Scontro sui tempi del trapianto. La famiglia: «Cuore tolto in anticipo». Il Monaldi: «Cartella completa»
TRAPIANTO AL MONALDI
23 febbraio 2026
TRAPIANTO AL MONALDI

Scontro sui tempi del trapianto. La famiglia: «Cuore tolto in anticipo». Il Monaldi: «Cartella completa»

L'avvocato della famiglia analizza i tracciati clinici e denuncia un buco di dodici minuti tra il distacco del vecchio organo e l'arrivo del nuovo. L'Azienda ospedaliera replica con fermezza sulla completezza dei documenti
Andrea Ripa

Si infiamma il confronto tecnico e legale sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi in seguito a un trapianto di cuore che si è rivelato danneggiato. Al centro della disputa odierna non c’è solo la qualità dell’organo ricevuto, ma una precisa discrepanza temporale che, secondo la difesa della famiglia, avrebbe reso la tragedia inevitabile. L’avvocato Francesco Petruzzi, dopo aver esaminato i tracciati della circolazione extracorporea, ha sollevato un dubbio pesantissimo sulla gestione chirurgica dell’intervento avvenuto lo scorso 23 dicembre.

 

Dall’analisi del diario di perfusione emerge che il cosiddetto punto di non ritorno, ovvero il momento del clampaggio aortico in cui il cuore del paziente viene scollegato dall’organismo, è stato registrato alle ore 14.18. Tuttavia, incrociando i dati con diverse testimonianze, tra cui quella della madre Patrizia Mercolino, risulterebbe che il nuovo cuore sia giunto in struttura soltanto alle 14.30. Quei dodici minuti di scarto rappresentano per il legale il fulcro dell’accusa: Domenico sarebbe stato privato del proprio organo con eccessivo anticipo, rendendo a quel punto obbligatorio l’impianto del nuovo cuore nonostante le sue condizioni critiche, poiché non vi era più alcuna possibilità di tornare indietro.

 

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha reagito prontamente alle ombre gettate sulla gestione della documentazione, smentendo con fermezza l’ipotesi che la cartella clinica fosse incompleta. Attraverso una nota ufficiale, la direzione sanitaria ha precisato che il diario di perfusione è sempre stato un allegato integrante della cartella, già acquisito dall’autorità giudiziaria il 20 gennaio e consegnato regolarmente alla famiglia il 19 febbraio. La stessa azienda ha sottolineato come i Carabinieri del NAS, in un ulteriore accertamento effettuato proprio nella giornata di oggi, abbiano dato atto della presenza del tracciato all’interno della documentazione già in possesso delle parti.

 

Nonostante il chiarimento burocratico sulla presenza dei fogli, la battaglia legale si sposta ora sul contenuto di quegli orari. Se venisse confermato che l’equipe medica ha proceduto a isolare il vecchio cuore prima ancora di aver visionato e valutato l’integrità del nuovo organo in arrivo, la posizione dei sanitari coinvolti potrebbe aggravarsi sensibilmente. La tesi della famiglia è che quella fretta operativa abbia annullato ogni margine di manovra e ogni scelta prudenziale, condannando il piccolo Domenico a ricevere un organo che non poteva sostenerlo. Mentre la verità clinica resta affidata alle perizie, il dolore dei genitori si mescola a una battaglia tecnica che cerca di fare luce su ogni singolo istante di quel tragico pomeriggio di dicembre.