontani e rendere la percezione di presenza più equilibrata per chi segue da remoto.
Dal punto di vista di chi gestisce infrastrutture AV/IT, la modularità ha due benefici pratici:
- standardizzazione: stesso linguaggio di installazione e gestione su più sale;
- scalabilità: puoi distribuire un primo setup e incrementarlo quando cambiano layout o necessità, senza riprogettare da zero.
Al centro dei kit c’è la nuova PanaCast 55 VBS, una video bar progettata per la collaborazione in sala e pensata per funzionare come “hub” di un sistema più ampio. La famiglia PanaCast è nota per l’approccio panoramico: qui il punto chiave è il campo visivo a 180°, utile quando vuoi inquadrare l’intero tavolo senza dover arretrare la camera o ricorrere a lenti che deformano eccessivamente ai bordi.
La novità più rilevante, in ottica sala medio-grande, è la connettività estesa: la PanaCast 55 VBS nasce per supportare audio di estensione e configurazioni multi-telecamera, trasformandosi da dispositivo “tutto-in-uno” per sale standard a componente centrale di un impianto più articolato. In altre parole: la video bar resta un punto di partenza semplice, ma non diventa un collo di bottiglia quando la sala cresce.
Sul fronte esperienza utente, Jabra enfatizza funzioni basate su intelligenza artificiale per l’inquadratura e l’adattamento alle dinamiche della riunione: l’obiettivo è mantenere un’immagine leggibile, naturale e “comprensiva” della stanza, senza richiedere regia manuale o continui interventi di setup.

Quando la sala diventa grande, il limite più frequente non è il video ma l’audio: voci lontane, riverbero, persone che parlano “verso il tavolo” e non verso la camera. Il nuovo PanaCast SpeakerMic nasce per affrontare proprio questo: estendere la copertura microfonica e portare la qualità di cattura vocale più in profondità nella stanza.
Oltre alla componente audio, lo SpeakerMic integra anche controlli per la sala riunioni, un aspetto meno “spettacolare” ma molto concreto: ridurre la frizione durante la call. Se i comandi essenziali sono a portata di mano, diminuiscono i piccoli attriti (mute/unmute, gestione rapida) che, moltiplicati su decine di meeting, pesano sulla qualità percepita.
Il risultato atteso è duplice: in presenza, meno persone “costrette” ad alzare la voce o spostarsi; da remoto, una conversazione più uniforme, con meno differenze tra chi siede vicino e chi siede lontano.

A completare il quadro c’è Jabra Cams, il sistema multi-telecamera che punta su una logica di regia automatica: più punti di ripresa, più contesto, più possibilità di valorizzare chi sta parlando o l’interazione del gruppo. È qui che Jabra inserisce in modo più esplicito la componente “AI”: l’idea è che la tecnologia aiuti a scegliere l’inquadratura più utile momento per momento, senza trasformare la riunione in una produzione televisiva.
Per molte aziende, questo tipo di soluzione risponde a un problema ormai comune: nelle sale grandi, il remoto vede “una stanza” più che “le persone”. La multi-camera serve a riportare i partecipanti al centro dell’esperienza, riducendo l’effetto “platea” e rendendo più leggibili interventi, reazioni e turni di parola.
Un elemento strategico dell’annuncio è la scelta di un’impostazione basata su Android, raccontata come un modo per semplificare implementazione e gestione. In un periodo in cui molte aziende stanno standardizzando sale ibride su scala (decine o centinaia di ambienti), la differenza non la fa solo la qualità audio/video, ma la ripetibilità del deployment: installare velocemente, configurare in modo coerente, aggiornare e monitorare senza costi operativi fuori controllo.
In questa direzione si inserisce anche il richiamo al supporto dell’ecosistema Microsoft per la gestione dei dispositivi, e alla compatibilità con piattaforme di videoconferenza come Zoom: temi che, per molte organizzazioni, contano quanto le specifiche tecniche perché riducono rischi e frammentazione.
C’è poi un dettaglio spesso sottovalutato: l’installazione fisica. Jabra mette l’accento su un’esperienza più lineare per chi monta e cabla in campo, con componentistica e confezionamento pensati per accelerare i rollout e ridurre errori. È una scelta “da prodotto enterprise”: meno tempo per sala significa più previsione dei costi e più facilità nel portare lo standard anche in sedi remote.
Per il mercato europeo, Jabra indica una disponibilità dei PanaCast Room Kits nel secondo trimestre 2026. I prezzi indicativi sono:
- PanaCast 55 VBS: 3.449 euro
- PanaCast SpeakerMic: 549 euro
- Jabra Cams: a partire da 589 euro.
In un contesto in cui il lavoro ibrido non è più un’eccezione ma una normalità, il valore si misura nella continuità: riunioni più chiare, partecipazione più bilanciata e sale che restano aggiornabili nel tempo. Jabra prova a giocare questa partita con un set di prodotti che parte semplice, ma non si ferma quando la stanza cresce.
Gennaro Annunziata

