Lo Spolettificio verso la chiusura, 30 addetti a rischio a Torre Annunziata
Lo Spolettificio di Torre Annunziata rischia di chiudere e i sindacati chiedono chiarezza al Ministero della Difesa e all’Agenzia Industrie…
Una nuova nube si addensa sul futuro industriale dell’area vesuviana. La Cisl Funzione Pubblica di Napoli ha proclamato ufficialmente lo stato di agitazione per il personale dello stabilimento militare “Spolette” di Torre Annunziata. La decisione, comunicata con forza dal segretario generale Luigi D’Emilio, arriva come reazione immediata a quella che il sindacato definisce una “ipotesi di chiusura inaudita” avanzata dalla Direzione Generale del Ministero della Difesa.
La vertenza, che promette di infiammare i rapporti tra il territorio e il dicastero guidato da Guido Crosetto, nasce dal timore che uno dei presidi produttivi storici dell’area metropolitana possa essere cancellato nel silenzio delle istituzioni centrali, aggravando una situazione occupazionale già estremamente fragile.
Lo Spolettificio verso la chiusura, 30 addetti a rischio a Torre Annunziata
Lo Spolettificio di Torre Annunziata rischia di chiudere e i sindacati chiedono chiarezza al Ministero della Difesa e all’Agenzia Industrie…
La denuncia della Cisl: «Inaccettabile desertificare il territorio»
Il leader della Cisl Fp Napoli, Luigi D’Emilio, non usa giri di parole per descrivere la gravità dello scenario. Secondo il sindacalista, la chiusura dello stabilimento sarebbe un colpo mortale per un’area, quella di Torre Annunziata, già profondamente segnata da anni di deindustrializzazione e degrado economico. D’Emilio ha ribadito la ferma volontà del sindacato di opporsi a qualsiasi piano di dismissione, chiedendo al Ministro della Difesa di rispettare gli impegni precedentemente assunti per il rilancio e la piena operatività del sito.
L’accusa mossa dal sindacato è chiara: non si può pensare di risolvere i problemi di bilancio o di riorganizzazione del ministero tagliando presidi che rappresentano l’unico argine sociale e produttivo per migliaia di cittadini. La difesa dell’industrializzazione dell’area metropolitana di Napoli diventa così il perno di una lotta che la Cisl si dice pronta a portare avanti “fino in fondo”.
L’assenza di un piano industriale e il silenzio del Ministero
Le critiche più dure sono contenute in un documento firmato dal capo dipartimento Funzioni Centrali, Amedeo D’Apice, e dal coordinatore territoriale Difesa, Antonello Fanelli. La federazione stigmatizza la mancanza totale di trasparenza da parte della Direzione Generale del Ministero. Secondo i rappresentanti sindacali, non è mai stato presentato un piano industriale formale, né sono state avanzate proposte concrete per il rilancio occupazionale dello stabilimento.
Inoltre, viene denunciata l’assenza di un confronto serio e strutturato con le parti sociali. Questo silenzio, segnala D’Apice, equivale alla volontà di cancellare decenni di competenze tecniche e amministrative accumulate dai lavoratori. Gli addetti dello stabilimento Spolette hanno messo per anni la propria professionalità al servizio dello Stato, contribuendo allo sviluppo di un settore strategico che, secondo la Cisl, dovrebbe essere valorizzato per competere sui mercati internazionali anziché essere smantellato.
L’appello-ultimatum: tavolo tecnico subito
La Cisl Fp chiude la sua nota con un vero e proprio ultimatum indirizzato ai vertici del Ministero della Difesa. La richiesta è quella di aprire immediatamente un tavolo tecnico di confronto per definire un piano di rilancio che possa garantire un futuro allo stabilimento militare. Non si tratta solo di una questione di difesa del posto di lavoro per gli attuali dipendenti, ma di una battaglia per la sopravvivenza economica di tutto l’hinterland vesuviano.
Il rilancio delle “Spolette” viene considerato fondamentale per mantenere un equilibrio produttivo in tutta la provincia di Napoli. Lo stato di agitazione rappresenta solo il primo passo di una mobilitazione che potrebbe inasprirsi nelle prossime settimane se non arriveranno risposte concrete da Roma. La parola passa ora al Governo, chiamato a chiarire se lo stabilimento torrese faccia ancora parte dei piani strategici della Difesa o se sia destinato a diventare l’ennesima cattedrale nel deserto della costa campana.