Pagani, Angri e Cava: il centrodestra trova l’intesa sui primi candidati sindaco
L’appuntamento elettorale della prossima primavera rappresenta un test cruciale per gli equilibri politici della Campania e, in particolare, per la provincia di Salerno, storicamente considerata una roccaforte del centrosinistra. Tuttavia, il centrodestra sembra intenzionato a cambiare narrazione: nelle ultime ore, i vertici provinciali di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Udc hanno siglato una prima, significativa intesa unitaria. L’obiettivo dichiarato è presentarsi ai gazebo con un fronte compatto, evitando le frammentazioni che in passato hanno favorito gli avversari nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.
La geografia degli accordi: tra civismo e spartizione partitica
Il tavolo provinciale, riunitosi nella sede salernitana di Fratelli d’Italia, ha prodotto fumate bianche in diversi centri nevralgici. Il dato politico più rilevante riguarda Cava de’ Tirreni, la “piccola Svizzera”, dove la coalizione ha deciso di non issare una bandiera di partito, convergendo invece su un profilo civico: quello di Raffaele Giordano. Una scelta strategica volta a intercettare il voto moderato e trasversale, superando gli steccati ideologici in una città che richiede una gestione amministrativa pragmatica.
Diversa la logica applicata agli altri centri dell’Agro Nocerino-Sarnese e della Piana del Sele. Ad Angri il pallino passa nelle mani di Forza Italia, che avrà il compito di indicare il nome della coalizione, confermando il ruolo centrale degli azzurri nell’area nord della provincia. A Pagani: la leadership dell’indicazione spetta a Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che, forte dei consensi nazionali, punta a consolidare la sua egemonia territoriale. A Campagna la partita resta aperta ma con una guida chiara. Alla Lega è stato affidato un mandato esplorativo. Il partito di Salvini, risultato primo della coalizione alle ultime regionali in questo specifico comune, dovrà fare sintesi tra le varie anime locali per presentare una proposta unitaria.
Il nodo Salerno capoluogo e le strategie regionali
Se la provincia sembra aver trovato un suo ordine, l’attenzione resta massima su Salerno città. Per il capoluogo, la scelta del candidato sindaco è ancora oggetto di riflessione tra il tavolo provinciale e quello regionale. La posta in gioco è altissima: sfidare l’eredità politica del “sistema Salerno” richiede un profilo di altissimo spessore, capace di unire l’anima identitaria del centrodestra con quella del rinnovamento cittadino.
Il senatore Antonio Iannone, commissario regionale di FdI, ha rassicurato sulla tenuta dell’alleanza, smentendo le voci di attriti interni: “Non stiamo litigando, esiste un’intesa di massima sul percorso”. Parole che riecheggiano quelle della deputata Imma Vietri e del consigliere regionale Roberto Celano, i quali sottolineano come l’unità non sia solo una necessità elettorale, ma un “senso di responsabilità” verso i cittadini che chiedono un’alternativa di buongoverno.
Una coalizione a trazione provinciale
La riunione ha visto la partecipazione dei massimi esponenti territoriali: Bruno D’Elia (Noi Moderati), Roberto Lambiase (Udc), e per la Lega il dirigente nazionale Aurelio Tommasetti insieme a Dante Santoro. La presenza di figure con radicamento istituzionale regionale e nazionale dimostra quanto la sfida salernitana sia considerata prioritaria dai vertici romani.
La strategia sembra chiara: blindare i comuni maggiori con accordi blindati prima di scendere nei dettagli delle liste civiche d’appoggio. Il centrodestra salernitano si prepara così a una campagna elettorale d’attacco, puntando sulla coerenza dei programmi e sulla forza di una coalizione che, almeno sulla carta, appare oggi più solida che mai.

