ESCLUSIVA M+ | Confessa il killer irriducibile della camorra di Castellammare: «Così ho ucciso Carmine Paolino»
CLAN D'ALESSANDRO
22 febbraio 2026
CLAN D'ALESSANDRO

ESCLUSIVA M+ | Confessa il killer irriducibile della camorra di Castellammare: «Così ho ucciso Carmine Paolino»

I giudici «graziano» Antonio Occidente e lo condannano a 28 anni: il sicario dei D’Alessandro: annullato l'ergastolo
Michele De Feo

«Confesso, sono stato io. Ho ammazzato Carmine Paolino nel 2005». Il killer irriducibile del clan D’Alessandro, Antonio Occidente, 51 anni, rompe il silenzio dopo due decenni su uno dei delitti chiave della faida che nei primi anni 2000 ha insanguinato le strade di Castellammare di Stabia.

 

Una guerra di camorra che vedeva contrapposti il clan di Scanzano e gli scissionisti guidati dai boss Michele Omobono e Massimo Scarpa. Occidente ha confessato venerdì mattina di fronte ai giudici della Corte d’Appello d’Assise del tribunale di Napoli prima della requisitoria della Procura Generale. Il collegio giudicante alla fine ha «graziato» il sicario «perfetto» della cosca di Scanzano. La sentenza, pronunciata nel pomeriggio, ha difatti annullato l’ergastolo incassato in primo grado dal killer e convertito la pena in 28 anni di reclusione.

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Una condanna per Occidente che si unisce a quelle incassate – sempre in secondo grado e a seguito di una confessione – per l’omicidio di Vincenzo De Maria, commesso nel giorno di San Catello nel 2005, a 20 anni di carcerre, e quella all’ergastolo (sentenza di primo grado) per il duplice omicidio, eseguito nel 2004 di Giuseppe Zincone e Massimo Del Gaudio (estraneo a dinamiche criminali). Delitti che si collocano sempre nell’ottica della faida tra gli scissionisti e il clan D’Alessandro.

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La via d’uscita del killer dal carcere

E proprio quest’ultimo procedimento potrebbe rappresentare per il killer una via d’uscita clamorosa dal carcere. Nei prossimi mesi inizierà il processo d’Appello e se anche in questo caso l’ergastolo venisse convertito in una condanna con una fine pena la difesa di Occidente, rappresentata dal penalista stabiese Antonio de Martino, potrebbe chiedere un’istanza per la continuazione delle condanne in un’unica pena di 30 anni complessivi.

 

Ma a questa circostanza va aggiunto un ulteriore particolare. Antonio Occidente è recluso in carcere ininterrottamente dal 2005 per reati relativi alla sua militanza tra le file del clan D’Alessandro. Avendo scontato già più di due decenni in carcere gliene rimarrebbero da passare «al fresco» appena altri nove. Insomma, calcolatrice alla mano, Antonio Occidente «rischia» di scontare per 4 omicidi appena 10 anni di galera.

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Il silenzio «d’oro» del killer

Nonostante le tre pesantissime sentenze incassate da Occidente, di cui una è un ergastolo ancora pendente, il sicario non ha mai dato cenno di voler iniziare a collaborare con la giustizia. Un vero e proprio atteggiamento da soldato «irriducibile». Condotta che, da quanto emerge anche dalle recenti inchieste, è stata «premiata» dal clan D’Alessandro. Il killer, da quanto annotato dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata nell’informativa Domino III, percepirebbe dalla cosca di Scanzano uno stipendio.

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Somma di denaro che costituirebbe, per la Dda, il prezzo del suo silenzio. Occidente potrebbe raccontare molto agli inquirenti se iniziasse a collaborare a partire proprio dalla rivelazione dell’identetità dei mandanti degli omicidi per cui è stato condannato. I quattro delitti sono tutti collocati nell’ambito della faida tra i D’Alessandro e gli Omobono Scarpa e rappresenterebbero la risposta sanguinaria dei boss di Scanzano agli omicidi eccellenti di Antonio Martone e Giuseppe Verdoliva, rispettivamente il fratello di Teresa Martone, vedova del padrino defunto Michele D’Alessandro, e il fedelissimo dei figli di don Michele (nonchè factotuma del padrino). De Maria, Zincone e Paolino, sono stati ammazzati per il loro passaggio tra le file degli Omobono Scarpa e il conseguente tradimento alla cosca di Scanzano.