Morte di Domenico. I medici: No all gogna. Per la formazione medica si spende solo il 25% dei fondi
TRAPIANTO AL MONALDI
21 Febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Morte di Domenico. I medici: No all gogna. Per la formazione medica si spende solo il 25% dei fondi

I medici invitano a non trasformare la cronaca in un processo sommario all'intero sistema
Marco Cirillo

Il cuore della crisi del Servizio Sanitario Nazionale, emerso con forza dopo la tragedia del piccolo Domenico, risiede in un dato economico e gestionale sconcertante denunciato dai sindacati: solo il 25% dei finanziamenti dedicati alla formazione viene effettivamente utilizzato.

 

Mentre il dibattito pubblico si infiamma tra richieste di giustizia e accuse di negligenza, la realtà dei fatti descrive un sistema che non riesce a spendere tre quarti delle risorse destinate all’aggiornamento e alla sicurezza.

 

Secondo Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed, questa lacuna è inaccettabile, poiché la formazione dovrebbe essere lo strumento principale per prevenire il rischio clinico e gli eventi avversi che troppo spesso portano a esiti drammatici.
​La sicurezza delle cure e la prevenzione del rischio
​Investire nella formazione non significa soltanto accumulare nozioni teoriche, ma preparare concretamente il personale sanitario a gestire le criticità quotidiane in corsia.

 

I fondi rimasti al palo dovrebbero servire a istruire i medici sulla prevenzione del rischio in ambiente ospedaliero — dalle cadute accidentali dei pazienti dalle barelle agli errori procedurali più complessi. La vicenda di Napoli, secondo i rappresentanti dei camici bianchi, deve trasformarsi in un monito: senza un utilizzo pieno e mirato delle risorse per la sicurezza, il rischio di errore umano rimarrà una variabile fuori controllo.

L’impatto del burnout e la carenza di organico
​Un altro pilastro del problema è la condizione di estremo stress in cui opera il personale. La strutturale carenza di medici nelle strutture pubbliche genera un fenomeno di burnout che compromette la lucidità professionale.

 

Come sottolineato dai sindacati, il sovraccarico di lavoro porta i medici a riflettere meno, a diventare più impulsivi e a sottovalutare segnali d’allarme che in condizioni normali sarebbero gestiti con maggiore prudenza. L’errore clinico, dunque, non nasce nel vuoto, ma è spesso il prodotto finale di un sistema che non protegge né chi cura né chi viene curato.​

 

Difesadel sistema trapianti e rifiuto della gogna

​Nonostante il dolore e la legittima richiesta di fare piena luce sulle responsabilità, i medici invitano a non trasformare la cronaca in un processo sommario all’intero sistema. Il rischio più immediato di una “comunicazione terroristica” è il crollo delle donazioni di organi: in alcuni comuni della Campania si registrano già i primi ritiri del consenso da parte dei cittdini.

 

La rete dei trapianti, che collega l’Italia da Bolzano a Napoli con procedure rigide e tracciabili, resta un’eccellenza che non deve essere demolita dal clamore mediatico. La magistratura dovrà accertare gli errori, ma la politica e l’opinione pubblica devono preservare la fiducia in un modello che salva migliaia di vite.

 

Trasparenza senza demonizzazione
​La volontà del settore medico non è quella di nascondere eventuali negligenze, ma di separare le responsabilità individuali dal valore universale del Servizio Sanitario Nazionale.

 

La sfida per il futuro immediato è duplice: da un lato assicurare ai genitori di Domenico la verità che meritano, dall’altro sbloccare quel 75% di fondi per la formazione rimasti inutilizzati, affinché la sicurezza non resti solo un proclama sulla carta, ma diventi una pratica quotidiana in ogni ospedale italiano.