In Campania la giornata di preghiera per i detenuti, il parroco del Sacro Cuore di Casandrino: “Guardare alla rinascita, oltre gli errori”
don Antonio Cimmino, parroco della Chiesa del Sacro Cuore di Casandrino
LA GIORNATA PER I DETENUTI
22 febbraio 2026
LA GIORNATA PER I DETENUTI

In Campania la giornata di preghiera per i detenuti, il parroco del Sacro Cuore di Casandrino: “Guardare alla rinascita, oltre gli errori”

Le parole di don Antonio Cimmino nella giornata di preghiera destinata agli istituti penitenziari della Campania
Andrea Ripa

Nella prima domenica di Quaresima, mentre la Chiesa invita i fedeli a entrare simbolicamente nel deserto insieme a Gesù, in Campania questa tappa del cammino verso la Pasqua si intreccia con la Giornata di preghiera destinata agli istituti penitenziari. Un appuntamento che assume un significato ancora più intenso per le comunità che vivono a stretto contatto con la realtà carceraria. Tra queste c’è quella del Chiesa del Sacro Cuore, guidata da don Antonio Cimmino, anche cappellano del carcere.

Durante l’omelia, il sacerdote ha offerto una riflessione profonda sul senso della Quaresima e sulla condizione dei detenuti, intrecciando il tema evangelico del deserto con il “deserto” esistenziale vissuto da chi si trova dietro le sbarre. «È un invito forte a non dimenticare chi vive il tempo della prova – ha sottolineato – chi attraversa un deserto fatto di solitudine, errori e rimpianti, ma anche di attese e desiderio di riscatto». La Quaresima, ha ricordato, è tempo di essenzialità, di preghiera, conversione e carità, ma soprattutto è tempo che annuncia che nessun deserto è definitivo e che nessuna persona è priva di dignità. Un passaggio particolarmente significativo riguarda la realtà concreta della parrocchia di Casandrino, dove alcuni detenuti – anche in regime di semilibertà – partecipano alla Messa e alla vita comunitaria. «La loro presenza non è un peso, ma una grazia», ha affermato don Cimmino.

«È il segno che il reinserimento è possibile e che la comunità cristiana può essere spazio di accoglienza e seconda possibilità». Parole che trasformano un principio astratto in esperienza vissuta. I detenuti, ha spiegato il parroco, non sono definiti dal loro passato, ma dal cammino che stanno compiendo. E l’intera comunità, accogliendoli, diventa parte attiva di quel percorso di rinascita. La loro fatica e il loro impegno diventano testimonianza concreta di speranza, segno che la conversione può cambiare realmente la vita. Nel giorno dedicato alla preghiera per gli istituti penitenziari, l’invito si estende a tutti: pregare per i detenuti, per gli operatori penitenziari e per le famiglie, spesso segnate anch’esse dal peso della detenzione. Ma anche interrogarsi sul senso della pena e sul valore rieducativo del carcere, affinché sia luogo di ricostruzione e non solo di punizione.

«Chiediamo al Signore di renderci comunità capace di guardare oltre l’errore, di costruire ponti e non muri», ha concluso il sacerdote. Perché ogni gesto di accoglienza, ha ricordato, è già annuncio di Pasqua, promessa concreta di vita nuova.