Morte del piccolo Domenico, la madre rompe il silenzio: «Ora è il momento della giustizia»
Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico
TRAPIANTO AL MONALDI
21 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Morte del piccolo Domenico, la madre rompe il silenzio: «Ora è il momento della giustizia»

La famiglia chiede il sequestro del cuore e accertamenti tecnici irripetibili. Funerali previsti per fine settimana, ma prima la Procura dovrà fare luce sul trapianto dell'organo danneggiato
Andrea Ripa

Poche ore dopo il decesso del figlio di soli due anni e mezzo, Patrizia Mercolino si è presentata davanti ai taccuini e alle telecamere con una dignità che ha raggelato i presenti. «Adesso è arrivato il momento della giustizia», ha dichiarato con fermezza, segnando il passaggio dall’emergenza clinica alla fase giudiziaria. La madre di Domenico ha rivolto un appello accorato all’opinione pubblica: «Continuate a starmi vicino, non dobbiamo dimenticare Domenico. Lo devo a lui: la prima cosa è che mio figlio non sia dimenticato, la seconda è che si aiutino gli altri bambini». Un testamento spirituale che trasforma una tragedia privata in una missione collettiva per evitare che altri genitori debbano vivere lo stesso calvario.

Morte del piccolo Domenico, la madre rompe il silenzio: «Ora è il momento della giustizia»

È morto Domenico, il bimbo a cui era stato trapiantato un cuore bruciato dal ghiaccio

Un sogno aggrappato a un filo di speranza, poi il silenzio più doloroso. È morto il piccolo Domenico, il bambino…

La strategia legale: il sequestro del cuore
Mentre il nosocomio si chiude in un silenzio tombale, la macchina della magistratura si è già messa in moto. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha chiarito i prossimi passi tecnici, che saranno decisivi per accertare eventuali responsabilità. «Come difesa abbiamo chiesto formalmente il sequestro del cuore», ha spiegato il legale. Non si tratta di una semplice autopsia, ma di un «accertamento tecnico irripetibile» che richiederà la nomina di un collegio peritale di altissimo profilo, composto da medici legali e specialisti cardiochirurghi. La Procura dovrà decidere nelle prossime ore se procedere autonomamente o se la palla passerà all’ufficio del GIP per un incidente probatorio. L’obiettivo è cristallizzare le prove sullo stato dell’organo al momento del trapianto e sulle procedure seguite dall’equipe medica.

Morte del piccolo Domenico, la madre rompe il silenzio: «Ora è il momento della giustizia»

Lo strazio di mamma Patrizia: «Sono rimasta con Domenico fino all’ultimo»

È un racconto che spezza il fiato quello di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico, morto poche ore fa all’Ospedale…

L’attesa per l’ultimo saluto
Il dolore dei familiari dovrà convivere con i tempi necessari della giustizia. La salma di Domenico è stata trasferita all’obitorio, dove resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria fino all’espletamento degli esami autoptici. Secondo quanto riferito dall’avvocato Petruzzi, i funerali non potranno svolgersi prima di giovedì o venerdì prossimo. Solo dopo che i periti avranno effettuato i prelievi e le analisi necessarie sul corpicino e sull’organo trapiantato, verrà concesso il nulla osta per la sepoltura. Saranno giorni di attesa estenuante per una famiglia che da due mesi non ha pace, sospesa tra le speranze di un trapianto salvavita e l’incubo di un errore che si è rivelato fatale.

 

Un’inchiesta per fare luce sul “cuore danneggiato”
Il fulcro dell’indagine resta quel cuore arrivato al Monaldi due mesi fa e risultato non idoneo dopo essere stato già suturato nel petto del bambino. Gli investigatori dovranno ricostruire l’intera catena del trapianto: dalla valutazione dell’idoneità dell’organo presso l’ospedale del donatore, ai test effettuati durante il trasporto, fino alle decisioni prese in sala operatoria a Napoli. La difesa punta a capire perché quel cuore, se danneggiato, sia stato comunque impiantato e se ci siano state falle nelle comunicazioni tra i diversi centri coinvolti nella rete nazionale trapianti.

 

La promessa di Domenico
L’addio al piccolo Domenico non sarà dunque solo un momento di commiato, ma l’inizio di un percorso di verità. La determinazione della famiglia Mercolino suggerisce che non ci saranno sconti per nessuno. Se da un lato il personale del Monaldi ha manifestato profondo sconvolgimento per l’esito della vicenda, dall’altro la giustizia dovrà stabilire se quel 500esimo trapianto della storia dell’ospedale sia stato vittima di una tragica fatalità o di una catena di negligenze che potevano essere evitate. Napoli resta in attesa di poter dare l’ultimo saluto al suo “piccolo guerriero”, ma la parola d’ordine, oggi, è una sola: verità.