Manfredi blinda Napoli, esclude una sua candidatura e indica la rotta al centrosinistra: prima il programma, poi i nomi
VERSO LE POLITICHE
22 febbraio 2026
VERSO LE POLITICHE

Manfredi blinda Napoli, esclude una sua candidatura e indica la rotta al centrosinistra: prima il programma, poi i nomi

Il sindaco di Napoli, presidente dell'Anci, allontana la sua possibile partecipazione alle primarie. Elenca i temi che il centrosinistra deve affrontare
Raffaele Vitiello

Non è il tempo dei nomi, ma quello delle fondamenta. Gaetano Manfredi sceglie la platea della Conferenza nazionale degli eletti di Alleanza Verdi e Sinistra per tracciare il perimetro di quella che definisce una “alternativa credibile” al governo delle destre.

Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, figura sempre più centrale nello scacchiere del centrosinistra, spegne sul nascere le speculazioni su una sua possibile corsa alle primarie nazionali: «Non ci penso assolutamente», chiarisce con fermezza. Il suo obiettivo resta Palazzo San Giacomo, ma il suo sguardo politico abbraccia l’intero Paese, invocando una “politica di verità” che rimetta al centro i bisogni primari dei cittadini.

Il “No” alle primarie: priorità all’alleanza unica
​La questione della leadership, per Manfredi, è subordinata alla costruzione di un progetto solido. Alla domanda su una sua possibile candidatura per guidare il fronte progressista, il sindaco risponde blindando il suo ruolo attuale: «Faccio il sindaco di Napoli e mi auguro di continuare a farlo». Tuttavia, la sua rinuncia alla corsa personale non significa un disimpegno politico.

Manfredi si candida a essere il “pontiere” di una coalizione larga: «Darò il mio contributo affinché questa alleanza forte vada al governo. Serve un’alleanza unica, dopo penseremo ai candidati». Per il primo cittadino partenopeo, la divisione è il miglior alleato della destra: senza una proposta che generi speranza, il rischio è di alimentare un sentimento negativo che allontana gli elettori dalle urne.

L’emergenza salari e il fallimento del modello “low cost”
​Uno dei passaggi più duri dell’intervento di Manfredi riguarda lo stato del mercato del lavoro in Italia. Nelle vesti di presidente Anci, denuncia quella che definisce la “prima emergenza” nazionale: i salari bassi. «Oggi il problema è il salario povero», ha incalzato, criticando un modello economico che negli ultimi decenni ha puntato tutto sulla compressione del costo del lavoro a scapito dell’innovazione e dei diritti.

​Il risultato di questa strategia, secondo Manfredi, è un’emorragia di competenze: «I ragazzi del Sud vanno al Nord e quelli del Nord vanno all’estero. Tutti se ne vanno da qualche altra parte». La soluzione proposta non è solo economica, ma sociale: la coesione deve diventare il primo fattore di competitività. «Un mondo fatto di persone che lottano tra loro non ha possibilità di crescita», ha aggiunto, sottolineando il legame inscindibile tra sviluppo e giustizia sociale.

Il paradosso del 2026: «Rimpiangiamo Fanfani»
​Con un richiamo storico che suona come una provocazione politica, Manfredi ha evocato l’Italia della ricostruzione post-bellica. «Nel 2026 dobbiamo rimpiangere Fanfani», ha dichiarato, riferendosi ai grandi piani nazionali per la scuola, la casa e la salute che segnarono il dopoguerra.

Il sindaco accusa l’attuale governo e le politiche di austerity degli ultimi anni di aver “accanito” gli enti locali, riducendo drasticamente le risorse per i servizi universali.
​Il riferimento critico è al nuovo Patto di Stabilità, colpevole di limitare la spesa corrente: «Autobus, scuola, assistenza ai disabili e agli anziani: oggi non abbiamo le risorse per garantire questi servizi, che sono il fondamento della democrazia».

Per Manfredi, la politica deve abbandonare gli slogan e tornare ai fatti concreti per recuperare il rapporto con l’elettorato.

Sicurezza e diritti: «Un valore di sinistra»
​Infine, Manfredi ha affrontato un tema spesso considerato ostico per il campo progressista: la sicurezza. «È un grande valore di sinistra», ha rivendicato con forza, ribaltando la narrazione tradizionale. Secondo il sindaco, la mancanza di sicurezza colpisce in modo sproporzionato le fasce più deboli della popolazione: i poveri, le donne e gli anziani delle periferie, non certo chi vive nei quartieri agiati.

​Accanto alla sicurezza fisica, Manfredi ha posto l’emergenza climatica e quella educativa come pilastri della democrazia: «La democrazia si costruisce nelle scuole. Senza educazione avremo sempre più disagio giovanile, violenza e separazione nelle nostre comunità». Un richiamo alla responsabilità collettiva per ricucire un tessuto sociale che appare sempre più lacerato.