Cuori rossi e palloncini a Nola: il corteo sotto la pioggia per il bimbo dal cuore bruciato
Cuori rossi e striscioni per Domenico nelle strade di Nola, il bimbo di 2 anni che lotta tra la vita…
La tragedia del piccolo Domenico, il bambino che lotta tra la vita e la morte all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi drammaticamente infausto, entra oggi in una fase nuova, carica di silenzio e di una sofferenza che difficilmente trova parole. Alle ore 12:00 di questo venerdì 20 febbraio, si tiene un vertice decisivo tra il pool di medici della struttura ospedaliera, il medico di fiducia della famiglia, la madre del piccolo e il suo legale. L’obiettivo non è più una guarigione che la medicina ha dichiarato impossibile, ma la definizione di un percorso di cure palliative che metta fine a quello che i genitori percepiscono come un inaccettabile accanimento terapeutico.
Cuori rossi e palloncini a Nola: il corteo sotto la pioggia per il bimbo dal cuore bruciato
Cuori rossi e striscioni per Domenico nelle strade di Nola, il bimbo di 2 anni che lotta tra la vita…
La decisione arriva dopo giorni di straziante attesa e battaglie legali, con la famiglia che ieri ha chiesto formalmente di sospendere ogni pratica che non fosse strettamente finalizzata al benessere del bambino. Non si tratta di un distacco improvviso dalle macchine, né di un atto di eutanasia, ma di un delicato “accompagnamento”. Fonti interne all’ospedale hanno chiarito un punto cruciale che tiene l’intera vicenda sospesa su un filo: a Domenico non sarà staccato l’Ecmo, l’apparecchiatura per l’ossigenazione extracorporea che attualmente sostituisce le funzioni del suo cuore e dei suoi polmoni.
Il chirurgo ha impiantato il cuore ghiacciato, quello di Domenico era stato già rimosso
Una sequenza di errori procedurali, un deficit comunicativo fatale e l'utilizzo inspiegabile di materiali non idonei al trasporto degli organi.…
Il limite della medicina e la scelta dell’amore
La ragione tecnica del mantenimento dell’Ecmo è brutale nella sua evidenza: interrompere quel macchinario significherebbe causare il decesso del bambino nel giro di pochi secondi. La nuova strategia terapeutica, concordata tra le parti, prevede invece la rimozione di tutte le altre terapie “non necessarie”, ovvero quei trattamenti farmacologici o invasivi che non contribuiscono alla stabilità del piccolo ma che potrebbero prolungarne inutilmente l’agonia. È il momento in cui la medicina fa un passo indietro per lasciare spazio alla pietas e alla dignità del paziente, cercando di garantire a Domenico un transito il più possibile privo di stimoli dolorosi.
Diritto alla dignità oltre la cura: l'appello per il piccolo del Monaldi
Il dramma del bambino di due anni ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli, al quale lo scorso dicembre è stato impiantato…
Il caso ha sollevato un’ondata di commozione e dibattito in tutta la Campania, riaccendendo i riflettori sulla gestione dei trapianti e sulle responsabilità legate a quel “cuore danneggiato” che ha dato il via a questo calvario. Ma oggi, nelle stanze del Monaldi, non c’è spazio per le polemiche giudiziarie, che pure faranno il loro corso. C’è solo la necessità di gestire un fine vita che riguarda un bambino, un compito che mette a dura prova la tenuta emotiva degli stessi sanitari che per settimane hanno sperato in un miracolo che non è avvenuto.
L'ultimo atto del dramma del piccolo Domenico, ecco perché il trapianto sarebbe stato inutile
Mentre la città di Napoli resta col fiato sospeso e la politica si interroga sulle responsabilità di un sistema che…
Verso un accompagnamento protetto
Il nuovo percorso terapeutico punta tutto sull’alleviamento delle sofferenze. In termini medici si parla di “sedazione palliativa” o di “comfort care”, un approccio che mira a sedare il dolore fisico e lo stato di angoscia, permettendo alla famiglia di restare accanto al bambino in un clima di maggiore intimità e minore disturbo tecnologico. L’avvocato della famiglia e il medico di fiducia monitoreranno ogni passaggio affinché la volontà dei genitori sia rispettata punto per punto, garantendo che Domenico riceva tutto l’amore possibile senza ulteriori inutili traumi fisici.
Il Sannio e la provincia sud di Napoli restano col fiato sospeso, uniti in una preghiera laica o religiosa per un bambino che è diventato il figlio di tutti. Mentre il vertice a mezzogiorno definisce i dettagli tecnici di questa “ritirata” della medicina, resta la consapevolezza amara di una vita spezzata, ma anche il valore civile di una scelta che mette al centro non la sopravvivenza biologica a ogni costo, ma la sacralità della persona e della sua sofferenza.