ESCLUSIVA M+ | Ordini dal 41 bis, al setaccio i colloqui del boss D'Alessandro di Castellammare
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Scommesse illegali e pizzo mascherato dalla vendita dei gadget natalizi, condannato a quattro anni di carcere Michele D’Alessandro, figlio del boss Luigi, attualmente recluso al 41-bis. Per quello che è considerato dall’Antimafia uno dei rampolli della cosca di Scanzano, attualmente recluso ai domiciliari fuori regione, è arrivata la seconda condanna dopo quella incassata dal processo Cerbero a otto anni di carcere per associazione a delinquere, droga ed estorsioni.
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Michele D’Alessandro, 33 anni, in questo procedimento invece è stato condannato perché, secondo l’accusa, avrebbe imposto con l’aiuto di Matteo Di Lieto e del killer Antonio Lucchese, a decine di commercianti l’acquisto di gadget natalizi avvalendosi della forza intimidatoria del clan D’Alessandro, la cosca che da quasi 50 anni detta legge a Castellammare di Stabia.
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La sentenza pronunciata ieri dai giudici della Corte d’Appello ha riformato parzialmente- il collegio difensivo composto dai legali Raffaella Farricelli, Mariano Morelli, Gennaro De Gennaro, Giuliano Sorrentino, Gennaro Somma, Renato D’Antuono, ha raggiunto un accordo con la procura generale per un concordato sulla pena- le condanne inflitte in primo grado agli imputati in questo processo scaturito da un’inchiesta della Guardia di finanza.
Oltre a D’Alessandro sono stati condannati Antonio Lucchese a 6 anni e 6 mesi, Rodolfo D’Apuzzo, 3 anni e 6 mesi, Matteo Di Lieto 3 anni e 4 mesi, Roberto Di Somma, 2 anni e 2 mesi. Per quest’ultimo, assistito dall’avvocato Raffaella Farricelli, è caduta l’aggravante camorristica alla contestazione.
Le indagini che hanno generato il procedimento sono partite dalle rivelazioni del pentito Pasquale Rapicano, ex killer del clan D’Alessandro, in relazione agli affari della cosca di Scanzano nel settore delle scommesse illegali. Il sistema era piuttosto semplice, perché attraverso l’apertura di finti internet point o attività di servizi, si mascherava l’interesse primario a raccogliere scommesse che solo in piccola parte venivano indirizzate su circuiti legali, per percepire le commissioni previste per gli intermediari (la finanza ha calcolato un movimento di poco più di 300mila euro in sei mesi nel 2021). Il grosso veniva bancato su siti pirata, talvolta riconducibili sin dal nome agli stessi componenti del gruppo. Partendo da un punto scommesse di via IV Novembre gli investigatori riescono a scoperchiare il vaso di Pandora del business illegale, che racconta anche di scommettitori che accumulavano debiti fino a 10mila euro per fare le loro puntate sugli incontri sportivi.
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Alle scommesse sportive, poi, si aggiungevano anche gli introiti relativi ai videopoker che non erano collegati ai circuiti legali e venivano sistemati in bar e locali del territorio. Le indagini sul business delle scommesse ha poi permesso di risalire anche all’affare dei gadget natalizi, gestito da Michele D’Alessandro, con l’aiuto di Antonio Lucchese e Matteo Di Lieto. Secondo l’accusa i tre avrebbero estorto a diversi commercianti somme di denaro in cambio della vendita (imposta) di gadget natalizi. Quest’ultimi, in alcuni casi, non venivano nemmeno consegnati. Michele D’Alessandro attualmente si trova agli arresti domiciliari fuori regione per questa causa, mentre Antonio Lucchese è stato condannato l’anno scorso all’ergastolo l’omicidio di Antonio Vitiello, commesso nel 2008.