Una speranza al dieci per cento: il bivio drammatico per il piccolo Domenico al Monaldi
TRAPIANTO AL MONALDI
18 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Una speranza al dieci per cento: il bivio drammatico per il piccolo Domenico al Monaldi

Le parole dell’avvocato della famiglia: «Il margine di sopravvivenza è ridottissimo. Solo il chirurgo Oppido è pronto a tornare in sala»
Raffaele Vitiello

Una percentuale che gela il sangue, ma che rappresenta l’unico appiglio rimasto per una madre che non vuole arrendersi. Nel drammatico pomeriggio dell’ospedale Monaldi di Napoli, dove un’equipe nazionale di cardiologi sta decidendo il destino di Domenico — il bimbo di due anni e mezzo in attesa di un secondo trapianto di cuore — le parole del legale della famiglia, Francesco Petruzzi, restituiscono la dimensione di una tragedia medica e umana senza precedenti.

 

«Ci dicono che c’è un 10% di possibilità di riuscita dell’operazione», ha dichiarato l’avvocato Petruzzi ai cronisti presenti. Una stima clinica che racconta, meglio di qualsiasi bollettino, quanto siano precarie le condizioni del piccolo dopo due mesi di circolazione extracorporea e un primo intervento fallito.

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La gerarchia dell’urgenza: Domenico è il primo in lista
Nonostante la criticità estrema, sul piano burocratico e dei protocolli di assegnazione, il bambino avrebbe la priorità. Secondo quanto riferito dal legale, Domenico si trova in una lista d’attesa insieme ad altri tre piccoli pazienti. Tuttavia, incrociando i dati della gravità clinica e della compatibilità del gruppo sanguigno, il bimbo del Monaldi risulterebbe il primo nel suo gruppo di riferimento per il cuore resosi disponibile nelle ultime ore.

 

Questa posizione di “privilegio” nella sfortuna pone gli esperti davanti a un dilemma etico devastante: assegnare l’organo a chi ha più probabilità di farcela o rispettare la priorità di chi, come Domenico, è ormai arrivato all’ultima spiaggia?

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Il fattore umano: il coraggio del chirurgo Guido Oppido
Un altro dettaglio emerso dalle dichiarazioni del legale riguarda la composizione dell’equipe medica e la disponibilità ad affrontare un re-intervento così complesso e rischioso. Stando a quanto riferito da Petruzzi, l’unico medico disposto a scendere nuovamente in campo sarebbe il dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che aveva già eseguito il primo trapianto.

 

«Nessuno degli altri chirurghi presenti oggi sarebbe disponibile a partecipare all’operazione», ha spiegato l’avvocato, riportando quanto riferitogli dai medici della struttura. Una ritrosia, quella dei colleghi, che probabilmente nasce dall’altissimo rischio di insuccesso e dalle complicazioni cliniche accumulate dal piccolo in questi sessanta giorni di agonia. La madre di Domenico, tuttavia, ha già espresso il suo pieno consenso: se il cuore verrà assegnato a suo figlio, vuole che sia ancora Oppido a tentare il miracolo.

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Un verdetto che pesa come un macigno
Mentre il consulto dei cardiologi prosegue, l’ospedale Monaldi resta il centro di un’attenzione nazionale. La decisione dei periti non riguarderà solo l’assegnazione tecnica dell’organo, ma la valutazione della “trapiantabilità” stessa del bambino. Con una possibilità di successo dichiarata del solo 10%, il confine tra l’accanimento terapeutico e l’ultimo eroico tentativo di salvataggio si fa sottilissimo.

 

Sullo sfondo, resta il dolore composto di una famiglia che attende di sapere se quel cuore potrà battere nel petto di Domenico o se il destino del piccolo è già stato segnato dalle complicazioni di un percorso clinico sfortunato sin dal primo istante.

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