Cellulari sequestrati e 6 medici indagati per la morte di Domenico
TRAPIANTO AL MONALDI
21 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Cellulari sequestrati e 6 medici indagati per la morte di Domenico

Il bimbo di Nola ricoverato al Monaldi si è spento all'alba
Andrea Ripa

La morte del piccolo Domenico, dopo il trapianto di cuore del 23 dicembre scorso all’Ospedale Monaldi, entra in una fase decisiva dell’inchiesta. La Procura di Napoli ha notificato un avviso di garanzia a sei sanitari iscritti nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato, per ora, resta quella di lesioni colpose gravissime. Ma è solo un passaggio formale: con la fissazione dell’esame autoptico, la contestazione verrà rimodulata in omicidio colposo. Un atto dovuto, spiegano gli inquirenti, per consentire agli indagati di nominare consulenti in vista dell’autopsia. Ma il cambio di qualificazione giuridica segna un salto di qualità nell’indagine: dal sospetto di errori che abbiano aggravato le condizioni cliniche, all’ipotesi che quegli eventuali errori abbiano determinato la morte del bambino. A coordinare l’inchiesta è la VI sezione della Procura – “lavoro e colpe professionali” – con il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci. Un fascicolo delicatissimo, che punta a fare piena luce su ciò che è accaduto in sala operatoria e nelle ore successive all’intervento.

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Nelle ultime ore i carabinieri del NAS hanno sequestrato i telefoni cellulari dei sei indagati. Una mossa investigativa significativa: i dispositivi saranno analizzati per ricostruire le comunicazioni intercorse tra medici e paramedici dal giorno del trapianto fino a oggi. Messaggi, chiamate, chat interne: ogni dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo per comprendere la catena delle decisioni cliniche, le eventuali criticità, i tempi delle scelte. Al centro degli accertamenti ci sono le procedure seguite durante e dopo il trapianto, la gestione delle complicanze, la tempestività degli interventi correttivi e la coerenza tra protocolli e condotte effettivamente adottate. L’autopsia sarà un passaggio chiave: dovrà stabilire le cause esatte del decesso e chiarire se vi sia un nesso diretto tra eventuali errori e la morte del piccolo paziente. Intanto, la vicenda scuote profondamente la sanità campana e riapre il dibattito sulla sicurezza degli interventi ad alta complessità. Un trapianto di cuore su un minore è un’operazione che richiede standard altissimi, coordinamento perfetto, assenza di margini d’errore.

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Quando qualcosa va storto, il confine tra complicanza inevitabile e responsabilità professionale diventa il terreno scivoloso su cui si gioca il destino giudiziario dei sanitari. Per la famiglia di Domenico resta un dolore immenso e la richiesta di verità. Per i sei medici indagati, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Per la magistratura, il compito di ricostruire senza sconti né pregiudizi una tragedia che ha spezzato una vita e scosso un’intera comunità. Le prossime settimane saranno decisive. L’esito dell’autopsia e l’analisi dei cellulari potrebbero imprimere una svolta all’inchiesta. E dire, finalmente, cosa è accaduto davvero in quella sala operatoria il 23 dicembre.

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