Cuore di ghiaccio impiantato a Domenico. L’inchiesta s’allarga a Bolzano. Sos degli psicologi
TRAPIANTO AL MONALDI
19 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Cuore di ghiaccio impiantato a Domenico. L’inchiesta s’allarga a Bolzano. Sos degli psicologi

Sotto la lente della Procura l’uso fatale di ghiaccio secco per il trasporto: sei indagati, ma il registro potrebbe allungarsi ai sanitari altoatesini
Raffaele Vitiello

L’inchiesta sul drammatico trapianto di cuore fallito lo scorso 23 dicembre segna una svolta decisiva. Non sono più solo i medici del Monaldi a finire sotto la lente della magistratura: l’inchiesta si allarga ufficialmente a Bolzano. La Procura locale ha infatti aperto un fascicolo “parallelo” per responsabilità colposa in ambito sanitario, a seguito di un esposto presentato lo scorso 13 febbraio.

 

La collaborazione tra le due Procure punta a identificare chi, materialmente, abbia gestito le fasi cruciali del confezionamento dell’organo all’interno dell’ospedale di raccolta. Se finora gli indagati erano sei (tutti membri dell’équipe napoletana), nelle prossime ore il registro potrebbe allungarsi includendo medici e paramedici della struttura altoatesina che hanno assistito alle operazioni di espianto e imballaggio.

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Il giallo del ghiaccio secco: un errore fatale
Il fulcro del disastro clinico risiede in un dettaglio tecnico apparentemente banale, ma dalle conseguenze letali: la temperatura di conservazione. Secondo le risultanze degli audit interni dell’azienda ospedaliera dei Colli e le testimonianze chiave — tra cui quella del dottor Giuseppe Limongelli, dimessosi pochi giorni dopo l’accaduto — il cuore prelevato a Bolzano sarebbe stato letteralmente “congelato”.

 

Durante le fasi di preparazione del box per il trasporto verso Napoli, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco (anidride carbonica solida a -78,5°C) anziché il comune ghiaccio di acqua, necessario per mantenere i canonici 4°C. Questo scambio di materiali, probabilmente dovuto a una richiesta di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello, avrebbe reso il muscolo cardiaco irrimediabilmente danneggiato prima ancora di decollare verso la Campania.

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Il verdetto dell’Heart Team: speranze spezzate per il bimbo di Nola
Mentre la giustizia cerca i responsabili, la clinica emette la sentenza più dura. Mercoledì l’Heart Team del Monaldi, supportato dai massimi esperti dei centri trapianti pediatrici italiani, ha stabilito che il piccolo paziente di 2 anni di Nola non è più nelle condizioni cliniche per affrontare un nuovo intervento.

 

Una decisione che arriva come un macigno sulla famiglia, proprio mentre era stata comunicata la disponibilità di un nuovo organo compatibile. Il peggioramento delle condizioni del bambino, ricoverato in terapia intensiva, rende il rischio operatorio insostenibile, chiudendo — almeno per ora — la finestra di opportunità che avrebbe potuto rimediare all’errore di dicembre.

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La battaglia legale per la documentazione
I legali della famiglia, gli avvocati Francesco Petruzzi e Angelo Riccio, non intendono però arrendersi al “no” dei medici napoletani. La difesa ha formalmente reiterato la richiesta di accesso immediato a tutta la documentazione sanitaria e ai verbali tecnici dell’Heart Team.

 

L’obiettivo è trasferire i dati a specialisti e associazioni internazionali, in Italia e all’estero, per verificare se esistano protocolli alternativi o una minima possibilità di stabilizzare il piccolo e riportarlo in lista trapianto. “Siamo stati contattati da diverse strutture pronte a valutare il caso”, spiegano i legali, sottolineando come al momento l’unico dato documentale certo in loro possesso sia la relazione del Bambino Gesù.

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Un sistema sotto esame: dalle dimissioni alla verità
La vicenda del Monaldi ha scosso le fondamenta del sistema trapiantologico nazionale. Le dimissioni lampo di Limongelli, ex direttore del follow-up, arrivate appena sei giorni dopo il trapianto fallito, erano state il primo segnale di una gestione interna problematica.

 

Ora, con il coordinamento tra le Procure di Napoli e Bolzano, si cerca di capire come sia stato possibile ignorare i protocolli standard di trasporto organi. La verità giudiziaria dovrà stabilire se l’errore del ghiaccio secco sia stato un tragico infortunio o una negligenza sistemica che ha coinvolto entrambe le strutture ospedaliere coinvolte nella catena del soccorso.

 

L’appello degli psicologi

L’Ordine degli psicologi, attraverso il presidente Armando Cozzuto lancia un appello: «Riteniamo essenziale che al bambino siano garantiti interventi proporzionati, appropriati e coerenti con le sue condizioni cliniche, nel pieno rispetto della sua dignità, intesa come tutela dell’integrità, del sollievo dalla sofferenza e della qualità dell’accompagnamento assistenziale. È inoltre necessario che i familiari siano sostenuti con un supporto psicologico qualificato e continuativo». Una vicenda di tale impatto, conclude Cozzuto, «può generare ulteriore incertezza e insicurezza nelle persone attualmente in lista trapianto e nei loro familiari: è pertanto fondamentale rafforzare la trasparenza, la fiducia e il sostegno psicologico lungo tutto il percorso di cura».