Il grido di Patrizia Mercolino:  Mi hanno guardata negli occhi mentendo. Tradita dai medici
TRAPIANTO AL MONALDI
22 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Il grido di Patrizia Mercolino: Mi hanno guardata negli occhi mentendo. Tradita dai medici

L'atto di accusa della mamma di Domenico. Ora qualcuno deve raccontarmi tutta la verità
Andrea Ripa

La morte del piccolo Domenico, il bambino di soli due anni scomparso all’ospedale Monaldi di Napoli a seguito di un trapianto di cuore, ha squarciato il velo di silenzio che avvolgeva una delle vicende più drammatiche della sanità recente. Patrizia Mercolino, la madre del piccolo, non usa mezzi termini: parla di tradimento, di bugie e di una verità che deve ancora essere portata alla luce.

“Finché non saprò la verità non posso dire chi ha sbagliato”, dichiara con una fermezza intrisa di dolore, “ma qualcuno parlerà, deve parlare. Mio figlio se n’è andato per colpa di qualcuno, anzi più di uno. Di questo sono certa”.

Il grido di Patrizia Mercolino:  Mi hanno guardata negli occhi mentendo. Tradita dai medici

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​Il cuore del piccolo Domenico, che avrebbe dovuto rappresentare una nuova speranza, si è rivelato danneggiato, trasformando un intervento salvavita in un calvario durato due mesi. Patrizia punta il dito non solo contro l’errore tecnico, ma contro il muro di silenzio eretto da chi, in quei mesi, le stava accanto: persone a cui ha stretto la mano e che l’hanno guardata negli occhi pur conoscendo, secondo la sua versione, la tragica realtà dei fatti.

Il Calvario del 23 Dicembre
​La sequenza dei fatti ricostruita dalla madre è una cronaca di attese e speranze infrante. Tutto inizia la sera del 22 dicembre, quando da Napoli arriva la chiamata tanto attesa: è disponibile un cuore a Bolzano. La mattina successiva, alle 9:30, l’ultimo saluto prima dell’ingresso in sala operatoria. L’organo arriva alle 14:30, ma al termine dell’intervento, la notizia che gela il sangue: “Il cuore non batte”.

​”Domenico era un bambino pieno di vita”, ricorda la madre, sottolineando come, nonostante la patologia congenita, il piccolo conducesse una vita normale, correndo e giocando. La spiegazione fornita dai medici nell’immediato — una “complicazione” e la necessità di ricorrere all’Ecmo (l’ossigenazione extracorporea) — non convince più la famiglia, convinta che la gravità delle condizioni dell’organo fosse nota ai professionisti ben prima che la notizia trapelasse sugli organi di stampa.

Un Silenzio Dettato dalla Paura
​Il sospetto più atroce per la famiglia Mercolino è quello di un accordo tacito tra il personale per non ammettere l’errore nell’immediatezza. Alla domanda sul perché nessuno abbia parlato subito, la risposta di Patrizia è netta: “Perché hanno avuto paura. Tutti sapevano, ma nessuno ha parlato. Per questo adesso mi sento tradita e presa in giro”.

​La madre descrive un clima di false speranze, in cui ogni giorno le veniva detto che stavano facendo di tutto, mentre, a suo dire, la consapevolezza che l’organo fosse compromesso era già presente nei corridoi del reparto. “Mi guardavano negli occhi e mi dicevano bugie. Ogni giorno”, racconta con amarezza, ribadendo che il suo sentimento attuale, verso chi ritiene responsabile, è di profondo sdegno.

La Ricerca della Verità per il Futuro
​Nonostante il dolore, Patrizia Mercolino tiene a precisare di non avercela con l’intero ospedale Monaldi, che definisce comunque una grande struttura, e di non voler celebrare processi sommari prima del tempo. Nomi come quelli del professor Oppido o della dottoressa Farina vengono citati come figure di riferimento, ma la madre attende l’esito formale delle indagini per puntare il dito in modo definitivo.

​L’obiettivo della sua battaglia non è la vendetta, ma una forma di giustizia preventiva. “Voglio che chi ha sbagliato paghi, perché non deve succedere più a nessun altro bambino”, conclude. La speranza è che il sacrificio di Domenico possa servire a scardinare eventuali falle del sistema dei trapianti e della comunicazione medico-paziente, affinché la trasparenza diventi un obbligo morale oltre che professionale, specialmente quando in gioco c’è la vita dei più piccoli.