Sorrento campione. «Benedetta» Primavera
Ha già vinto la regular season, ma non vuole sentir parlare di traguardi raggiunti. Luigi Cappiello, tecnico della Primavera del Sorrento tiene lo sguardo fisso sulle prossime sfide e su un percorso che definisce prima umano e poi sportivo. Una stagione costruita tra sacrifici logistici, crescita collettiva e una identità chiara: formare uomini prima ancora che calciatori. Ora restano le prossime sfide, da giocare con la stessa intensità dimostrata fin qui. Il Sorrento Primavera, infatti, ha vinto la regular season con 6 giornate di anticipo. Nonostante il risultato conseguito, il tecnico Cappiello sottolinea che il lavoro affonda le radici molto più lontano.
Mister, si aspettava una stagione di questo livello? «In primis ci tengo a dire che è stata una stagione che non mi aspettavo andasse così bene. La squadra era stata strutturata per ambire a un traguardo importante, magari per stare tra le prime, ma chiudere così non era per niente scontato. Le partite vanno comunque pur sempre giocate, tutte, fino all’ultimo minuto. Per me è stato anche come chiudere un ciclo di giovanili: con alcuni ragazzi ho iniziato in Under 16, queste sono emozioni forti. Un percorso che porterò dentro di me per sempre».
Quanto hanno inciso le difficoltà organizzative? «Tanto. Abbiamo iniziato su un campo, l’Immobile Academy, poi Terzigno e infine Angri. Non è stato semplice cambiare riferimenti territoriali. Molti ragazzi vengono da tutta la provincia, hanno fatto sacrifici enormi tra scuola, allenamenti e altri impegni. Questo risultato ripaga loro, lo staff e la società. Ma non è finita: dobbiamo restare imbattuti fino alla fine».
C’è stato un momento in cui ha capito che il gruppo poteva fare qualcosa di speciale? «Dal ritiro avevo percepito sensazioni molto positive. Poi c’è stata una fase in cui abbiamo sofferto e abbiamo tirato fuori qualcosa di incredibile. In alcune partite siamo andati sotto ma abbiamo recuperato con grande tenacia. In quei momenti capisci che la squadra è pronta per il salto. La forza è stata del gruppo: niente invidie, niente malumori. Tutti hanno dato il proprio contributo».
Miglior attacco e miglior difesa: cosa la rende più orgoglioso? «Sono contento di tutto, ma forse un po’ di più dell’attacco. Significa che giochiamo, che abbiamo il pallone, che proviamo a creare e a far divertire anche chi ci segue. Però non dimentico l’equilibrio. Siamo formatori e allenatori: l’identità deve essere completa. Contento dell’attacco ma, ripeto, l’equilibrio è importante».
Lei insiste molto sul concetto di formazione. Può spiegarcelo nel dettaglio? «Sì, perché io non mi reputo solo un allenatore ma un formatore. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili e credo che il nostro compito sia costruire prima uomini e poi calciatori. La formazione entra nella vita quotidiana, nel modo di comportarsi, nel rispetto delle regole. Troppo spesso nei settori giovanili si punta solo a vincere. Qui a Sorrento il percorso è diverso e qualche soddisfazione arriva. Qui si lavora molto bene sui più giovani e tanti arrivano in prima squadra». Quanto è importante il collegamento con la prima squadra? «Fondamentale. Penso a Mattia Esposito, che ho allenato in Under 16 e 17, o a Bernabeo che è salito tra i grandi in questa stagione. Quando uno di loro trova spazio, il gruppo esulta. Questo significa che non c’è gelosia ma stimolo. È un ambiente molto sano».
Gestire una squadra che vince è complicato? «Molto. Lo dico davvero. Quando sei in una situazione favorevole non è semplice tenere alta la motivazione durante la settimana e nel quotidiano. Devi lavorare più sull’aspetto mentale che su quello tecnico. Per me è stata una crescita professionale importante. Anche grazie al direttore Cacace, con cui mi confronto sempre in modo diretto. A volte ci diciamo le cose in faccia, ma è così che si cresce. Lui mi ha spronato molto».
Il campionato Primavera è un equilibrio delicato? «È un ponte con la prima squadra che può crollare se non hai una società forte alle spalle. Devi fare risultati ma anche formare ragazzi che magari nel frattempo salgono in prima squadra. Ti ritrovi con un gruppo ridotto e devi riorganizzarti. Noi abbiamo uno staff coordinato e una società che non ci ha mai fatto mancare nulla: materiale, trasferte, sostegno».
Presto arriveranno le finali: quali sono le insidie? «La doppia sfida è un punto interrogativo. Aver vinto virtualmente la regular season in anticipo può portarti a rilassarti. Come staff stiamo lavorando per mantenere alta l’attenzione. Ci sarà anche un periodo di attesa prima dei playoff e non sarà semplice gestirlo. Se sbagli due partite butti via il lavoro di un anno».
Cosa la rende più orgoglioso di questo gruppo? «La coesione. Anche chi ha avuto meno spazio ha dato il suo contributo. La leadership è sana. Crisci, il capitano, è un ragazzo che è partito dalla scuola calcio e sta chiudendo un cerchio. È motivo di orgoglio per tutti. Noi li abbiamo solo indirizzati».
C’è qualcuno che sente di ringraziare particolarmente? «La società, che è sempre stata al nostro fianco. Il direttore Cacace per la fiducia. Raffaele, il magazziniere, il nostro uomo in più. Dietro questa vittoria c’è un lavoro organizzativo enorme. In prima pagina spesso finiamo noi, ma il merito è condiviso. Poi ringrazio anche i ragazzi e lo staff. Tutte persone pronte e disponibili. I giovani hanno dimostrato una grande maturità».
E fuori dal campo? «Ringrazio la mia famiglia, mia moglie Alessia, che mi sostiene sempre. E i tifosi del Sorrento. Sperando di tornare presto al Campo Italia. Un desiderio di tutti noi tifosi rossoneri». La regular season rappresenta una tappa, non il traguardo. La Primavera del Sorrento ha dimostrato maturità, talento e spirito di sacrificio. Ora viene la parte più delicata, quella in cui l’adrenalina delle finali incontra il peso di un’intera stagione. Cappiello lo sa bene: per vincere ancora servirà la stessa fame che ha accompagnato il gruppo fin dal primo giorno di ritiro.

