Carrello della spesa, l’inflazione non molla la presa: stangata da 222 euro a famiglia
Mentre l’inflazione generale sembra dare segnali di stabilizzazione assestandosi sull’1%, il cuore pulsante dell’economia domestica — il carrello della spesa — continua a scottare. I dati Istat diffusi oggi e analizzati da Assoutenti dipingono un quadro di persistente sofferenza per i bilanci delle famiglie italiane: a gennaio 2026, i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono cresciuti del 2,4% su base annua. Una cifra che, a prima vista, potrebbe apparire contenuta, ma che nasconde rincari a doppia cifra su beni di prima necessità e che si traduce in un esborso aggiuntivo di 222 euro annui per un nucleo familiare con due figli.
Le proteine diventano un lusso: il caso di uova e carne
A guidare la classifica dei rincari nel primo mese dell’anno sono i prodotti proteici, fondamentali per la dieta mediterranea. Le uova segnano un balzo dell’8,8%, un aumento che riflette probabilmente le tensioni mai sopite lungo la filiera avicola e l’incremento dei costi di produzione. Non va meglio nel reparto macelleria: la carne registra un aumento medio del 6,7%, ma è la carne bovina a preoccupare maggiormente con punte dell’8,8%.
Anche il settore lattiero-caseario non è immune dalla fiammata dei prezzi, con i formaggi che segnano un +4,5%. Questi incrementi costanti stanno generando un effetto di sostituzione forzata: i consumatori abbandonano i tagli pregiati o i prodotti di marca per rifugiarsi nel private label o nei discount, riducendo drasticamente le quantità acquistate per far quadrare i conti a fine mese.
Ortofrutta e piaceri quotidiani: i rincari del “comfort food”
La tensione sui prezzi si sposta prepotentemente anche nel reparto ortofrutta, dove la variabilità stagionale e i cambiamenti climatici continuano a dettare legge sui listini. Se i limoni rincarano del 7,6% e i peperoni del 6,6%, sono i prodotti considerati minori a segnare i record più amari: i cetrioli volano al +12,5% e i piselli al +9,9%.
Ma è sul fronte delle materie prime internazionali che Assoutenti lancia l’allarme più forte. Il cacao vive quella che viene definita una “crescita astronomica” del +20,5%, un picco che trascina inevitabilmente con sé tutto il comparto dei dolci e del cioccolato (+8,5%). Anche il rito del mattino diventa più amaro: il caffè segna un pesante +15,9%, complici i problemi logistici e i raccolti scarsi nei paesi produttori che continuano a influenzare il mercato globale.
Un cambio di abitudini forzato
Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, sottolinea come questo trend non sembri invertire la rotta, consolidando un’erosione del potere d’acquisto iniziata nel biennio precedente. “Le famiglie sono costrette a modificare profondamente le proprie abitudini di spesa”, spiega Melluso, richiamando i dati Istat sul commercio al dettaglio che mostrano una flessione dei volumi venduti a fronte di un aumento della spesa monetaria. In altre parole: gli italiani pagano di più per avere meno prodotti nella busta della spesa.
L’allarme dei consumatori punta il dito contro una forbice che si allarga: mentre l’inflazione media rallenta, i beni che non possono essere tagliati — il cibo e le bevande — continuano a viaggiare a una velocità doppia. Una dinamica che rischia di impoverire ulteriormente le fasce più fragili della popolazione, rendendo la spesa quotidiana una sfida sempre più complessa.

