Referendum, a Torre del Greco il «contentino» per il M5S: sorteggiato solo uno scrutatore su tre
Torre del Greco. Referendum sulla giustizia, arriva un altro «contentino» per gli esponenti del M5S di palazzo Baronale: sorteggiato uno scrutatore su tre per le operazioni di voto del 22 e 23 marzo. E’ il «verdetto» della commissione elettorale comunale, pronta a firmare un «compromesso elettorale» per accontentare (in parte) le richieste degli ingombranti alleati del sindaco Luigi Mennella senza perdere il tradizionale «giro di clientele» legato alla nomina diretta degli addetti ai seggi.
L’assist da Mpt
Il primo cittadino – rappresentato per l’occasione dal vicesindaco Michele Polese, incaricato di presiedere la riunione decisiva della Cec – aveva già sposato, diversamente dalle linea adottata in occasione delle ultime elezioni regionali, la proposta di sorteggio avanzata dal capogruppo grillino Mirko Gallo e messo a disposizione la propria quota di 82 nomi da individuare con una riffa pubblica tra gli iscritti all’apposito albo degli scrutatori. Una scelta in parte ricalcata da Antonio D’Ambrosio – capogruppo della civica Movimento Popolare Torrese – pronto a «cedere» 16 dei propri 80 nomi dopo avere recentemente «incassato» la nomina di assessore di Antonio Crispino, ironia della sorte, ex candidato del M5S «pentito» dell’avventura politica con i pentastellati. Niente passi indietro, invece, per Iolanda Mennella – la cugina del sindaco, capogruppo della lista Mennella Sindaco – e Carmela Pomposo, unica rappresentante della minoranza all’interno della Cec: entrambe hanno ribadito la necessità di procedere alla nomina diretta degli scrutatori, così come previsto dalla legge.
Malumori in Comune
Alla fine – a fronte di 322 scrutatori – solo 98 nomi, in pratica il 30%, saranno sorteggiati come chiesto dal M5S. Ma la scelta di procedere alle nomine ha ugualmente scatenato malumori e polemiche sia all’interno della maggioranza sia tra le fila dell’opposizione. Perché il «taglio» delle nomine ha inevitabilmente portato a un «ridimensionamento» delle indicazioni politiche da parte di ogni consigliere comunale, con inevitabili proteste all’indirizzo dei componenti della commissione elettorale comunale. Un copione già visto a palazzo Baronale, dove la composizione dei seggi resta terreno minato e cartina di tornasole degli equilibri politici. Tra sospetti di clientelismo, accuse incrociate e regolamenti di conti, anche il referendum sulla giustizia rischia così di trasformarsi in un nuovo capitolo della lunga saga delle faide a palazzo Baronale. E il «contentino» concesso ai pentastellati potrebbe non bastare a spegnere il fuoco delle polemiche.
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