I legali di Patrizia: «Domenico non era moribondo, quel trapianto si poteva rinviare»
L’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico, il bambino di appena due anni spirato sabato mattina all’ospedale Monaldi di Napoli,…
Si è aperta con un minuto di silenzio la seduta del Consiglio Metropolitano di Napoli, riunito nell’aula di Santa Maria la Nova. Un silenzio carico di commozione, ma anche di responsabilità, dedicato al piccolo Domenico, il bambino scomparso sabato scorso a causa di complicazioni seguite a un delicato trapianto di cuore. A chiedere all’Aula di fermarsi è stato il Vicesindaco Giuseppe Cirillo, che ha presieduto la seduta. Le sue parole hanno rotto l’emozione composta dei presenti: «La perdita del piccolo Domenico lascia un vuoto incolmabile e un senso di profonda ingiustizia. In questo momento di dolore, a nome mio e dell’intero Consiglio Metropolitano, desidero stringermi in un abbraccio fortissimo alla sua famiglia e all’intera comunità metropolitana».
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Non un gesto formale, ma un segnale forte. Perché la storia di Domenico aveva attraversato le case e i cuori di tanti. Il piccolo era stato sottoposto a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, presidio di eccellenza nel campo della cardiochirurgia e dei trapianti, dove aveva affrontato con coraggio un intervento complesso, ultima speranza dopo una lunga battaglia clinica. Per giorni la città aveva trattenuto il fiato, aggrappandosi alla speranza che quel nuovo cuore potesse restituirgli un futuro. Poi le complicazioni improvvise, il peggioramento, la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire.
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«Non ci sono parole capaci di lenire una sofferenza così grande – ha aggiunto Cirillo – ma vogliamo che i suoi genitori sentano la vicinanza, la solidarietà e l’affetto sincero di tutta l’istituzione e della nostra comunità. Non è retorica, ma il cuoricino del piccolo Domenico continuerà a battere in ognuno di noi». Parole che vanno oltre la circostanza istituzionale. Perché la vicenda di Domenico richiama l’attenzione su temi delicati e profondi: la fragilità della vita, il valore della donazione degli organi, l’impegno della sanità pubblica, il peso silenzioso che le famiglie portano quando si trovano ad affrontare percorsi clinici tanto complessi. Nel silenzio dell’aula, oggi, non c’era solo il dolore per un bambino che non ce l’ha fatta.
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C’era anche la consapevolezza che la sua breve esistenza ha lasciato un segno. Un segno che interpella la coscienza collettiva e ricorda che dietro ogni notizia c’è una storia, una famiglia, un amore immenso. E quel minuto di silenzio, più che una pausa, è stato un impegno: a non dimenticare.